Fame nervosa: cos’è e come affrontarla

Fame nervosa: cos’è e come affrontarla

Se pensiamo ai tentativi che abbiamo fatto di dimagrire senza ottenere grandi risultati, ognuno di noi ricorda di avere provato la sensazione impellente di mangiare, per ripristinare un senso di sazietà e riappropriarsi del cibo negato: dopotutto, il desiderio di ciò di cui ci stavamo privando grazie ad un regime alimentare controllato, era troppo forte.

Per noi quella era fame, poiché stavamo dando davvero al nostro corpo meno calorie. Possiamo meglio definirla, però, come fame nervosa o emotiva, perché sentivamo la mancanza dei nostri cibi preferiti che usavamo spesso come premio o gratificazione nei momenti di maggiore stress. In questi casi, abbiamo dato a quegli alimenti un valore aggiuntivo, non solo nutrizionale, ma compensatorio rispetto ad una sensazione spiacevole di disagio interiore, investendoli di un potere molto forte, ossia quello di coccolarci e farci stare apparentemente meglio.

 

fame nervosaFame nervosa: quando il cibo diventa il nostro tappabuchi

 

Vedere il cibo come un riempitivo di mancanze emotive, come una valvola di sfogo contro le nostre frustrazioni e delusioni o come lenitivo di stati dolorosi, è la soluzione più semplice e a buon mercato che ci possa venire in mente, ma non di certo quella più salutare o utile né per il nostro corpo, né per la nostra anima.

Mangiamo per tristezza, per ansia, per noia, per abitudine, per insoddisfazione, per nascondere la nostra femminilità o virilità, per intrattenere rapporti sociali, ecc. Insomma il cibo è diventato il nostro comodo tappabuchi: ma risolve i nostri problemi? Certamente no: anzi, è solo il primo passo verso il mondo “pesante” dove le emozioni non riconosciute e ascoltate sono sostituite dai kg di troppo e dove il nutrimento alimentare si sostituisce a quello affettivo.

Nella realtà, è proprio questo ciò di cui abbiamo bisogno: di felicità, gioia e di essere amati e accettati per quello che siamo. E’ questa la base per una vita serena e per avere un buon rapporto con se stessi e, conseguentemente, con gli altri.
Chi ha provato a dimagrire sa che non è facile buttare giù il grasso accumulato, poiché costa una buona dose di sacrificio e di impegno costante, richiede il mettere in discussione il proprio stile di vita e le proprie consuetudini, ma soprattutto, porta a dare al cibo un altro significato, slegato da quello “riparatore” che gli stavamo dando noi.

Perché una dieta dimagrante funzioni, dovremmo quindi associarla ad un lavoro psicologico che ci faccia capire cosa nascondiamo dietro alla fame nervosa e se possiamo risolvere quei disagi in un altro modo, più funzionale e sano.

 

Quali sono alcune delle trappole emotive che stanno dietro alla fame nervosa?

 

1) Mangio perché sono “grasso”, “pigro” o “perdente”
Se ho questa immagine di me, tenderò a confermarla e non farò niente per cercare di cambiare quello che di me non mi piace; subirò passivamente il mio destino e mi giustificherò dicendo “tanto non posso farci nulla, ho queste caratteristiche insite in me”.

2) Mangio perché mi annoio, mi sento solo e non ho nessuno che mi vuole bene
Il cibo è il sostituto di relazioni affettive gratificanti, ci si riempie per non sentire il senso di vuoto dato dalla mancanza di rapporti interpersonali in cui sentirsi accettati, ascoltati e compresi.

3) Mangio perché è l’unica cosa piacevole che mi è rimasta
Una vita in cui manca il piacere e c’è solo il dovere, porta ad interiorizzare lo stress. Se non mi concedo mai delle pause e non stacco la spina per ricaricarmi con attività piacevoli che mi danno soddisfazione, prima o poi sarò costretto a fare i conti con disagi ben più grandi dei compiti che la vita mi richiede.

4) Mangio per dimenticare il mio passato difficile
Bisogni primari rimasti insoddisfatti, come quello di accudimento e di amore nell’infanzia, possono creare dei “vuoti emotivi” molto profondi che, se non elaborati, mettono a dura prova l’equilibrio mentale delle persone. Affrontare “i nodi del proprio passato” aiuta a dare una nuova visione di se stessi e della propria esperienza e ad uscire dal circuito della rabbia e del dolore.

5) Mangio per ribellarmi e per fare di me quello che voglio
Se si vuole affermare la propria indipendenza e dimostrarla a qualcun altro, si usa il cibo come forma di ribellione e di autoaffermazione di sé. Ad esempio, se sono costretto a stare in situazioni da cui vorrei uscire e non ci riesco (in famiglia, al lavoro, ecc), posso usare l’alimentazione come valvola di sfogo che sta a simboleggiare la mia unica forma di libertà.

 

Come affrontare il problema?

 

fame nervosaAffronta il problema della fame nervosa prendendo coscienza di cosa ci spinge a compensare le mancanze percepite attraverso il cibo.

 

E’ difficile dire a priori quello che sarebbe opportuno fare per combattere la fame nervosa, poiché la soluzione del problema cambia da persona a persona, ma sicuramente avere un occhio attento alle proprie dinamiche interiori e alla propria emotività aiuta.
Per cominciare ci si potrebbe chiedere: quali circostanze, situazioni e stati d’animo precedono tipicamente la fame nervosa? Quali disagi, tensioni o bisogni l’alleviano?
In questo modo si riconduce il bisogno incontrollato di mangiare ad una situazione-contesto che può averlo generato, collegando ad esso una nostra reazione che, probabilmente, ha lo scopo di alleviare la sensazione sgradevole che ci ha turbato. Ad esempio, se mi rendo conto che di mangiare ogni volta che qualcuno mi svaluta e mi fa sentire inadeguato, capisco che sto usando il cibo come conforto, come un “amico fedele” che mi sa stare a fianco senza criticarmi.

La base di partenza, quindi, sono le nostre emozioni: impariamo a riconoscerle per capire come affrontare i nostri problemi!


 

PhotoCredits: Dimagrire con gusto ; Scientific Training ;

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Jessica Stolfi

Psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna, Jessica Stolfi si è laureata in Psicologia e si è poi specializzata in Psicoterapia Relazionale. Dal 2007 esercita l’attività come libera professionista e collabora con enti pubblici e privati come docente di corsi e relatrice di eventi divulgativi. Il suo intervento è rivolto alle problematiche degli adulti, dei bambini, della coppia e della famiglia.