Allattamento al seno: tra mito e realtà

Allattamento al seno: tra mito e realtà

Sin dalle origini del genere umano, l’allattamento al seno è uno dei gesti fondamentali per garantire la sopravvivenza della specie. Ogni cucciolo che viene al mondo possiede l’istinto innato della suzione e, subito dopo il primo vagito, va alla ricerca del seno della madre, che gli fornirà la più speciale e personalissima fonte di nutrimento: il latte materno.

L’allattamento al seno dovrebbe essere, dunque, il gesto più semplice e naturale che esista; purtroppo non sempre è così e, molto spesso, la disinformazione ne pregiudica il successo. Per questo motivo, è fondamentale che le donne in attesa del primo figlio vengano informate su tutti gli aspetti che riguardano l’allattamento al seno e, in particolare, su quali sono le regole di comportamento da seguire affinchè esso possa procedere senza alcuna difficoltà.

 

I vantaggi dell’allattamento al seno

 

Il latte materno è un alimento “specie-specifico”, perché è biologicamente adatto per l’essere umano. I vantaggi che l’allattamento al seno offre sono molteplici, perciò esso dovrebbe essere condotto in forma esclusiva per almeno 6 mesi e portato avanti fino a quando la madre e il piccolo lo desiderano.

 

Mamma che nutre il proprio bambinoIl latte materno è l’unico alimento perfetto per soddisfare tutte le esigenze nutrizionali e di crescita del bambino, fino ai 6 mesi di vita

 

Oltre a soddisfare pienamente i bisogni nutritivi del bambino, il latte materno offre una protezione efficace contro diversi tipi di patologie, come malattie gastrointestinali e infezioni che interessano le alte e basse vie respiratorie, l’orecchio e il tratto urinario. Anche la modalità con cui il piccolo succhia al seno, diversa e più fisiologica, limita l’eventuale passaggio di latte dalla faringe all’orecchio, fenomeno che spesso è alla base dell’otite.

Un dato molto interessante riguarda il ruolo dell’allattamento al seno nella prevenzione a lungo termine delle malattie croniche. Secondo diversi studi, i bambini allattati al seno presenterebbero un rischio ridotto di essere obesi in età infantile e, di conseguenza, anche in età adulta. Inoltre, l’allattamento al seno condotto in maniera esclusiva per i primi 6 mesi di vita offrirebbe una protezione contro le malattie cardiache, il diabete, l’ipertensione e addirittura contro la leucemia, le malattie infiammatorie croniche intestinali (come la malattia di Crohn e la colite ulcerosa) e la celiachia.

Da sottolineare che l’allattamento al seno comporta dei vantaggi non solo per la salute del bambino, ma anche per quella della stessa madre. Le donne che allattano al seno presentano un rischio minore di sviluppare alcune patologie, come il cancro al seno o alle ovaie e la depressione post-partum; inoltre, per le mamme più attente alla linea, allattare al seno favorisce un ritorno più rapido al peso che avevano prima della gravidanza.

 

Quali sono le regole da seguire affinché l’allattamento proceda tutto con successo?

 

Il latte materno è un sistema biologico perfetto, che la natura ha programmato per adattarsi a tutte le condizioni che il neonato si trova ad affrontare. È per questo motivo che la composizione del latte materno non è sempre la stessa, ma tende a modificarsi nel tempo e in base alla necessità. Ricerche condotte sul latte di donne che hanno partorito prematuramente evidenziano che esso ha una composizione diversa da quella del latte di chi ha partorito a termine.

Nelle primissime ore dopo il parto, la mammella produce il colostro, un liquido denso e giallognolo, molto ricco di sali minerali e di anticorpi. Questa fase è fondamentale affinché l’allattamento abbia successo. Il neonato deve essere attaccato al seno il prima possibile (generalmente entro le prime 6-12 ore di vita) ed allattato ogni volta che vuole, anche dieci volte al giorno se necessario.

Molte madri si sentono scoraggiate subito dopo il parto, perché vedono che il loro piccolo piange disperato e sembra non saziarsi mai. È tutto normale, perché la produzione di latte non si è ancora regolarizzata e il colostro viene prodotto in piccole quantità. La sola cosa da fare è attaccare il bambino al seno. Laddove possibile, sarebbe importante che la neo-mamma lasciasse ad altre persone l’impegno delle faccende domestiche, per occuparsi solo ed esclusivamente del suo bambino, approfittando dei momenti in cui il piccolo dorme per rilassarsi. Fortunatamente si tratta di una fase molto breve perché, con il passare dei giorni, il bimbo impara a nutrirsi efficacemente e a richiedere una pausa di circa due ore e mezza-tre ore dall’ultima poppata.

