Celiachia: cos’è e come affrontarla

Celiachia: cos’è e come affrontarla

Definita come la più frequente causa di malassorbimento intestinale, la celiachia è una malattia su base autoimmune scatenata dall’ingestione del glutine in persone geneticamente predisposte. E’ una patologia antica, ma rimasta avvolta nel mistero per moltissimi secoli. Fu infatti il medico romano Celso, nel I secolo d.C, il primo a coniare il termine koiliakos per indicare “coloro che soffrono negli intestini”, ma solo nel 1888 il pediatra Samuel Gee, pur non avendo piena conoscenza delle cause, individuò nella dieta priva di farinacei una possibilità di terapia. Dobbiamo però aspettare ancora mezzo secolo prima che il medico olandese Willem Karel Dicke, con la sua straordinaria osservazione circa la regressione della diarrea cronica in bambini sfamati solo con patate, banane e pochi altri cibi durante il cosiddetto “inverno digiuno” del 1944-45, attribuisse al glutine la responsabilità della celiachia.

E’ proprio quest’ultimo, un complesso proteico presente in cereali quali grano, orzo, segale, farro, kamut, spelta e triticale (e ovviamente nelle farine e nei prodotti da forno da essi derivati), che, una volta ingerito, è in grado di scatenare una reazione infiammatoria.

 

Cosa succede esattamente?

 

Alla base dell’intolleranza permanente al glutine vi è l’attivazione del sistema immunitario, che rende questa patologia la forma più grave di sindrome da malassorbimento, soprattutto in età pediatrica: l’ingestione del glutine determina, infatti, un danno alla mucosa intestinale, tale da alterarne la struttura anatomica e comprometterne così i processi digestivi-assorbitivi.

 

Il pane di grano è il principale prodotto che contiene glutineLa principale fonte di glutine della dieta deriva da pane e pasta, generalmente prodotti dal grano

 

Se un soggetto geneticamente predisposto introduce glutine con la dieta, la gliadina (che è la sua sottofrazione ritenuta tossica) porta all’attivazione di linfociti T gliadina specifici che, a loro volta, danno luogo alla produzione di citochine infiammatorie, responsabili del danno della mucosa a livello intestinale. Allo stesso tempo, la presenza della gliadina determina la produzione di auto-anticorpi nella mucosa dell’intestino, tra cui anti-gliadina, anti-endomisio e anti-transglutaminasi; l’individuazione di questi auto-anticorpi ha giocato un ruolo chiave nella comprensione della malattia e nella formulazione della diagnosi, in quanto sono marcatori specifici della patologia celiaca.

 

Da malattia pediatrica e rara ad oggi

 

E se per lungo tempo la celiachia è stata considerata una malattia pediatrica e rara, oggi, grazie all’introduzione di moderne metodologie diagnostiche, lo scenario è profondamente cambiato: in Italia si stima che una persona su cento ne sia affetta e non è eccezionale riscontrarla per la prima volta in persone adulte o anziane.

L’entità del danno dipende dalla durata dell’esposizione dell’intestino al glutine e dalla modalità di presentazione. Infatti, la forma classica della celiachia, con i tipici sintomi gastrointestinali quali diarrea, dolori e crampi addominali, ma anche perdita di peso, vomito, anoressia e arresto di crescita nei bambini, è facilmente riconoscibile ed individuabile; purtroppo però esistono altri quadri clinici, più insidiosi e complessi da identificare, che per moltissimo tempo sono stati ignorati dalla medicina.

Se la celiachia si accompagna a sintomi extraintestinali, come anemia da carenza di ferro, osteoporosi, aftosi del cavo orale o dermatiti, allora si può definire atipica; in questo caso, il riconoscimento della malattia non è immediato e scontato.

E ancora più difficile è scovare le forme silenti della celiachia: in tal caso vi sono lesioni alla mucosa intestinale, ma non compaiono i sintomi, per cui la persona è apparentemente sana. Vi sono poi coloro che accusano i sintomi, presentano positività ai test di screening (marcatori sierologici e tipica predisposizione genetica), ma hanno un intestino normale: per queste persone vi è una potenziale probabilità di sviluppo della patologia, motivo per cui si parla di celiachia potenziale o latente, ovvero “tardiva”.

A partire da questa estrema variabilità di manifestazioni, la diagnosi di celiachia deve essere eseguita da una figura medica, considerando il quadro sintomatologico, gli esami del sangue e la biopsia intestinale, che permette di dare al paziente una risposta sicura al 100%. Con la biopsia si possono notare dei villi intestinali completamente atrofizzati (è proprio l’appiattimento della mucosa che riduce l’assorbimento dei nutrienti), iperplasia delle cripte o ancora un infiltrato infiammatorio cronico.

