Dieta Fast: sai come mangi?

Dieta Fast: sai come mangi?

Nell’immenso panorama di diete più o meno salutistiche che ci vengono proposte, negli ultimi anni si sente sempre più di frequente parlare di digiuno. Dunque, anche in questo caso è nata una moda o modello alimentare conosciuto ai più come “Dieta Fast” e che i ricercatori chiamano invece “FMD”, sigla che in inglese sta per Fasting Mimicking Diet, ovvero “dieta che mima il digiuno”.
 
In realtà, a differenza di altri modelli alimentari che propongono un vero e proprio protocollo – più o meno rigido da seguire – in questo caso le acquisizioni in termini di digiuno possono essere diverse. Che cosa significa questo? Che non ci sono delle regole ben precise da seguire e che il digiuno può rappresentare un’esperienza di tollerabilità personale: resisto per uno, due o tre giorni? Ed inoltre, durante il digiuno, posso o non posso concedermi un pasto seppur minimo e a ridotto introito calorico? Tutte queste domande scaturiscono in una confusione circa l’applicabilità del semidigiuno che può avere delle ripercussioni negative rispetto ai soggetti che decidono di fare in un modo piuttosto che in un altro. Come al solito, la carta vincente è l’informazione e la conoscenza, non dimentichiamoci che mangiare e dunque nutrirsi in modo corretto è sinonimo di salute.
 

Dieta fast: quando il digiuno è intermittente

 

dieta fastNella foto Micheal Mosley, creatore della dieta Fast.

 
Ad ogni modo, digitando sui più comuni motori di ricerca “dieta fast” c’è un rimando a diversi siti internet che concordano sull’alternanza tra alimentazione e digiuno. Infatti, viene detto di mangiare liberamente e ciò che si desidera per cinque giorni alla settimana e di adottare la restrizione calorica – il digiuno appunto – nei rimanenti due giorni.
 
Prima di valutare eventuali pregi e difetti della Dieta Fast, mi sembra utile menzionare alcuni studi effettuati sul semidigiuno. Ad esempio, esperimenti condotti sui topi hanno dimostrato come il digiuno, o meglio una dieta a bassissima densità calorica, sia in grado di aumentare l’aspettativa di vita data la riduzione di grasso viscerale e di molecole proinfiammatorie. Successivamente, è stato effettuato uno studio pilota (con un numero di soggetti abbastanza limitato) anche sull’uomo. La dieta consiste in giorni di digiuno (in cui si assume circa il 25% dell’introito calorico necessario, pari a 650 Kcal) che si alternano a giorni di iperalimentazione (circa il 175%, pari a 4550 Kcal). Appunto, è stato dimostrato come la dieta del digiuno intermittente promuova l’espressione del gene SIRT-3 legato alla longevità e coinvolto in meccanismi di protezione cellulare. Tra le ipotesi più accreditate c’è quella che la restrizione calorica sia in grado di favorire un blando stress ossidativo: SIRT-3, sintetizzato in risposta a questo stress, oltre a tamponare i radicali liberi avrebbe anche un ruolo protettivo cellulare e promotore della longevità.
 
Dunque, la restrizione calorica andrebbe a stimolare la risposta adattativa allo stress; ricordiamoci però che non solo il digiuno sottopone il nostro organismo a stress ossidativo, lo stesso risultato si ottiene infatti anche con un’attività fisica costante e prolungata nel tempo. Dallo studio emerge un miglioramento circa il grasso viscerale e i livelli di molecole proinfiammatorie, tuttavia non si fa cenno alla massa muscolare dei soggetti. Questo aspetto rappresenta sicuramente una carenza importante che non permette di giudicare tale protocollo da più punti di vista.
 

Dieta Fast: regime dietetico salutare?

 

dieta fast

 

Ma veniamo a noi e cerchiamo di giudicare in modo globale la Dieta Fast, abbiamo infatti visto grazie agli studi scientifici che un digiuno ragionato potrebbe avere degli effetti positivi anche se non si hanno dei riscontri a lungo termine: siamo sicuri che una dieta fatta in questo modo possa essere un modello stabile di alimentazione? E ancora, il rischio di un effetto yo-yo è davvero scongiurato?

 

Inoltre, un primo grande svantaggio – invece decantato come assoluto aspetto positivo – è che per cinque giorni alla settimana si può mangiare quello che si vuole senza far alcun riferimento ai principi di una sana e corretta alimentazione. Una dieta equilibrata si preoccupa di cosa mangiamo e non semplicemente di quando mangiare. Per questa ragione, e per molte altre, si tratta di un metodo alimentare che potrebbe essere valutato per soggetti sani. Infatti, chi soffre di un qualsiasi dismetabolismo – anche e soprattutto a livello glucidico – dovrebbe ben guardarsi da praticare un digiuno. Stesso discorso per le donne in stato di gravidanza: più che mai in questa delicata fase della vita l’alimentazione dovrebbe essere sufficiente (ovviamente non eccessiva, ma comunque in grado di assicurare l’apporto energetico necessario secondo i bisogni delle singole persone), bilanciata e varia.

 

Inoltre, il digiuno è senz’altro un’esperienza gravosa per il nostro organismo, si rischia dunque di aumentare il senso di fame e di mangiare di più una volta che si riprende la normale alimentazione. Per cui, in realtà, si potrebbe anche correre il rischio di una sovralimentazione nel momento in cui ci è concesso di mangiare.

 

E poi, per concludere, ci siamo chiesti che valenza ha tutto questo a livello psicologico? Non dimentichiamoci che l’alimentazione fa parte delle pratiche fondamentali della cura del sé attraverso il costante nutrimento del corpo. La condivisione dello stesso cibo – in famiglia o in occasione di determinati avvenimenti sociali – favorisce la comunicazione. Pertanto, chiediamoci sempre per quale ragione e per quale obiettivo si decide di intraprendere un modello alimentare piuttosto che un altro… perché oltre ai chili da perdere c’è la salute da preservare, sempre.

 

PhotoCredits: Chicanol ; PensoRosa ; TheSocialPost

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Alessandra Leoni

Alessandra Leoni

Biologa nutrizionista iscritta all'ordine nazionale dei biologi, Alessandra Leoni si è laureata in Scienze degli Alimenti all'Università politecnica delle Marche, conseguendo poi la laurea magistrale in Biologia Molecolare, Sanitaria e della Nutrizione presso l'Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Da gennaio 2014, svolge la libera professione di Biologa Nutrizionista nei territori di Civitanova Marche, Pagliare del Tronto e San Benedetto del Tronto.