Verso il terzo-quarto giorno, si ha il passaggio al latte di transizione, più ricco di grassi e zuccheri, necessari per lo sviluppo del cervello. Dopo dieci giorni, infine, il seno materno inizia a produrre il latte maturo, di colore azzurrognolo e dal sapore dolce.

 

Neonato che piangeNei primi giorni di vita, se il bambino piange disperato è normale in quanto la produzione di latte non si è ancora regolarizzata

 

La composizione del latte si modifica anche nel corso della giornata e durante la poppata stessa. All’inizio della poppata, esso è ricco di zuccheri e acqua, che soddisfano la sete del bambino e, solo dopo, si arricchisce di proteine e grassi, che servono a sostenere la sua crescita e a saziarlo fino alla prossima poppata.

 

La dieta da seguire durante l’allattamento

 

Uno dei principali dubbi che assale le madri che allattano al seno riguarda la dieta da seguire. In passato, si credeva che determinati alimenti, come le verdure dal colore verde scuro e i legumi, andassero sistematicamente eliminati dalla dieta, perché potevano creare problemi alla salute del bambino.

Attualmente si è compreso che, in linea generale, una donna che allatta al seno può mangiare di tutto, a meno che non si renda conto che un determinato alimento vada a creare dei problemi al suo bambino. Ad esempio, alcuni cibi dal sapore forte, acido o amaro, come la cipolla, l’aglio, la verza, i broccoli, il cavolo, i peperoni, il limone ed il cacao possono modificare il sapore del latte e renderlo poco gradito al neonato. Tuttavia, tale inconveniente non si presenta quando questi alimenti hanno già fatto parte della dieta della madre durante la gravidanza. È come se il feto si sedesse a tavola con la sua mamma; infatti, attraverso il liquido amniotico, ha la possibilità di “assaporare” tutto ciò che lei mangia.

Dunque, seguire durante la gravidanza e l’allattamento una dieta che comprenda questi cibi dal sapore ritenuto sgradevole, favorisce lo sviluppo, nel feto prima e nel neonato poi, della cosiddetta “memoria alimentare” ovvero, al momento dello svezzamento, il piccolo si troverà di fronte a dei sapori già conosciuti e li accetterà con più facilità.

Una convinzione errata riguarda il fatto che le coliche addominali che colpiscono i neonati nei primi mesi di vita siano necessariamente legate all’alimentazione della madre. Questo può essere vero soltanto nei casi in cui il neonato risulti allergico a determinati alimenti o intollerante alle proteine del latte vaccino; nella maggior parte dei casi, invece, le coliche gassose sono dovute ad una flora intestinale non ancora matura oppure alla deglutizione di una quantità eccessiva di aria durante la poppata.

I divieti per una mamma che allatta, dunque, sono davvero molto pochi. L’unica sostanza da evitare totalmente è l’alcool, compresi i dolci che lo contengono; da consumare con molta attenzione il caffè e gli alimenti che possono causare reazioni allergiche o di intolleranza, come fragole, uva, pesche, uova, frutta secca, crostacei e molluschi, latte e latticini.

In definitiva, il segreto per comprendere se un alimento può essere davvero responsabile dei disturbi del bambino, è necessario escluderlo dalla dieta e reintrodurlo solo successivamente, per osservare una eventuale regressione dei sintomi.

 

Photo Credits: Vanityfair , Bimbisaniebelli , Universomamma

Share on Facebook8Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Share on Tumblr0Email this to someone

Commenti

commenti

Maria Casaburi

Maria Casaburi

Sono una biologa nutrizionista, laureata in Scienze della Nutrizione Umana presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli. La mia passione per l’alimentazione è nata pochi mesi dopo aver conosciuto il mio compagno, che lavora come chef. È stato lui a trasmettermi l’amore per il buon cibo e per la buona cucina. Da allora, appena ho tempo, non perdo l’occasione per sperimentare ricette gustose, ma allo stesso tempo sane. Credo molto nell'importanza della prevenzione, in particolare in età infantile e, negli ultimi anni, sono diventata una grande sostenitrice del biologico, sia per quanto riguarda gli alimenti che i cosmetici, perciò sono sempre alla ricerca di negozi che vendano prodotti biologici ad un prezzo accessibile!