Additivi.. dobbiamo preoccuparci?

Additivi.. dobbiamo preoccuparci?

Tutti hanno sentito almeno una volta parlare di additivi.

Anzi, se ne sente parlare praticamente ogni giorno e mai in termini positivi. Basta soltanto pronunciare questa parola che nascono dibattiti molto accesi: ma come possono otto semplici lettere scatenare ire e preoccupazioni di esperti e consumatori? Forse la risposta sta nel fatto che non si conosce tutta la verità su questi famigerati additivi.

Anzitutto, va detto che è opinione comune, associare gli additivi alla moderna produzione di alimenti, mentre la produzione antica e tradizionale viene completamente esclusa dalla presenza di queste sostanze. Eppure non è proprio così. L’uso di questi per la conservazione alimentare risale a molti secoli addietro. Basti pensare al sale o ai nitrati o all’aceto per conservare carne o verdure; il bicarbonato di sodio per far lievitare gli impasti, agli addensanti e ai coloranti di origine naturale; aromi e spezie per insaporire. La conservazione degli alimenti, nelle epoche in cui i frigoriferi non erano stati ancora inventati o non si erano diffusi come adesso, era fondamentale ed ognuno si ingegnava come poteva aiutandosi anche con queste sostanze che con il tempo sono state definite additivi.

 

Ma, nella pratica, cosa si intende per additivo?

 additivi pomodori

 

Si definisce additivo una “qualsiasi sostanza normalmente non consumata come alimento in quanto tale e non utilizzata come ingrediente tipico degli alimenti, indipendentemente dal fatto di avere un valore nutritivo, che aggiunta intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico nelle fasi di produzione, trasformazione, preparazione, trattamento, imballaggio, trasporto o immagazzinamento degli alimenti, si possa ragionevolmente presumere che diventi, essa stessa o i suoi derivati, un componente di tali alimenti, direttamente o indirettamente” (Direttiva del Consiglio 89/107/CEE).

In termini più semplici è una sostanza che normalmente non si utilizza nelle ricette ma che viene aggiunta agli alimenti per svolgere una precisa funzione. Mentre prepariamo un piatto particolare non troveremo mai scritto tra gli ingredienti “aggiungere 50ml di protossido di azoto” oppure “10g di idrossimetilcellulosa“, ma potremmo trovare “aggiungere 20g di gelatina alimentare“, ad esempio mentre prepariamo una panna cotta. La gelatina alimentare non viene usata per le sue proprietà nutritive o perchè da un gusto particolare alla preparazione, ma soltanto per svolgere un preciso compito: addensare la panna per renderla gelatinosa e ottenere la panna cotta.

Oggi vige lobbligo di dichiarare in etichetta la presenza di additivi all’interno delle preparazioni. Per farlo si usa un sistema di codifica che prevede l’utilizzo della lettera E seguita da un numero che identifica, appunto, ogni singolo additivo. La lista di codici E è lunga ed è stata suddivisa in base alla funzione svolta dagli additivi che sono presenti. Ad esempio, dal numero E100 al numero E199 sono identificati i coloranti, dal E200 al E299 i conservanti , e così via. Il sistema è molto utile per identificare in maniera univoca una stessa sostanza anche in paesi diversi. Per ottenere il numero E ed essere inserito nella lista degli additivi ammessi, una sostanza deve essere sottoposta ad una valutazione del SCF (Comitato Scientifico dell’Alimentazione Umana). Se la sostanza viene ritenuta innocua se ne permette l’utilizzo, con o senza specifici limiti.

La controversia sugli additivi nasce dal fatto che, nel tempo, sono state pubblicate moltissime ricerche scientifiche che hanno dimostrato la comparsa di effetti indesiderati nell’utilizzo in dosi massicce e continuative di alcune sostanze normalmente usate come additivi alimentari. È il caso nei nitriti, dell’anidride solforosa e dei solfiti, dei coloranti accusati di causare iperattività nei bambini, dell’aspartame.

 

codici E additiviPer la lista completa dei codici E, visita Eufic (qui)

 

La lista dei codici E è costantemente aggiornata sulla base delle nuove ricerche scientifiche, così i consumatori possono essere sicuri di quello che mangiano. Abbastanza sicuri. Si perché anche se molti di essi sono sostanze che normalmente si trovano in natura (acido citrico, clorofille, pectina, cremortartaro; ecc…) sono usate in dosi a cui potremmo non essere abituati e in alimenti in cui normalmente non dovrebbero esserci. Inoltre la ricerca scientifica affina sempre nuove tecniche che diventano più precise ed efficaci a metter in luce effetti fin ora ancora rimasti nascosti. Ecco perché si consiglia sempre di ridurre al minimo il consumo di alimenti ricchi di additivi.

Oggi siamo in grado di conservare gli alimenti nel migliore dei modi anche a livello domestico, e allora perché usare ancora gli additivi? Beh per il semplice fatto che la produzione alimentare deve soddisfare le esigenze dell’intera popolazione mondiale, in gran parte stivata nelle mega-metropoli, e ha bisogno di un aiuto per fronteggiare all’enorme richiesta quotidiana di cibo. Forse una soluzione potrebbe essere iniziare a sprecare meno il cibo che portiamo in tavola, controllare bene le date di scadenza degli alimenti che compriamo: così ridurremmo la richiesta di cibo e, di conseguenza, si avrebbe una minore necessità di utilizzare queste sostanze.

 

Fonti: eufic

Photo Credits: Immagine in evidenza – Realtà o Fantasia? ; WakeUpNews ; Diritti Alimentazione

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Enza Gargiulo

Enza Gargiulo

Sono Maria Vincenza, per gli amici Enza, laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari. Allergica a tutto (o quasi) quello che madre natura ha creato, amo molto stare in cucina e provare e riprovare tutte le ricette che mi vengono in mente. Inguaribile ottimista, cerco di prendere sempre il buono da ogni situazione e di restare allegra il più possibile nel corso delle giornate. E se la sera mi sento stanca, una buona compagnia e un bel bicchiere di vino mi rimettono in forze e sono sempre pronta a far festa!