Il carbone vegetale

Il carbone vegetale

Su di lui, nell’ultimo periodo, sono stati puntati tutti i riflettori, in un teatro che ha visto la platea divisa tra spettatori pronti a far risuonare gli applausi ed altri in procinto di far echeggiare i loro fischi: parliamo del carbone vegetale, la star del momento divenuta oggetto di un’accesa polemica nei mesi scorsi. Solo l’intervento del Ministero della Salute ha potuto calare il sipario sulla vicenda, chiarendo la situazione una volta per tutte.

Tale controversia è derivata in parte dal duplice volto del carbone vegetale: infatti, questa polvere ricavata da legno opportunamente carbonizzato può essere impiegata come integratore alimentare (dunque a fine medici) o come colorante (a fini tecnologici). Due funzioni ben diverse e distinte, disciplinate da differenti normative comunitarie, che non possono essere confuse.

 

Carbone vegetale attivato …  per l’attività del tuo intestino

 

Il carbone vegetale, come integratore naturale, viene usato per trattare alcuni disturbi dell’apparato gastrointestinale; ad esempio, è utilissimo per attenuare fastidiose alterazioni degli equilibri intestinali come aerofagia (ovvero eccessiva introduzione di aria nelle vie digestive, fenomeno responsabile del fatidico gonfiore) e meteorismo (una situazione cioè di eccessivo accumulo di gas nel tratto intestinale che si accompagna a senso di distensione, ripienezza ed emissione di gas).

Il carbone attivo, o carbone vegetale attivato, non è altro che classico carbone proveniente da specie differenti di legno di betulla, pioppo e salice che viene sottoposto a combustione in assenza di ossigeno e successivamente trattato affinché la sua superficie assuma un aspetto poroso e una consistenza leggera: in tale modo viene aumentata la capacità adsorbente del carbone, quell’abilità di attrarre a sè una grande quantità di molecole e sostanze tossiche facilitandone l’eliminazione.

Il risultato è una polvere, finissima, estremamente porosa, inodore e insapore.

 

Carbone vegetale in polvereIl carbone vegetale in polvere

 

Il carbone vegetale, una volta assunto, ha la particolarità di adsorbire non solo liquidi e gas, generanti molti disturbi alla digestione e all’intestino, ma anche farmaci: ecco perché non si devono mai assumere farmaci dai 30 minuti prima alle due ore dopo l’ingestione del carbone vegetale.

L’uso del carbone vegetale non solo risulta efficace nella terapia dei sintomi legati all’eccessiva introduzione o produzione di gas a livello gastrico e intestinale, ma si rivela benefico anche in caso di digestione difficile o fermentazioni intestinali, reflusso gastroesofageo e acidità di stomaco, grazie alla sua capacità di impregnarsi di succhi gastrici in eccesso, donando così sollievo a stomaco ed esofago in fiamme.

Inoltre, i circa 100 milioni di pori contenuti in un grammo di carbone vegetale consentono di trattenere germi e batteri, con ripercussioni positive in chi soffre di alitosi o alito cattivo.

In caso di diarrea, derivante ad esempio da colon irritabile, il carbone può portare benefici, aiutando a compattare le feci.

Infine, intossicazioni alimentari o avvelenamenti (ad esempio da alcaloidi, fosforo, arsenico e alcuni farmaci) traggono giovamento dalla sua attività antitossica, che si esplica nell’inglobamento di gran parte dei veleni e nella formazione di un complesso che viene eliminato dal tubo digerente senza essere assorbito. La somministrazione di carbone vegetale, seguita da quella di un purgante salino per eliminare il complesso originatosi, rappresenta una classica strategia di intervento in caso di avvelenamento da funghi.

Alcuni studi clinici hanno evidenziato una possibile proprietà ipocolesterolemica: il carbone vegetale sarebbe in grado di interferire con l’assorbimento del colesterolo, facilitandone l’espulsione. È stato infatti constatato che la somministrazione quotidiana di carbone attivo (ma a dosi molto più elevate di quelle consigliate per le tradizionali applicazioni) ha prodotto una riduzione del colesterolo totale ed in particolar modo del colesterolo cattivo LDL, con un aumento di livelli di colesterolo buono HDL.

E’ possibile acquistare il carbone vegetale in erboristeria, farmacia e anche nei grandi supermercati: è disponibile in polvere da sciogliere in acqua, in comode compresse o in tavolette. Inoltre è stata prodotta una linea di carbone vegetale senza zucchero, adatta ai diabetici. Il carbone vegetale in polvere deve essere sciolto in acqua e può essere assunto dai 30 minuti prima del pasto fino a 2 ore successive, mentre in formato compresse può essere assunto in concomitanza con il pasto e mai dopo le due ore successive.

