La carne, rossa e trasformata, e il cancro

La carne, rossa e trasformata, e il cancro

È notizia di poche ore fa che la carne, nello specifico quella rossa e quella trasformata, sia stata inserita dall’AICR (American Institute for Cancer Research) nella lista delle sostanze cancerogene per l’uomo. E subito si scatena l’isterismo! Ma noi di Edo siamo qui, pronti per cercare di fare luce sul caso, cercando di approfondire senza iniziali pregiudizi.

Prima di addentrarci nel discorso carne, sarebbe opportuno fare un passo indietro.

 

Cosa sono le liste AICR?

 

(e soprattutto, quanti fino a ieri realmente ne conoscevano l’esistenza?)

Dunque, le liste sono state create per raggruppare le sostanze sulla base del livello di cancerogenicità riscontrato per ciascuna di esse in seguito a specifici studi scientifici. Per la valutazione di una singola sostanza e l’assegnazione ad una delle liste è necessario condurre numerosi studi, della durata di anni, anche epidemiologici sull’uomo, che forniscano risultati da cui si possano trarre delle conclusioni attendibili. Può succede che per testare una data sostanza, gli studi siano caratterizzati da dosaggi molto elevati ed esposizioni lunghissime e continuative, che spesso non ricalcano esattamente la situazione reale.

 

Studi epidemiologiciStudi epidemiologici in cui si stressa il contatto tra uomo e una data sostanza sono fondamentali per capire la reazione che il corpo ha al contatto prolungato e costante con essa

 

I sistemi biologici, come può essere anche un uomo, sono complicatissimi e un numero di variabili incredibile concorre alla comparsa di una data malattia o di una specifica condizione. Negli studi condotti ad hoc, è dunque necessario stressare le condizioni (esporre costantemente il sistema a quella sostanza) per cercare di isolare al massimo la variabile e tentare di risalire all’effetto che da sola ha sul sistema.

In un gergo più “umano” potremmo dire che sono studi un po’ falsati, ma necessari per giungere al risultato finale e capire l’effetto sul corpo di una sostanza.

Ritornando alle liste, queste sono 4, anzi 5. Al gruppo 1 appartengono le sostanze considerate cancerogene per l’uomo (sono 113 sostanze, tra cui il fumo di sigaretta, il benzene, la naftalina, ma anche l’alcol); al gruppo 2A sono “iscritte” le sostanze che probabilmente sono cancerogene per l’uomo (66 sostanze); il gruppo 2B è formato dalle sostanze che sono possibili cancerogeni per l’uomo (285 sostanze); il gruppo 3 contiene le sostanze non classificabili come cancerogene (505) e il gruppo 4 (formato da una sola sostanza, per il momento) comprende le sostanze che probabilmente non sono cancerogene per l’uomo.

 

E la carne?

 

Eccoci al dunque! La carne rossa è da anni, ormai, nel banco degli accusati. La possibilità di una relazione esistente e reale tra un eccessivo consumo di carne rossa e trasformata e la comparsa di cancro, in particolare quello al colon-retto, si è palesata in diversi studi ed è diventata uno dei cavalli di battaglia dei ferventi sostenitori della dieta priva di carne.

Ed oggi siamo nella situazione in cui la carne trasformata è stata inserita nel gruppo 1 (quello dei composti cancerogeni), mentre la carne rossa nel gruppo 2A (quello dei probabili cancerogeni).

 

Ma è davvero così?

 

Beh, se a confermarlo e a renderlo così ufficiale è l’AICR non resta che crederci. Ovviamente, è necessario capire bene cosa realmente è stato detto da questo ente e non fermarci allo strato superficiale.

 

Carne trasformataPer carne trasformata si intende una carne (generalmente rossa) che ha subito trattamenti di conservaizone come l’affumicatura, la salagione o l’aggiunta di conservanti

 

Abbiamo un dato di fatto: un consumo eccessivo di carne aumenta il rischio della comparsa di cancro al colon-retto. L’AICR parla quindi di un consumo eccessivo, che vada oltre le quantità raccomandate (ossia 500 g di carne rossa a settimana al massimo, diciamo le canoniche 1-2 volte raccomandate anche dalle autorità italiane ed europee).

È la stessa AICR che spiega come un consumo moderato di carne rossa non sia associato ad un significativo aumento del rischio di comparsa del cancro. Mentre un consumo regolare, anche di piccole quantità, può aumentare in maniera apprezzabile il rischio di ammalarsi. Parlando di numeri, il rischio di comparsa di cancro al colon-retto negli abitanti dei paesi industrializzati di età compresa tra gli 0 e i 75 anni, equivale mediamente al 5%. Ogni porzione di 50 g al giorno di carne trasformata può aumentare del 18% (quindi da 5% si passa al 5,9%) il rischio di malattia, mentre ogni 100 g al giorno di carne rossa aumentano il rischio del 17% (dal 5% si passa al 5,85%).

 

E allora perché la carne rossa è stata inserita nei gruppi peggiori?

 

Sempre dal sito dell’AICR è possibile leggere che la classificazione riflette la forza dell’evidenza scientifica alla base della relazione tra consumo di carne e comparsa di cancro, ma non si basa su un livello di rischio. Il fatto che la carne e il fumo di sigaretta siano nello stesso gruppo, non vuol dire che la loro pericolosità sia la stessa.

