Ginseng, panacea di tutti i mali?

Ginseng, panacea di tutti i mali?

Chi frequenta abitualmente bar e caffetterie avrà certamente ceduto alla tentazione, almeno una volta, di concedersi una tazza di quella bevanda energizzante e tonificante, erogata dalla stessa macchinetta che solitamente offre il caffè d’orzo ai più virtuosi, che negli ultimi anni ha incontrato il gusto e l’approvazione di molti consumatori: il caffè al ginseng. La diffusione della bevanda calda al ginseng, anche in versione domestica, ha stimolato enormemente l’interesse verso questa pianta, che oggi può entrare nelle nostre case anche nelle vesti di compresse, infusi, barrette e sport drinks. Ma cosa sappiamo davvero del ginseng?

Con il termine ginseng si fa riferimento, in realtà, a diverse specie di una pianta appartenente alla famiglia delle Araliaceae e diffusa nell’emisfero settentrionale, in particolare in Asia (Corea, Cina del Nord e Siberia orientale) ed in Nord America.

 

Ginseng: una parola, molte specie diverse

 

La specie coreana del Panax è quella considerata più pregiata ed è proprio lo stesso nome che si fa portatore delle virtù attribuite a questa pianta: il termine greco Panax deriva dalla composizione dell’aggettivo pan (“tutto”) con akèia (“cura”), con il significato cioè di “rimedio a tutti i mali“, mentre l’espressione Ginseng è da ricondurre al cinese rensheng, ossia “pianta dell’uomo”, a sottolineare la tipica forma antropomorfa delle sue radici.

 

Bevanda al ginsengLe bevande al ginseng sono sempre più richieste nei bar e nelle caffetterie, ma attenzione a zuccheri e grassi nascosti nelle composizioni!

 

Gli estratti ricavati dalle carnose radici di ginseng vantano una tradizione millenaria, specialmente nella storia della medicina cinese, che ne fa uso da almeno 4000 anni: all’epoca degli imperatori il ginseng era ritenuto uno dei più potenti rimedi e alleati della salute umana e, ancora oggi, gode di grande fama come ricostituente naturale. I primi a diffondere in Occidente il ginseng furono i missionari gesuiti che, nel XVII secolo, iniziarono a studiarne le proprietà; poi, nel 1700, venne individuata negli Stati Uniti una radice dalle virtù assai simili ed il commercio delle varie specie di ginseng divenne particolarmente florido.

La tendenza odierna a rivolgersi sempre con maggior frequenza ai rimedi naturali ha fatto sì che questa radice diventasse oggetto di numerose ricerche, volte ad indagare i benefici per il nostro organismo. Ma prima di soffermarci sulle proprietà medicinali del ginseng è doveroso presentare, a titolo di chiarezza, le diverse tipologie che popolano le erboristerie.

 

I volti del ginseng

 

Il Ginseng Asiatico, o Panax Ginseng, riveste un ruolo di grande rilievo tra le erbe medicinali impiegate nella medicina tradizionale cinese, secondo la quale consente di riportare l’equilibrio tra le due forze contrapposte dello yin e dello yang, garantendo così armonia e salute.

Le sue qualità stimolanti ed energizzanti sono riconducibili ai ginsenosidi, molecole che vanno ad agire sul sistema nervoso centrale. La quantità e la tipologia di ginsenosidi varia nelle diverse specie, spiegando dunque la diversa capacità di azione. Il Panax ginseng accoglie soprattutto i ginsenosidi della famiglia Rg1, ad attività eccitante, ed una minore quantità di ginsenosidi Rb1 calmanti, motivo per cui la medicina orientale lo consiglia a persone con bassi livelli di energia, scarsa libido e lentezza mentale.

Il Panax ginseng, a seconda della modalità di lavorazione, è presente in due varietà, una rossa, più facilmente reperibile in commercio, ed una bianca, più rara e con un quantitativo più elevato di ginsenosidi.

Il Ginseng Americano, o Panax quinquefolius, cresce soprattutto nelle zone comprese tra Ontario (Canada), British Columbia (Canada) e Wisconsin (USA). Secondo la medicina tradizionale cinese, il quinquefolius promuove l’energia yin e riduce l’eccesso dello yang, offrendo qualità rinfrescanti, rilassanti e calmanti. Gli studi hanno infatti dimostrato che contiene più ginsenosidi della classe Rb1, Rd e Re rispetto al ginseng cinese, con effetto meno stimolante.

Il Ginseng Siberiano, o Eleutherococcus senticosus, è invece un piccolo arbusto appartenente anch’esso alla famiglia delle Araliaceae, nativo dell’Asia orientale e nord orientale (Cina, Corea, Giappone e Russia). Conosciuto anche come Eleuthero o Ciwujia, è noto da tempo immemorabile nella medicina tradizionale cinese, ma, a differenze delle piante del genere Panax, è ricco di eleuterosidi, chimicamente diversi dai ginsenosidi, contenenti polisaccaridi che aiutano a stimolare il sistema immunitario. Perciò è ritenuto un alleato per potenziare le funzioni mentali e aumentare le difese contro influenza e febbre.

 

Le potenzialità terapeutiche del ginseng

 

Le proprietà benefiche del ginseng sono attribuibili a diversi componenti presenti nelle sue radici: in esse troviamo un alto contenuto di vitamine (B1, B2, C), oli essenziali, oligoelementi (magnesio, calcio, fosforo, ferro), polisaccaridi (panaxani) e principi attivi responsabili dell’attività farmacologica, i già citati ginsenosidi.

Il ginseng viene annoverato nell’elenco delle piante cosiddette “adattogene“, cioè capaci di aumentare la resistenza dell’organismo a diversi fattori di stress, che siano di natura fisica, chimica o biologica. Ma come può verificarsi questo miglioramento della risposta alla fatica ed alla stanchezza?