Sebbene siano note poche controindicazioni (ad esempio è sconsigliato a chi soffre di appendicite e ha ostruzioni a livello intestinale) e non siano stati riscontrati effetti collaterali gravi in seguito all’uso di carbone vegetale, è bene sottolineare che può interagire con il metabolismo di alcuni farmaci, inclusa la pillola anticoncezionale, pertanto l’utilizzo di questa sostanza non può prescindere dalla consultazione del proprio medico. Il controllo preventivo del medico è necessario anche in caso di gravidanza e sopratutto se dovessero verificarsi sintomi indesiderati come stitichezza, nausea, vomito o dolori vari.

 

Carbone vegetale … per uno strabiliante contrasto di colori

 

Il carbone vegetale, oltre che trovare impiego per il nostro benessere, è stato arruolato dall’industria alimentare come colorante naturale, dal momento che rientra nella lista UE degli additivi consentiti, con la sigla E153.

 

Non solo pane, anche la mozzarella neraLa moda dilagante di utilizzare il carbone vegetale per rendere neri gli alimenti, ha portato non solo alla produzione di pane e prodotti da forno colorati ma anche delle mozzarelle

 

Il suo utilizzo, volto a donare un aspetto nero intenso, è ammesso nella preparazione di alcuni formaggi, di alcuni prodotti da forno e nella produzione di pasta di pesce dove sostituisce il nero di seppia. Può essere impiegato, anche a livello domestico, per la realizzazione di impasti neri, capaci di creare un notevole impatto visivo senza alterazioni di gusto, con quantità di circa 10-15 gr per ogni kg di farina.

Nell’ultimo periodo, però, i prodotti al carbone vegetale, nello specifico il “pane nero“, sono finiti nel mirino di un acceso dibattito che ha coinvolto addetti della panificazione e istituzioni.

Recentemente, gli agenti della Forestale hanno denunciato 12 panificatori pugliesi che al normale impasto del pane aggiungevano un additivo: il colorante E153, proprio il carbone vegetale di cui abbiamo parlato finora per gli effetti spiccatamente benefici. Da qui nasceva l’allettante promessa che ha fatto salire le quotazioni del pane nero: esaltandone presunte proprietà salutari, il pane veniva venduto come molto più digeribile e in grado di sgonfiare la pancia.

Gli effetti reclamati sono tutti da dimostrare: in realtà, l’unico effetto sortito dal pane nero è stato quello di far scattare l’accusa di frode.

Infatti, l’attuale normativa vieta l’utilizzo di coloranti (quindi anche dell’additivo E153) nel pane, mentre consente, per la produzione di “prodotti della panetteria fine” (come crackers, grissini, brioches), di aggiungere agli ingredienti base (acqua, lievito e farina) anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia (Reg. CE 1333/08, Allegato II Parte E): questo quindi non significa che tali prodotti possano essere venduti con la denominazione di “pane” e, per di più, nel momento in cui il carbone vegetale viene usato allo scopo esclusivo di colorante, non è ammissibile aggiungere nell’etichettatura, nella presentazione o nella pubblicità del prodotto alcuna informazione che faccia riferimento agli effetti benefici del carbone vegetale per l’organismo umano.

A fine dicembre 2015 è arrivata anche la posizione del Ministero della Salute che, con una nota molto dettagliata, ha ribadito i campi di utilizzo dell’E153 e le regole in materia. Dunque, l’unico e vero pane nero rimane quello tradizionale, fatto con acqua e farina di segale, che non solo può millantare una lunga storia in Italia, ma può pure fregiarsi di riconoscimenti DOP e IGP da parte dell’Unione Europea.

 

 

Photo Credits: Ilfattoalimentare , Napoli.fanpage , Bergamopost

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Silvia Bigucci

Silvia Bigucci

Nel 2005 mi sono laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Bologna con il massimo dei voti, Titolo della tesi "Soffrire per il cibo: Considerazioni generali sui Disturbi del Comportamento Alimentare". Nel 2006-2007 ho conseguito un Master di I° livello:“First Certificate of Professional Training in Eating Disorders and Obesity”, corso annuale teorico-pratico nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione e dell’obesità (terapia cognitivo-comportamentale). Dal 2006 svolgo la mia attività libero professionale di Dietista in ambito privato (Bologna, Riccione, Rimini). Collaboro, con contratto libero professionale, come referente Dietista all’interno dell’ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Azienda Ospedaliera S. Orsola Malpighi nell’UO di Neuropsichiatria Infantile (Prof. Emilio Franzoni), inoltre curo Gruppi di Psicoeducazione Alimentare con pazienti in regime di ricovero (Day-Hospital/ordinario) ed ho iniziato a collaborare con l’AISPED (Associazione Italiana Studio e Psicoterapia Eating Disorder) e con il Centro Arbor Vitae (Centro di psicologia e psicoterapia). Ho lavorato, inoltre, come Consulente Dietista presso la comunità di San Patrignano libera associazione ONLUS e lo scorso anno, ho conseguito l'attestato di Personal lifestyle trainer - Corso di Alta Formazione “Esperto nel miglioramento degli stili di vita”.