Che cos’è lo iodio e a cosa serve?

Che cos’è lo iodio e a cosa serve?

Lo iodio è un elemento traccia, scoperto casualmente nel 1812 da Courtois, presente nel suolo ma soprattutto nei mari dove viene accumulato in misura variabile da animali marini e dalle alghe.
Sebbene la quantità di iodio presente nel nostro organismo sia esigua, circa 15-20 mg, si tratta di un minerale essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei, motivo per cui l’80% di iodio si trova accumulato nella tiroide, la ghiandola endocrina posta alla base del collo.

Triiodotironina (T3) e tirosina (T4), i due ormoni sintetizzati dalla tiroide e contenenti iodio nella loro struttura chimica, sono fondamentali per l’accrescimento corporeo e la sintesi proteica, per consentire lo sviluppo neurologico – non a caso si tratta di un minerale molto importante durante la gravidanza e l’allattamento – e per regolare il funzionamento di molti enzimi chiave del nostro metabolismo.

 

La carenza di iodio è ancora molto diffusa

 

La carenza di iodio è purtroppo ancora piuttosto diffusa a livello mondiale e può provocare ipotiroidismo e gozzo, ovvero un rigonfiamento diffuso della tiroide, che rappresenta un tentativo di adattamento della ghiandola al fine di intrappolare più iodio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che un quinto della popolazione mondiale soffra di disfunzioni tiroidee e che i malati di gozzo siano oltre 200 milioni.

In Italia è attivo un Comitato Nazionale per la Prevenzione del Gozzo che promuove la conoscenza e la ricerca su questa malattia; oggi ad esempio sappiamo che il gozzo da deficit di iodio colpisce circa il 10% della popolazione italiana, anche se le forme più gravi di carenza sono per fortuna pressoché scomparse.

 

Sale iodatoIl sale iodato è una strategia raccomandata dall’OMS per garantire la corretta assunzione di iodio quotidiana

 

Da diversi anni in Italia si trova in vendita anche il sale iodato, ovvero comune cloruro di sodio addizionato di iodio: ogni grammo di sale iodato fornisce 30 mcg di iodio e l’utilizzo di questo sale rappresenta la strategia raccomandata dall’OMS per combattere i disordini da carenza iodica. L’attuale legislazione italiana, pur prevedendo la produzione e la vendita di sale iodato su tutto il territorio nazionale, lascia però che il consumo di questo prodotto si mantenga su base volontaria, a differenza di altri paesi.

Si tratta di un sale ancora poco venduto in Italia, nonostante le iniziative e le campagne di iodoprofilassi del Ministero della Salute al suon di slogan “poco sale, ma iodato”; si stima infatti che le vendite rappresentino solo il 3% di tutto il sale alimentare.

 

Di quanto iodio abbiamo bisogno? Quali sono i cibi che ne contengono di più?

 

Per garantire il normale funzionamento della tiroide, ogni adulto dovrebbe assumere 150 mcg di iodio al giorno, valore che sale a 220 mcg e a 290 mcg rispettivamente in gravidanza e allattamento.

La fonte principale di iodio per l’organismo umano è rappresentata dagli alimenti, ma è difficile stilare una lista completa perché in molti alimenti come verdure, carni, latticini o uova, il contenuto di iodio varia molto a seconda del terreno in cui il cibo è stato coltivato, dai fertilizzanti utilizzati o dal mangime che è stato somministrato agli animali.

I pesci ed i crostacei risultano essere tra i più ricchi in assoluto di iodio, dopo le alghe. Ad esempio 100 g di cefalo apportano 190 mcg di iodio, ovvero più del fabbisogno giornaliero raccomandato. Altri animali marini ad alto contenuto di iodio sono lo sgombro, le vongole, le cozze, i gamberetti ed il merluzzo; in linea generale possiamo dire che quasi tutti i pesci sono buone fonti di iodio.

Anche latticini e uova contribuiscono all’assunzione di questo minerale; un vasetto di yogurt può apportare mediamente 79 mcg di iodio, ovvero il 53% del fabbisogno giornaliero raccomandato, mentre un uovo medio può apportare anche 53 mcg di iodio, pari al 35% del fabbisogno.

Le carni di animali che hanno pascolato in terreni ricchi di iodio sono una buona fonte, mentre vegetali e frutta ne contengono quantità minori. Alcuni tipi di alghe di mare, come ad esempio wakame, nori e kombu, sono molto ricche di iodio. Il contenuto è variabile, ma in alcuni casi si può arrivare anche a 2000-3000 mcg di iodio per grammo. Un quantitativo elevatissimo se consideriamo che il livello massimo tollerabile di assunzione è di 600 mcg al giorno.