 

Infuso di ginsengLa radice di ginseng è molto nota fin dall’antichità nella medicina cinese per le sue probabili innumerevoli proprietà benefiche

 

Diversi studi hanno dimostrato che il ginseng influenza l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, aumentando il rilascio di ACTH, un ormone che induce la liberazione surrenale di cortisolo, il celebre “ormone dello stress”. Il cortisolo promuove la sintesi del glicogeno e quella delle proteine a livello muscolare, stimola la funzionalità del sistema immunitario e migliora la circolazione, permettendo all’organismo di resistere meglio al freddo o al caldo, alle intossicazioni chimiche, alla fatica e ad altre situazioni che spossano l’organismo. Per queste proprietà viene utilizzato da chi studia o ha un’intensa attività sportiva per migliorare i riflessi, accelerare la risposta nervosa, ridurre l’affaticamento mentale, potenziare la resistenza fisica e la memoria.

Altri studi hanno evidenziato proprietà ipoglicemizzanti, utili cioè a ridurre la concentrazione ematica di glucosio, determinata sia dai ginsenosidi sia dalla frazione polisaccaridica: da un lato i ginsenosidi sembrano favorire la sintesi pancreatica di insulina (l’ormone che appunto fa entrare lo zucchero nelle cellule, abbassando la glicemia) e promuovere la formazione di trasportatori del glucosio nel fegato; dall’altro i panaxani (polisaccaridi) sembrano diminuire la sintesi di glucosio a livello epatico ed aumentare il suo utilizzo nei vari tessuti corporei.

Nella medicina tradizionale cinese, il ginseng viene impiegato nel trattamento di moltissime condizioni patologiche, come alterazioni di pressione, anemia, artrite, insonnia, problemi digestivi e diabete, ma il ricorso a questa radice è indicato anche in stati di debilitazione, depressione e per rallentare il processo di invecchiamento dei tessuti dell’organismo.

La cultura popolare, inoltre, affibbia al ginseng qualità afrodisiache, capaci di stimolare il desiderio e combattere le disfunzioni maschili.

Oltre alle note proprietà energizzanti, al ginseng sono riconosciuti tantissimi effetti protettivi, dalle virtù antiossidanti alle proprietà antiinfiammatorie, antipiretiche, ipocolesterolemizzanti, probiotiche, radioprotettive ed anticancerogene; purtroppo, però, molti di questi effetti non sono stati dimostrati sull’uomo.

 

L’altro lato della medaglia

 

Da quanto detto, il ginseng sembra davvero meritarsi la nomea di panacea di tutti i mali! Tuttavia, anche se i risultati di molteplici studi possono risultare suggestivi e incoraggianti, non dobbiamo mai dimenticare che l’uomo è un sistema estremamente complesso e che non basta osservare gli effetti ottenuti in laboratorio o su un gruppo selezionato di persone per potere avere evidenze convincenti che un determinato componente sia efficace. Ad oggi, la potenzialità terapeutica del ginseng nel trattamento di numerose patologie, come diabete o artrite, non è provata.

Ciò che invece è certo è che, benchè sia un rimedio naturale, il consumo di ginseng in maniera inappropriata o sconsiderata non può mai essere sottovalutato. Il suo utilizzo, infatti, non è scevro di spiacevoli effetti collaterali e controindicazioni: un’assunzione eccessiva può condurre a nausea, diarrea, orticaria, ipertensione, palpitazioni, mal di testa, insonnia e dolore mammario, senza dimenticare i casi di reazione allergica, mentre chi soffre di ipertensione, emorragie, ulcera duodenale, ansia ed insonnia grave dovrebbe starne alla larga, così come donne in dolce attesa o che allattano.

L’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ci mette inoltre in guardia in merito alle interazioni con alcuni farmaci, come psicofarmaci, anticoagulanti, ipoglicemizzanti orali e insulina, con compromissione anche grave dell’azione di diversi medicinali.

Infine, nel caso vengano assunti integratori di ginseng, previa consultazione del medico, è bene evitare periodi troppo lunghi di esposizione, limitandosi a 5-7 settimane.

 

 

Photo Credits: Green , My-personaltrainer , Koreanfood

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Silvia Bigucci

Silvia Bigucci

Nel 2005 mi sono laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Bologna con il massimo dei voti, Titolo della tesi "Soffrire per il cibo: Considerazioni generali sui Disturbi del Comportamento Alimentare". Nel 2006-2007 ho conseguito un Master di I° livello:“First Certificate of Professional Training in Eating Disorders and Obesity”, corso annuale teorico-pratico nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione e dell’obesità (terapia cognitivo-comportamentale). Dal 2006 svolgo la mia attività libero professionale di Dietista in ambito privato (Bologna, Riccione, Rimini). Collaboro, con contratto libero professionale, come referente Dietista all’interno dell’ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Azienda Ospedaliera S. Orsola Malpighi nell’UO di Neuropsichiatria Infantile (Prof. Emilio Franzoni), inoltre curo Gruppi di Psicoeducazione Alimentare con pazienti in regime di ricovero (Day-Hospital/ordinario) ed ho iniziato a collaborare con l’AISPED (Associazione Italiana Studio e Psicoterapia Eating Disorder) e con il Centro Arbor Vitae (Centro di psicologia e psicoterapia). Ho lavorato, inoltre, come Consulente Dietista presso la comunità di San Patrignano libera associazione ONLUS e lo scorso anno, ho conseguito l'attestato di Personal lifestyle trainer - Corso di Alta Formazione “Esperto nel miglioramento degli stili di vita”.