 

Celiachia e gluten sensitivity

 

Negli ultimi anni, lo spettro dei disordini correlati all’ingestione del glutine si è arricchito di una nuova condizione patologica, ma che celiachia non è. L’ipersensibilità al glutine, nota anche come “gluten sensitivity”, si caratterizza sul piano clinico da sintomi gastrointestinali (meteorismo, flatulenza, dolori addominali, diarrea, crampi, stipsi) ed extra-intestinali (sonnolenza, difficoltà di concentrazione, cefalea, rash cutanei tipo eczema, depressione, anemia, stanchezza cronica), ma in assenza di alterazioni riconducibili alla celiachia o ad altre malattie, come l’allergia al grano.

 

Il riso è naturalmente senza glutineIl riso è il più diffuso cereale privo di glutine

 

Ad oggi non si conoscono le cause e per questo è solitamente una diagnosi di esclusione; ciò che si sa, è che la persona con gluten sensitivity avverte un miglioramento con la terapia dietetica senza glutine.

E proprio la terapia dietetica senza glutine è attualmente l’unico trattamento disponibile per la persona celiaca. Poiché in un’alimentazione equilibrata i carboidrati hanno una parte da protagonisti, è importante che il celiaco sostituisca correttamente i comuni amidacei, introducendo farine alternative di cereali, tuberi e vegetali permessi.

 

Come comportarsi?

 

Esistono tantissimi prodotti dietetici senza glutine, che sostituiscono pane, pasta, biscotti e merendine: il decreto ministeriale del 1 Luglio 1982 numero 217 indica come i pazienti con diagnosi di celiachia abbiano il diritto all’erogazione gratuita di prodotti senza glutine venduti in farmacia. Tale normativa però non è valida nè per i soggetti allergici alle proteine del grano, nè per coloro che sono ipersensibili al glutine.

Gli alimenti privi di glutine possono essere contrassegnati dal marchio spiga barrata in rosso, oppure presentare l’indicazione “senza glutine” sull’etichetta. È questa una dicitura che può essere apposta su base volontaria dalle aziende che assicurano l’assenza di questa proteina (glutine < 20 ppm).

Esistono poi alimenti che sono naturalmente privi di glutine: questi cibi sono appunto naturali, non hanno una filiera produttiva lunghissima alle spalle, e soprattutto…sono moltissimi! Riso, mais, miglio, manioca, sorgo, teff, grano saraceno, patate, soia, farina di lupini e di castagne, amaranto e quinoa sono tutti cibi naturali che possono essere consumati da chi soffre di celiachia in alternativa agli amidacei di uso comune.

Si raccomanda però di leggere sempre l’etichetta: se tali cereali sono lavorati in stabilimenti in cui si utilizza anche il grano o cereali non consentiti, possono andare incontro alla “contaminazione” e quindi contenere “tracce di glutine”. Una corretta informazione, che passa anche attraverso la lettura dell’etichetta, è il primo passo per fare delle scelte consapevoli e salutari.

Sebbene il dover seguire un’alimentazione senza glutine a vita possa inizialmente spaventare o sembrare intollerabile, ogni celiaco può in realtà rimanere piacevolmente sorpreso dalla scoperta della vasta gamma di cibi, più o meno insoliti o trascurati dalla cucina tradizionale, che offrono la possibilità di seguire una dieta altrettanto varia, equilibrata, saporita e gustosa, anche senza glutine!

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Mara Cazzola

Mara Cazzola

Mi chiamo Mara Cazzola, ho 25 anni e sono dietista e nutrizionista. La mia formazione si è basata soprattutto sulla dietetica in Nefrologia, vale a dire le malattie renali con lo scopo di prevenire la malnutrizione specialmente nel paziente nefropatico anziano. Mi piace la tecnologia, scrivere e informare le persone, amo lo sport e la vita sana. Amo la mia professione perché per rivolgersi a un dietista non serve per forza essere affetti da qualche patologia: è una figura professionale che incita, supporta soprattutto se siamo nel campo dell’alimentazione dello sport. Sono fermamente convinta che l’uomo rispecchi ciò che mangi: se mangiamo bene ed in modo equilibrato e consapevole, siamo persone migliori, piacciamo di più a noi stessi….e di conseguenza piacciamo di più agli altri.