Caffeina e Teina, che differenza c’è?

Caffeina e Teina, che differenza c’è?

Caffè e vantano un grande numero di cultori nel mondo: mentre gli italiani sono irriducibili estimatori dell’espresso, la tazza pomeridiana di tè non può mancare nelle case inglesi. Entrambe sono bevande capaci di esercitare una funzione stimolante sul sistema nervoso, più o meno evidente: infatti, tutte e due le infusioni sono caratterizzate dalla presenza di una xantina che determina specifici effetti sul nostro organismo, riducendo ad esempio la sonnolenza e migliorando le facoltà di concentrazione.

Sebbene caffeina e teina siano erroneamente considerate sostanze distinte, equivoco in parte derivante dall’attribuzione di nomi propri differenti, in realtà rappresentano la medesima identica molecola. La caffeina (o teina come ora sappiamo) è infatti un alcaloide presente non solo nei chicchi del caffè, ma anche nelle bacche di guaranà e, in misura minore, in tè, mate, cioccolato e bevande analcoliche a base di cola.

La caffeina venne individuata per la prima volta nel 1819 proprio nel caffè, ad opera del chimico Friedrich Ferdinad Runge. Nonostante rappresenti solo dall’1,3 al 2,4% della materia grezza del caffè, essa è certamente la sostanza più nota, con numerose proprietà farmacologiche conosciute. Infatti, a partire dalla sua scoperta, ha impegnato ed impegna tuttora molti ricercatori in studi scientifici volti ad investigare il nesso tra caffè e salute.

Solo successivamente, nel 1827, fu isolata la teina nel tè, inizialmente considerata una molecola a sé stante. Oggi invece sappiamo che altro non sono che la stessa xantina, così come la mateina contenuta nel mate, un’infusione tipica di Argentina, Brasile e Uruguay, ma il cui consumo, grazie alla “globalizzazione culinaria”, sta prendendo piede anche nel nostro paese.

 

Contenuto medio di caffeina negli alimentiLa presenza di caffeina, in accordo con la Direttiva Europea 2002/67/CE, deve chiaramente figurare sull’etichetta delle bevande che contengono più di 150 mg/L; questa regola non si applica ovviamente per il tè ed il caffè, poiché si suppone che il consumatore sappia che sono una fonte di caffeina

 

E’ doveroso comunque precisare che la caffeina agisce in maniera diversa a seconda della fonte di assunzione: quella contenuta nel tè e nel mate è spesso meglio tollerata, grazie alla presenza di alcuni polifenoli e amminoacidi che ne modulano l’azione con conseguente effetto più blando. Tra questi ultimi sta riscuotendo crescente interesse la teanina, un amminoacido contenuto nel tè che sembra riesca ad attraversare la barriera emato-encefalica, favorendo un maggiore rilassamento mentale ed aumentando la produzione di dopamina.

 

Quali sono gli effetti principali della caffeina sul nostro organismo?

 

La caffeina ha principalmente un effetto stimolante, soprattutto a livello del sistema nervoso centrale, dove determina una diminuzione del senso di fatica e del tempo di reazione, aumentando la capacità lavorativa e lo stato di vigilanza, mostrando inoltre una modesta attività antidolorifica.

La caffeina aumenta il battito cardiaco e può temporaneamente aumentare la pressione arteriosa, soprattutto nei consumatori occasionali. Diversi studi hanno dimostrato che un consumo di 3 o al massimo 4 tazzine di caffè a giorno non aumentano il rischio di mortalità per malattia cardiaca, anche se ovviamente è necessario valutare l’assunzione globale di caffeina giornaliera, visto che questa molecola non si trova solo nel caffè. A livello renale la caffeina induce un aumento della diuresi, mentre sul piano gastro-intestinale aumenta la produzione di acido cloridrico nello stomaco.

 

Te e caffè, teina o caffeina?Teina e caffeina sono la stessa molecola, scoperta in due momenti e in due bevande differenti

 

Si consiglia pertanto di limitarla o evitarla alle persone che soffrono di gastrite, ulcera e reflusso gastroesofageo, proprio perché l’assunzione di caffeina può esacerbare i sintomi, anche se di per sè non provoca queste patologie e non causa disturbi gastrici nelle persone sane. Essa stimola inoltre la secrezione di acidi biliari dal fegato e la motilità intestinale, aiutando così la digestione.

