Coloranti Artificiali: causa dell’iperattività infantile?

Coloranti Artificiali: causa dell’iperattività infantile?

I coloranti artificiali vengono oggigiorno ampiamente utilizzati nell’industria alimentare e, in particolar modo, nei prodotti destinati ai bambini. Li troviamo in caramelle gommose, bibite, prodotti da forno, gelati, dessert e non solo: basterebbe entrare in un supermercato e leggere attentamente l’etichetta di questi prodotti – e di tanti altri – per vedere quanto i coloranti siano ampiamente utilizzati per rendere il prodotto attraente e appetibile al consumatore più ingenuo o disattento..

Già il nome in sé dovrebbe farci venire qualche dubbio…. E infatti viene naturale chiedersi: i coloranti artificiali, fanno bene alla nostra salute? E in particolare, sono innocui per i nostri bambini?
 

Che cos’è l’iperattività e quali sono le sue cause?

 

Già quarant’anni fa, l’allergologo americano Benjamin Feingold condusse alcune ricerche i cui risultati suggerirono che l’iperattività nei bambini potesse essere correlata ad un elevato consumo di coloranti, dimostrando che i bambini iperattivi miglioravano sensibilmente il loro comportamento se sottoposti a una dieta priva di coloranti alimentari artificiali e salicilati (questi ultimi naturalmente presenti in frutta e verdura come mele, ciliegie, uva, arance e pomodori).

 

coloranti artificiali

 

I coloranti artificiali presenti in alimenti di produzione industriale quali caramelle, gelati e dessert, possono portare a disordini da deficit di attenzione e iperattività nei nostri bambini?

 

Comunemente si parla di “iperattività” per riferirsi a ciò che in termini medici viene definito come “Disordine da Deficit di Attenzione con Iperattività (DDAI)”, un’etichetta che descrive bambini distratti e irrequieti, disattenti, difficilmente controllabili e poco obbedienti. I bambini che soffrono di questo disturbo possono incontrare serie difficoltà durante la loro carriera scolastica e, nel 50% dei casi, questo disturbo si protrae nell’età adulta rendendo la persona incapace di mantenere un posto di lavoro o semplicemente un appuntamento.
Non si conosce con esattezza quali siano le cause del DDAI, che viene diagnosticato sulla base dell’osservazione del comportamento dei bambini in età compresa tra 3 e 5 anni, giudicati come “ammalati” perché troppo vivaci o disattenti. La ricerca fino ad oggi condotta, pare suggerire che tra le cause ci sia una forte influenza genetica e che anche la dieta sia implicata nella sua insorgenza ed evoluzione. Il disturbo viene controllato, ma non curato, attraverso l’uso di farmaci psico-stimolanti (amfetamina e metilfenidato), tuttavia l’utilizzo di questi farmaci sta destando notevole preoccupazione dovuta alla mancanza di informazioni riguardanti possibili effetti collaterali a lungo termine.

 

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Anche piccole modifiche della dieta possono determinare miglioramento del DDAI, come dimostrato da diversi studi e pubblicazioni successivi alle prime supposizione azzardate dal Dott. Feingold, i quali hanno confermato una notevole influenza della dieta sul DDAI.
 

  • Nel 1982, l’Istituto Nazionale della Sanità Americano concluse che le restrizioni dietetiche aiutavano solo una piccola percentuale di bambini affetti da DDAI. Si sottolineò, oltre alla necessità di ulteriori ricerche scientifiche, che il progresso in questo ambito era ostacolato dalla limitata conoscenza del DDAI e dalla mancanza di procedure diagnostiche standardizzate efficaci.
  • Nel 2004 una review ha confrontato 15 studi in doppio cieco effettuati utilizzando gli stessi coloranti alimentari artificiali. Con una dieta priva di un particolare tipo di colorante artificiale, il miglioramento in termini di memoria e condotta era pari circa a un terzo di quello osservato tipicamente dopo trattamento medico e avveniva sia nei bambini affetti da DDAI che in quelli non affetti da DDAI. Questo risultato non supporta l’ipotesi che i bambini affetti e non affetti da DDAI possano reagire in modo differente a questi coloranti. Un altro studio, sempre nel 2004, ha confermato questi risultati in bambini in età prescolastica.
  • Nel 2007, uno studio commissionato dalla Food Standards Agengy (FSA) e condotto dall’Università di Southampton, stabilisce chiaramente un legame tra gli additivi alimentari (e quindi anche tra i coloranti artificiali) usati nell’industria alimentare e l’iperattività e deficit dell’attenzione nei bambini con età compresa tra i 3 e gli 8-9 anni, non necessariamente affetti da DDAI . Lo studio prende in considerazione alcuni coloranti, come: il il giallo arancio E110 e E104, l’azorubina E122, la artrazina E102, il rosso cocciniglia E124 e il rosso allura E129 ed un conservante, il benzoato di sodio E211.
  • L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha preso in considerazione gli studi tossicologici più recenti riguardanti l’argomento e ha deciso di ridurre la dose giornaliera accettabile (DGA) per giallo chinolina (E104), giallo arancio S (E110) e rosso cocciniglia A (E124), e ha riconosciuto che parte della popolazione può manifestare intolleranza alla tartrazina (E 102) anche al di sotto della Dga.