 

Pesci e crostacei sono ricchi di iodioPesce e crostacei, insieme alle alghe marine essiccate, sono tra le fonti alimentari principali di iodio

 

Non solo la carenza, ma anche un eccesso di iodio può provocare danni alla tiroide, in alcuni casi molto seri. Bisogna pertanto prestare attenzione al consumo di alghe, soprattutto nei bambini, nelle persone che soffrono di ipotiroidismo e di dermatite erpetiforme, nei quali il limite tollerato è molto più basso.

 

Esistono alimenti che possono interferire con lo iodio?

 

Si, alcuni alimenti possono effettivamente ostacolare l’utilizzo dello iodio da parte della tiroide; questo effetto è dovuto al contenuto di alcune sostanze gozzigene, come la ginesteina della soia e gli isotiocianati delle crucifere (cavolfiore, cavoli, broccoli, cavolini di Bruxelles, ecc). Anche miglio e patate dolci contengono sostanze che possono ridurre la disponibilità dello iodio e pertanto chi assume poco iodio o soffre di patologie alla tiroide dovrebbe prestare attenzione a non eccedere nel consumo di questi alimenti.

Altre sostanze gozzigene si possono trovare nel fumo di sigaretta e in alcuni pesticidi ed inquinanti ambientali. Le donne in gravidanza e soprattutto coloro che allattano devono prestare attenzione a questi alimenti perché i tiocianati riducono il passaggio di iodio alla placenta e al latte materno.

 

Chi sono i soggetti più a rischio di carenza?

 

Una insufficiente assunzione di iodio può avere conseguenze negative per la salute in tutte le epoche della vita soprattutto se l’alimentazione non è molto varia e/o si consumano troppi cibi lavorati e confezionati. Tuttavia alcuni soggetti sono più a rischio di altri, come le donne in gravidanza e in allattamento ed i bambini piccoli. Durante la gravidanza, la carenza di iodio può determinare ipertensione gravidica, malfunzionamento della placenta, ritardo nello sviluppo neurologico del feto che, nei casi più gravi, può evolvere anche in cretinismo. Si stima infatti che la carenza di iodio sia la più frequente causa prevenibile di ritardo mentale.

Coloro che seguono uno stile di vita vegano o vegetariano, se non consumano abitualmente sale iodato, possono essere a rischio di carenza. In questi casi – ma non solo – è necessario prestare attenzione all’adeguatezza nutrizionale della dieta complessiva, soprattutto se si tratta di bambini e adolescenti, perché una contemporanea assunzione non ottimale di vitamina A, selenio e ferro può contribuire allo sviluppo del gozzo.

 

Gravidanza e iodioIn gravidanza l’assunzione della giusta dose di iodio è fortemente raccomandata per garantire il benessere del nascituro

 

Come fare allora?

 

Coloro che basano la loro alimentazione sui principi della dieta mediterranea, ricca di prodotti freschi di stagione, frutta e verdura in buone quantità, pesce almeno 2-3 volte a settimana, uova e latticini in moderate quantità e sale iodato – senza esagerare visto che ne basta anche solo un cucchiaino raso al giorno – non dovrebbero avere problemi a soddisfare la richiesta di iodio del loro organismo.

Un’attenzione particolare devono averla le donne in gravidanza o che allattano; è consigliabile fare almeno un controllo alla tiroide, soprattutto se si pianifica una gravidanza, ed accertarsi di assumere un adeguato quantitativo di iodio nella propria alimentazione abituale. Un occhio di riguardo in più va riservato alle donne vegane e vegetariane in dolce attesa; per tutelare il benessere di mamma e bambino è bene farsi guidare da un professionista nella pianificazione di un menù ottimale, considerato anche che nelle diete 100% vegetali la presenza di cibi gozzigeni è spesso elevata.

 

 

Photo Credits: AmandoKauppa , Metroacademy , Wikipedia

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Mariana Scavo

Mariana Scavo

Mi chiamo Mariana Scavo e sono una dietista. Abito e lavoro in provincia di Firenze. Ho conseguito la laurea in Dietistica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze. Amo molto il mio lavoro e credo fermamente che ognuno di noi debba avere la possibilità di scegliere con consapevolezza ciò che porterà sulla sua tavola, perché il cibo è una risorsa fondamentale per il nostro benessere fisico e mentale. E' per questo che oltre alla mia attività privata in studio mi dedico anche alla divulgazione di informazioni sulla corretta alimentazione.