Esercita un modesto effetto termogenico, capace cioè di accelerare il metabolismo, che comunque non è determinante ai fini della perdita di peso corporeo rispetto a dieta e attività fisica regolare.

La tolleranza all’effetto stimolante della caffeina si instaura rapidamente, cioè dopo 3-4 somministrazioni e già con dosi contenute, come 1-2 tazzine al giorno di caffè. Oltre a ciò si stabilisce anche una leggera dipendenza: i consumatori abituali di caffè, interrompendo l’ingestione della bevanda, possono avvertire leggeri sintomi di astinenza, che si riducono ad una lieve sonnolenza, senso di affaticamento, mal di testa e irritabilità. Tali disturbi scompaiono rapidamente in 3-4 giorni dopo la sospensione del caffè, motivo per cui la caffeina non è inserita nella lista delle sostanze stimolanti che producono dipendenza.

 

Chi deve prestare particolare attenzione al consumo di caffeina?

 

Normalmente la molecola di caffeina entra in circolo rapidamente (circa 30 minuti), raggiunge il picco massimo di azione in 2 ore, viene metabolizzata da enzimi epatici ed eliminata per via renale mediamente nel giro di 2-4 ore, salvo alcune eccezione.

I neonati, i bambini, le donne in gravidanza, le donne che assumono contraccettivi orali e i soggetti con cirrosi hanno un metabolismo della caffeina più lento, quindi subiscono effetti più forti e duraturi. In particolare nelle donne che assumono contraccettivi orali l’emivita della caffeina è raddoppiata e durante l’ultimo trimestre di gravidanza è 15 volte più lunga.

E’ stato dimostrato che la caffeina può oltrepassare la barriera placentare e sembra aumentare il rischio di aborto, parto prematuro e basso peso alla nascita.Quindi, è meglio essere prudenti e non bere caffè o al massimo non berne più di una tazzina al giorno durante tutta la gravidanza o limitare il consumo giornaliero di caffeina a non più di 100-200 mg al giorno. Lo stesso discorso vale anche per l’allattamento; infatti, la caffeina passa molto facilmente nel latte, rendendo il neonato più irritabile.

Bisogna ricordare che la caffeina passando nel latte materno può anche causare una riduzione fino al 30% dell’assorbimento del ferro, di cui il latte materno è già povero. Se poi la mamma supera le 3 tazzine al giorno, la caffeina può anche ridurre nel lattante l’assorbimento di altri minerali.

 

Tazza di tè e tazzina di caffèL’effetto della caffeina è diverso a seconda della fonte da cui proviene, infatti in alcuni alimenti è meglio tollerata che in altri

 

I soggetti che hanno difficoltà a metabolizzare la caffeina dovrebbero limitarne il consumo. È stato infatti dimostrato che esistono delle varianti di alcuni enzimi epatici deputati allo smaltimento della caffeina. Questo corredo enzimatico è determinato geneticamente: chi ha gli enzimi più veloci nel metabolizzare la caffeina elimina la sostanza più rapidamente e risente meno di tutti i suoi effetti, sia quelli desiderati che indesiderati. Questo spiega, almeno in parte, perché alcune persone bevono caffè dopo cena e dormono, mentre altre restano sveglie se consumano il caffè nel tardo pomeriggio. È quella che si chiama diversa suscettibilità alla caffeina.

 

Come comportarsi allora?

 

Per le persone sane un consumo moderato di caffeina (non superiore ai 3-4 mg di caffeina per kilo di peso corporeo al giorno) di solito non rappresentano un problema, purché lo stile di vita globale sia salutare: corretta alimentazione, attività fisica giornaliera, limitazione del consumo di alcol ed astensione totale del fumo rappresentano sempre i cardini del nostro benessere.

 

 

Photo Credits: Inspirationfeed , The-color-of-tea

Share on Facebook42Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Share on Tumblr0Email this to someone

Commenti

commenti

Mariana Scavo

Mariana Scavo

Mi chiamo Mariana Scavo e sono una dietista. Abito e lavoro in provincia di Firenze. Ho conseguito la laurea in Dietistica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze. Amo molto il mio lavoro e credo fermamente che ognuno di noi debba avere la possibilità di scegliere con consapevolezza ciò che porterà sulla sua tavola, perché il cibo è una risorsa fondamentale per il nostro benessere fisico e mentale. E' per questo che oltre alla mia attività privata in studio mi dedico anche alla divulgazione di informazioni sulla corretta alimentazione.