Da simbiosi a disbiosi: il microbiota intestinale tra salute e malattia

Da simbiosi a disbiosi: il microbiota intestinale tra salute e malattia

E’ noto da tempo che i microrganismi che risiedono nell’intestino umano giocano un ruolo importante per la salute: già Ippocrate, nel 400 a.C., ebbe questa intuizione. In realtà, i microbi non popolano esclusivamente il tratto gastroenterico, ma risiedono in vari siti del corpo umano, tra cui cute, naso, bocca e vie urogenitali, ma è proprio nell’intestino che troviamo le colonie più consistenti: qui dimorano più del 70% di tutti i microrganismi, con non meno di 100 mila miliardi di cellule batteriche, numero 10 volte superiore a quello delle cellule di un adulto.

I microrganismi presenti nell’intestino sono principalmente batteri e appartengono a circa 500-1000 specie diverse – di cui circa il 90% facenti parte dei phyla Firmicutes e Bacteroidetes, ma ogni singolo individuo ha una combinazione distinta e variabile di microrganismi intestinali, sebbene vi sia un nucleo fisso di microbi comune a tutti gli individui.

L’insieme di tutti i microrganismi intestinali viene denominato “microbiota“, mentre la totalità dei geni del microbiota è chiamata “microbioma“. E’ estremamente affascinante – se non un po’ inquietante – apprendere che il DNA batterico supera di gran lunga quello umano: difatti, i geni del microbiota sono circa 150 volte più numerosi di quelli del nostro organismo.

 

Pasta integraleUna dieta ricca di fibre e altri alimenti probiotici è importantissima per la corretta funzionalità del microbiota intestinale

 

L’origine del microbiota

 

Il microbiota umano si stabilisce precocemente nella vita di ogni individuo: il feto nel grembo materno è sterile e l’esposizione ai microrganismi inizia con la nascita. E’ stato osservato che bambini nati attraverso il parto cesareo hanno un microbiota intestinale differente, che sembra predisporli ad un aumentato rischio di malattie nella vita futura, inclusi sovrappeso e obesità, rispetto a coloro che vengono alla luce con parto naturale.

Dunque il microbiota si instaura sin dagli albori della vita, ma dopo la prima fase di colonizzazione subisce delle trasformazioni, mutando con l’età, la dieta, la localizzazione geografica, l’apporto di integratori alimentari e farmaci e altre influenze ambientali. Intorno ai quattro anni di età la composizione della flora intestinale appare abbastanza stabile e simile a quella dell’adulto, tuttavia ciò non significa che i nostri batteri non andranno incontro ad ulteriori modifiche e cambiamenti. Anzi. Ad esempio, già la dieta nell’infanzia influenza la composizione del microbiota intestinale, con differenze tra un bambino allattato al seno o con formule adattate, e anche da adulti la proporzione di proteine, carboidrati, grassi e fibre nel piano alimentare agisce sulla microflora.

 

Ruolo del microbiota nelle patologie umane

 

Come tutte le convivenze simbiotiche che si rispettano, il rapporto tra uomo e flora intestinale è basato sul reciproco vantaggio e la mutua convenienza: il microbiota intestinale partecipa al metabolismo dei carboidrati, delle proteine e dei lipidi, stimola il sistema immunitario (fenomeno particolarmente importante anche per lo sviluppo, nella primissima infanzia, della tolleranza nei confronti degli alimenti), contribuisce all’assorbimento di importanti micronutrienti (ad esempio calcio e magnesio), regola la secrezione degli ormoni, del pH e degli ioni idrogeno, nonché la produzione di vitamine (come la K), di composti anti-batterici (la batteriocine, che inibiscono la crescita dei competitori patogeni) e di acidi grassi a corta catena protettivi; in cambio, il nostro corpo si rivela un luogo accogliente e capace di offrire i substrati energetici necessari alla sopravvivenza dei batteri.

Come già accennato, nel corso della vita numerosi eventi possono alterare in modo significativo il microbiota intestinale di un individuo: cambiamenti nella dieta, infezioni, antibiotico-terapia e malattie, anche se la flora intestinale è dotata di una certa “resilienza”. Quando, per diverse ragioni, il microbiota non è ripristinato, può determinarsi una condizione di “disbiosi“, ovvero uno spostamento dell’equilibrio originario (in termini di quantità e/o qualità dei batteri) le cui conseguenze possono essere molteplici. Si ipotizza che proprio l’alterazione del microbiota intestinale possa portare a patologie croniche e su base immunologica, come alcuni tipi di tumore, ulcera gastrica, patologie cardiovascolari, malattie intestinali e obesità.

Questa possibile correlazione ha suscitato particolare interesse tra gli studiosi. E’ stato documentato che le persone che soffrono di alcune malattie, ad esempio malattie infiammatorie intestinali e allergie, hanno un microbiota differente da quello delle persone sane, sebbene in molti casi sia impossibile affermare con certezza se il microbiota alterato sia una causa o una conseguenza della malattia.

Tuttavia, il possibile coinvolgimento dei batteri nello sviluppo di diverse malattie apre la strada a nuovi orizzonti terapeutici. Di recente, i ricercatori hanno stabilito che esiste anche un legame tra il microbiota intestinale e il peso corporeo. Diversi studi hanno rivelato che le persone obese tendono ad avere una composizione microbica diversa rispetto agli individui magri, e che questa si modifica con la perdita di peso o con l’aumento di peso. Una delle ipotesi per spiegare tale fenomeno suggerisce che il microbiota delle persone obese sia capace di estrarre più energia dall’alimento, aumentando così la probabilità di eccesso ponderale.