 

I risultati sono nella maggior parte dei casi di difficile interpretazione e non si è ancora giunti a una verità assoluta. I metodi utilizzati tra uno studio e l’altro per valutare gli effetti della dieta sul comportamento dei bambini sono molto differenti: alcuni studi hanno testato diete complete mentre altri studi hanno testato solamente i singoli coloranti; alcuni hanno tolto ingredienti mentre altri ancora ne hanno aggiunti, alcuni hanno utilizzato come soggetti bambini senza nessun problema particolare a livello alimentare o di comportamento, altri allergici ad alcuni ingredienti mentre altri hanno selezionato bambini con problemi di ‘condotta’ o affetti da DDAI, etc. Queste differenze di metodo rendono difficile un confronto tra gli studi e l’estrapolazione di un risultato scientificamente valido.

 

coloranti artificiali iperattività

 

Il possibile impatto negativo dei coloranti artificiali sul comportamento dei bambini preoccupa e nel 2008 la questione è arrivata fino al Parlamento Europeo. Nel 2010 è entrato in vigore il Regolamento Europeo 1333/2008 che impone che i prodotti contenenti i coloranti E 102, E 104, E 110, E 122, E 124 ed E 129 riportino la dicitura “Può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini”.

Certo è già un passo avanti nella tutela della salute dei bambini, ma ricordiamo che non dobbiamo abbassare la guardia: bisogna sempre leggere l’etichetta e diffidare di prodotti sfusi dei quali non possiamo conoscere con esattezza la composizione.
 

Dobbiamo preoccuparci degli additivi e in particolare dei coloranti artificiali?

 
Ad oggi non si può affermare con certezza che i coloranti siano responsabili o abbiano comunque un effetto negativo sul DDAI. A prescindere da questo tipo di disturbo e dalla possibile influenza che la dieta possa avere nella sua insorgenza o nel suo sviluppo, sposterei per un momento l’attenzione dai coloranti artificiali al concetto di dieta equilibrata e salutare. Il discorso è particolarmente importante quando si parla di bambini già che è proprio durante l’infanzia che si instaurano le abitudini alimentari che ognuno di noi porterà con se durante tutta la vita. Detto questo, occorre sottolineare che i prodotti industriali che abbiamo menzionato (gelati, prodotti da forno, caramelle gommose, bibite, ecc) e segnalato come “colpevoli” in quanto contengono generalmente coloranti artificiali, dovrebbero essere consumati saltuariamente, possibilmente solo in occasioni speciali e mai come ricompensa per essersi comportati bene o aver preso un buon voto a scuola. Questi consigli sono utili per tutti i bambini. Nel caso in cui genitori e insegnanti notino un comportamento particolare e abbiano il sospetto di DDAI, è bene prestare particolare attenzione alla dieta del bambino ed eliminare i coloranti che potrebbero avere un’influenza negativa sul DDAI e consultare un medico specialista.

 

Photo Credits: The Sweet Club ; TuttoMamma ; StudioDentista ;  QuiMamme ;

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Silvia Scapuzzi

Silvia Scapuzzi

Laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari presso l’Università di Parma, ho completato il master accreditato in Nutrizione e Salute presso la UOC a Barcellona. Ho lavorato nel reparto di R&D di una nota azienda agro-alimentare Italiana e come consulente nutrizionale presso un servizio di telemedicina a Barcellona. Attualmente vivo a Frankfurt am Main dove svolgo attività di consulente nutrizionale. Mi appassiona cucinare, amo preparare in particolari piatti vegetariani e internazionali, e fare lunghe camminate in mezzo alla natura.