Il riscaldamento globale cambierà il sapore del cibo

Il riscaldamento globale cambierà il sapore del cibo

Il riscaldamento globale cambierà il sapore del cibo ed il nostro modo di nutrirci: a dircelo, un gruppo di scienziati guidati da Richard Eckard, direttore del Primary Industries Climate Challenges Center dell’Università di Melbourne, nella relazione “Appetite for Change”.
 
Secondo il team il riscaldamento globale inciderà in modo significativo, non soltanto sulla quantità di scorte alimentari disponibili, ma anche sulla qualità e sul sapore dei cibi che porteremo giornalmente in tavola.
I nostri gusti in fatto di cibo (ed il modo in cui ce lo procureremo) dovranno adeguarsi ai cambiamenti che il nostro pianeta sta vivendo (ebbene sì, anche a causa nostra).
 

In che misura il riscaldamento globale inciderà sul nostro modo di nutrirci?

 

riscaldamento globaleIl riscaldamento globale porterà ad una perdita di qualità nella carne di cui ci nutriremo.

 

Allevamento

Il riscaldamento globale, ci spiega Eckard, ha la capacità di innescare una catena di eventi in grado di compromettere – in modo del tutto negativo – la qualità dei cibi di cui ci nutriremo. Le temperature elevate, ad esempio, influenzeranno l’appetito dei bovini, riducendolo sensibilmente: questo si ripercuoterà sulla qualità delle carni, più dure e stoppose. In calo anche la produzione di latte: lo studio parla, addirittura, di un -40%!
 
Agricoltura
 
Calore e siccità riducono la qualità del grano, della verdura e della frutta coltivata. La radicalizzazione di condizioni climatiche “più estreme”, può provocare la scomparsa di alcune coltivazioni o la necessità di ingenti investimenti, in termini di denaro, per proteggerle (potrebbe accadere alle mele, ad esempio, o alle mandorle). Gli ortaggi che più soffrono le variazioni di temperatura, subiranno un cambiamento in consistenza (ed in sapore).
L’aumento dell’umidità in alcune zone, inoltre, comprometterebbe le coltivazioni di tuberi, le patate ad esempio, sensibili a microorganismi come la Phytophthora Infestans.
 
La relazione redatta dagli scienziati dell’equipe di Eckard, ha come proprio focus le problematiche locali di uno stato, l’Australia, che ricava la maggior parte di quello che mangia da ciò che coltiva o alleva al suo interno (e che quindi risulterebbe notevolmente colpita da un cambiamento climatico di questa portata).
Ma il team australiano non è l’unico ad aver notato una forte correlazione tra cambiamenti climatici e cibo. Il direttore del Center of Food and Environment Security dell’Università di Stanford, David Lobell, in uno studio reso noto negli ultimi mesi dello scorso anno, aveva parlato di come il rendimento di alcune coltivazioni risenta in modo negativo di questi cambiamenti, che ne rallentano la crescita, ne compromettono la sicurezza o, semplicemente, costringono a spostare alcune di queste, in ambienti con un clima più favorevole.
 

Come possiamo reagire a tutto questo?

 

Continuare a nutrirci dei cibi che più amiamo è possibile: ma deve partire tutto da noi e dalla nostra abilità di ridurre gli sprechi rispettando maggiormente l’ambiente che ci circonda.

 

Fonti: Slowfood ; Nature ; Focus

PhotoCredits: ManuelMarangoni ;

Share on Facebook37Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Share on Tumblr0Email this to someone

Commenti

commenti

Enza Gargiulo

Enza Gargiulo

Sono Maria Vincenza, per gli amici Enza, laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari. Allergica a tutto (o quasi) quello che madre natura ha creato, amo molto stare in cucina e provare e riprovare tutte le ricette che mi vengono in mente. Inguaribile ottimista, cerco di prendere sempre il buono da ogni situazione e di restare allegra il più possibile nel corso delle giornate. E se la sera mi sento stanca, una buona compagnia e un bel bicchiere di vino mi rimettono in forze e sono sempre pronta a far festa!