Il controverso caso della cocciniglia e dell’acido carminico

Il controverso caso della cocciniglia e dell’acido carminico

Se sgranocchiando colorate praline al cioccolato o sorseggiando un invitante aperitivo rosso (senza fare nomi), vi è mai venuta voglia di curiosare nell’elenco degli ingredienti, molto probabilmente alla voce coloranti avrete trovato la cocciniglia, alias E120.

La sua assonanza con “coccinella”, in questo caso, ci porta in effetti sulla buona strada: la cocciniglia è appunto un insetto – anche se non della stessa famiglia della coccinella – da cui è possibile ottenere l’omonimo colorante.

 

Come si produce il colorante cocciniglia?

 

In particolare, l’acido carminico, il pigmento responsabile della colorazione rossa, viene estratto dagli insetti femmina della specie Dactylopius coccus: il carapace viene essiccato, polverizzato ed infine trattato con acqua calda per permettere l’estrazione del pigmento. Anche dalle uova è possibile ottenere un pigmento colorato, dalle tonalità più chiare.

 

La coccinigliaLa cocciniglia, Dactylopius coccus, su una foglia

 

Le proprietà coloranti della cocciniglia sono note da tempi remoti, risalenti addirittura alle civiltà precolombiane e, con le conquiste spagnole, divennero popolari anche in Europa. Oggi l’acido carminico, successivamente trattato con alluminio, permette di dare origine ad un sale dal colore rosso brillante noto come carminio, una delle forme utilizzate dall’industria alimentare per il colorante E120.

Il colorante cocciniglia, oltre a trovare impiego come additivo alimentare, è utilizzato anche nella produzione di cosmetici e, in misura minore, nella tintura dei tessuti. Nonostante la pratica risulti piuttosto costosa (per produrre 1 Kg di colorante servono circa 155 mila insetti), il largo uso della cocciniglia è giustificato soprattutto dalla stabilità del colore, caratteristica che lo rende perfetto per l’impiego nell’industria del cibo in specie su larga scala.

Fra gli alimenti in cui è possibile trovare la cocciniglia vi sono in primis le caramelle (rosse, rosa, viola), yogurt, marzapane, gelati, gelatine, bibite (soprattutto quelle da aperitivo che si distinguono per la colorazione arancio/rossa) e i liquori, tra cui spicca l’Alchermes, che deve il suo colore proprio a questo insetto (e pare anche il nome, dal momento che il termine arabo “al qirmiz” fa riferimento proprio alla cocciniglia).

La presenza di cocciniglia in un prodotto alimentare è assai rilevante non solo per motivi etici, in quanto vegetariani e vegani hanno la necessità (ed il diritto) di conoscere se un prodotto contiene additivi di origine animale, che dunque devono escludere dalla propria dieta, ma è rilevante anche per ragioni di salute, in quanto sono stati segnalati casi di allergia al colorante E120 (eruzioni cutanee, orticaria, congestione nasale), presumibilmente mediate dalle proteine residue dell’insetto.

 

L’alternativa di sintesi

 

AlchermesL’alchermes è un liquore colorato di rosso grazie all’uso della cocciniglia

 

In realtà, in laboratorio è possibile sintetizzare una molecola dal colore rosso intenso molto simile a quello della cocciniglia, per cui in molti prodotti in commercio oggi è più facile reperire l’additivo di sintesi e non quello di origine animale; data l’estrema somiglianza, l’additivo colorante E124 ottenuto in laboratorio, quindi adatto anche a regimi vegetariani e vegani, è noto anche come “rosso cocciniglia”, fatto che talvolta può trarre in inganno il consumatore.

Per il colorante E120 la dose giornaliera ammessa (ADI, dall’inglese Acceptable Daily Intake) è al massimo di 5 mg per Kg di peso corporeo: a queste concentrazioni non sono noti effetti collaterali, ma ad oggi non sono ancora disponibili studi sugli effetti a lungo termine.

Ricordiamo comunque che, prima di autorizzare l’uso di un qualsiasi additivo alimentare, gli organi preposti alla sorveglianza e alla sicurezza in ambito alimentare analizzano i risultati degli studi disponibili, scongiurando rischi tossicologici alle normali dosi di impiego suggerite. Tuttavia, nel dubbio possa causare insorgenza di qualche alterazione, ne viene sconsigliato la somministrazione ai bambini e alle donne in gravidanza.

 

 

Photo Credits: Supercuoca , Alimentipedia , Wikimedia

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Desiree Minotti

Desiree Minotti

Sono Desirèe Minotti, dietista dal novembre 2005 quando ho conseguito la laurea in Dietistica presso la Facoltà di Medicina dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. A pochi mesi dalla laurea ho iniziato a svolgere libera professione ambulatoriale basando la mia attività sull’educazione ad una più varia ed equilibrata alimentazione e stimolando le persone ad intraprendere uno stile di vita più sano e consapevole. L’esperienza maturata in questi anni mi ha permesso di capire quale tipo di professionista in nutrizione desidero essere. Ho compreso infatti che la mia professione va ben al di là delle indicazioni e raccomandazioni che scrivo nel trattamento che consegno a i miei pazienti, perché la relazione che lega ognuno di noi al cibo è strettamente dipendente dalle emozioni: ci nutriamo più delle emozioni che il cibo suscita in noi che dell’alimento in se. Questo è il motivo per cui amo affiancare i miei pazienti nel percorso che intraprendono, sostenendoli e incoraggiandoli ma anche aiutandoli a trovare o ritrovare le motivazioni che li hanno spinti a presentarsi al mio studio, perché noi “siamo quello che mangiamo” sia biologicamente che emotivamente.