 

Microbiota intestinale e peso corporeoSembra che il microbiota intestinale influenzi profondamente il nostro modo di rapportarci con il cibo e la nostra capacità di perdere o prendere peso

 

L’obesità si trascina appresso anche una serie di disordini metabolici (tra cui steatosi epatica e diabete) che sono in qualche modo mantenuti e favoriti anche dal microbiota, in un intreccio veramente complesso di interazioni tra ambiente, batteri e genetica dell’ospite. Dunque il microbiota non solo influenzerebbe il peso corporeo, ma anche lo stato di infiammazione dell’organismo e l’insulino-resistenza: numerose ricerche hanno dimostrato l’associazione tra la prevalenza di alcuni batteri e BMI (indice di massa corporea), diabete mellito di tipo 2 e fegato grasso, proprio perché il microbiota può modificare le vie metaboliche dell’ospite, provocare un’infiammazione cronica di basso grado, aumentare l’insulino-resistenza, influenzare la secrezione di ormoni intestinali (incretine) e la motilità intestinale.

Uno studio su oltre 23 mila persone ha dimostrato che chi mangia abitualmente una minore quantità di fibre risulta essere più colpito da obesità, sindrome metabolica, infiammazione generalizzata: è stato ampiamente discusso il ruolo cruciale delle fibre nel mantenimento di uno stato di salute ottimale e tra i diversi motivi spicca il fatto che, con la fermentazione ad opera dei batteri del lume intestinale, si formano SCFA, ovvero acidi grassi a corta catena (acido acetico, propionico, butirrico e isobutirrico), che stimolano il trofismo della mucosa (fornendo energia alle cellule e stimolando una corretta proliferazione), promuovono la stabilità del patrimonio cellulare e svolgono un’azione antinfiammatoria.

Di conseguenza, una dieta povera in fibre e in amidi complessi, che determina una bassa produzione di SCFA, può essere implicata nell’elevata incidenza di patologia neoplastica e infiammatoria del colon nelle popolazioni occidentali.

Al contrario, un’assunzione eccessiva di proteine è da scoraggiare, in quanto genera una serie di sostanze potenzialmente tossiche legate a processi putrefattivi. Anche i grassi alimentari influenzano quantità e tipo di microbiota, soprattutto gli omega 3 – che già vantano altre e note proprietà benefiche – si rivelano protettivi anche per il nostro intestino.

 

Come possiamo aiutare i batteri amici?

 

Prima di tutto, poiché la dieta è uno dei determinanti ambientali della flora intestinale, è fondamentale seguire una dieta equilibrata e ricca in fibra: frutta, verdura, legumi, cereali integrali contengono naturalmente sostanze prebiotiche, ovvero componenti non digeribili usati selettivamente dai batteri intestinali per la fermentazione e la produzione finale di metaboliti protettivi.

Alcuni alimenti sono particolarmente utili, inoltre, al mantenimento della salute dei nostri batteri, come yogurt (possibilmente naturale, senza additivi e zuccheri aggiunti), latti fermentati e kefir: questi apportano probiotici, ovvero organismi vivi che possono conferire benefici alla salute. Ovviamente i fermenti lattici dello yogurt o del kefir non sono gli unici probiotici conosciuti ed in alcune condizioni può essere indispensabile ricorrere a formulazioni orali specifiche: non tutti i ceppi batterici, infatti, agiscono allo stesso modo e non sono ugualmente efficaci nel trattamento di diverse problematiche, motivo per cui si sta facendo sempre più strada l’idea di sviluppare probiotici “personalizzati”, studiati ad hoc per la persona.

Nel frattempo, affidarci ad un’alimentazione più sana è una buona strategia preventiva: la dieta modifica velocemente, molto più del previsto, la flora batterica intestinale, sia in senso positivo che negativo. Scegliamo la strada giusta.

 

 

Photo Credits: Tgcom24.mediaset , Simonamagagnin ,  Prometeourbino

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Silvia Bigucci

Silvia Bigucci

Nel 2005 mi sono laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Bologna con il massimo dei voti, Titolo della tesi "Soffrire per il cibo: Considerazioni generali sui Disturbi del Comportamento Alimentare". Nel 2006-2007 ho conseguito un Master di I° livello:“First Certificate of Professional Training in Eating Disorders and Obesity”, corso annuale teorico-pratico nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione e dell’obesità (terapia cognitivo-comportamentale). Dal 2006 svolgo la mia attività libero professionale di Dietista in ambito privato (Bologna, Riccione, Rimini). Collaboro, con contratto libero professionale, come referente Dietista all’interno dell’ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Azienda Ospedaliera S. Orsola Malpighi nell’UO di Neuropsichiatria Infantile (Prof. Emilio Franzoni), inoltre curo Gruppi di Psicoeducazione Alimentare con pazienti in regime di ricovero (Day-Hospital/ordinario) ed ho iniziato a collaborare con l’AISPED (Associazione Italiana Studio e Psicoterapia Eating Disorder) e con il Centro Arbor Vitae (Centro di psicologia e psicoterapia). Ho lavorato, inoltre, come Consulente Dietista presso la comunità di San Patrignano libera associazione ONLUS e lo scorso anno, ho conseguito l'attestato di Personal lifestyle trainer - Corso di Alta Formazione “Esperto nel miglioramento degli stili di vita”.