Infatti, da alcuni degli 800 studi considerati, è emerso che per i mangiatori di carne trasformata il rischio di ammalarsi di cancro è doppio rispetto a coloro che escludono la carne dalla propria alimentazione. Mentre per il fumo di sigaretta, i fumatori hanno un rischio 20 volte superiore di ammalarsi rispetto ai non fumatori.

Sebbene il consumo di carne è probabilmente uno dei principali fattori che contribuiscono ad alti tassi di cancro dell’intestino in America, Europa occidentale e Australia, il meccanismo con cui la carne dovrebbe agire da causa scatenante sul corpo è ancora poco chiaro, ed è certamente un effetto molto più limitato se paragonato all’azione del fumo di sigaretta sull’aumento del rischio di cancro ai polmoni.

 

Fumo di sigarettaAnalizzando la pericolosità, il fumo di sigaretta aumenta di un fattore pari a 20 il rischio di comparsa di cancro

 

Altro elemento da considerare è che, i risultati dell’analisi hanno portato ad evidenziare un rapporto di tipo dose-risposta tra il consumo di carne e l’aumento del rischio di cancro: più carne trasformata e rossa si mangia, più il rischio aumenta. Ma, d’altra parte, non è stato possibile stabilire una relazione inversa sicura: per i vegetariani/vegani non vi è un rischio minore di cancro rispetto a coloro che consumano carne rossa entro i limiti raccomandati (che ricordiamo, sono 500 g alla settimana).

 

E allora?

 

Purtroppo la comparsa di un cancro, qualsiasi esso sia, difficilmente può essere imputata ad un singolo fattore. Nella maggioranza dei casi è un concerto di situazioni avverse che scatenano una reazione negativa nell’individuo: lo stress, l’inquinamento, l’esposizione ai raggi solari, il fumo (attivo e passivo), una vita sregolata. Sono tutti fattori che possono agire sul corpo e lentamente avvelenarlo fino all’insorgenza del cancro.

Fondamentale è anche considerare la persona e le sue caratteristiche specifiche, che possono rendere un corpo più sensibile e predisposto alla malattia o anche più resistente rispetto ad altri. In questi frangenti si fa sempre un esempio: Winston Churchill, il grande stratega inglese della Seconda Guerra Mondiale, fu un fumatore incallito, la cui vita, stressante e completamente irregolare, non fu privata mai di alcun vizio. Morì di vecchiaia alla veneranda età di 91 anni (che per l’epoca non era affatto male). Per contro, molto spesso sentiamo di bambini, giovani anche sportivi con vite sane e regolari, stroncati da ingiuste malattie.

 

Winston ChurchillWinston Chirchill morì a 91 anni di vecchiaia, nonostante la sua vita fosse stata oltremodo sregolata

 

Gli studi scientifici epidemiologici condotti sull’uomo, quindi, non possono mai escludere l’incidenza di altri fattori cancerogeni o promotori del cancro o anche protettivi e genetici di eguale importanza. Nel caso specifico della carne, oltre al singolo consumo di carne, va tenuto necessariamente in considerazione lo stile di vita e la dieta in generale, che posso comunque essere fattori di rischio.

E non possiamo neanche trascurare il fatto che la carne stessa è un sistema complesso, fatto da milioni di sostanze naturali ma anche di sintesi che possono interagire singolarmente o in combinazione generando effetti sul nostro organismo, positivi o anche negativi, variabili da persona a persona. Tra le sostanze di sintesi troviamo certamente antibiotici e promotori della crescita che possono essere somministrati agli animali durante le fasi dell’allevamento, additivi utilizzati nelle fasi di trasformazione (come i tanto discussi nitriti e nitrati), ma anche composti che si formano nelle fasi di cottura (come gli IPA – idrocarburi policiclici aromatici – sospetti cancerogeni della carne annerita): tutte sostanze chimiche che noi stessi aggiungiamo alla carne e non è da escludere che siano proprio queste le principali cause scatenanti la malattia.

 

Che fare, quindi?

 

Tralasciando il discorso etico e ambientale, certamente importantissimo e da tenere bene in mente, e focalizzandoci su un discorso di tipo nutrizionale, la carne è un alimento dall’elevato valore nutritivo per cui imparare a dosarla bene nella nostra alimentazione è diventato fondamentale. Quindi agire secondo ragione, non farsi prendere dal panico e seguire i consigli che le autorità dispensano da anni: ridurre al minimo il consumo di carne rossa (o anche escluderla, imparando con consapevolezza a sostituirla adeguatamente), attenersi alle dosi consigliate e ricordarsi di condurre una vita sana e regolare, con tanto di attività fisica.

E se il destino ci sarà avverso non potremo farci nulla, ma almeno non ce lo saremo andati a cercare!

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+1Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Share on Tumblr0Email this to someone

Commenti

commenti

Enza Gargiulo

Enza Gargiulo

Sono Maria Vincenza, per gli amici Enza, laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari. Allergica a tutto (o quasi) quello che madre natura ha creato, amo molto stare in cucina e provare e riprovare tutte le ricette che mi vengono in mente. Inguaribile ottimista, cerco di prendere sempre il buono da ogni situazione e di restare allegra il più possibile nel corso delle giornate. E se la sera mi sento stanca, una buona compagnia e un bel bicchiere di vino mi rimettono in forze e sono sempre pronta a far festa!