Latticini e infiammazione

Latticini e infiammazione

Con il termine “infiammazione” si fa riferimento ad uno dei meccanismi attraverso i quali il sistema immunitario reagisce all’azione di agenti chimici, fisici e biologici che potrebbero danneggiare il nostro organismo.

La maggior parte delle persone associa l’infiammazione ai sintomi classici, quali rossore, rigonfiamento, aumento della temperatura e dolore (come può accadere, ad esempio, ad un ginocchio o ad un braccio dopo una caduta).

 

Cos’è un’infiammazione?

 

Queste manifestazioni dell’infiammazione sono causate dal rilascio, da parte del sistema immunitario stesso, di sostanze definite “mediatori dell’infiammazione” che determinano un restringimento dei vasi sanguigni prima e una loro dilatazione poi, insieme al passaggio di globuli bianchi dal sangue al tessuto interessato.

Meno noto è il fatto che esistono delle forme di infiammazione definite “di basso grado“, in cui l’infiammazione non è visibile dall’esterno ma, dalle analisi del sangue, si registra una lieve alterazione dei livelli normali di alcuni mediatori dell’infiammazione, come le citochine, le proteine della fase acuta e la proteina C reattiva.

 

ObesitàL’obesità è una delle malattie infiammatorie croniche che a loro volta fanno parte delle infiammazioni di “basso grado”

 

L’infiammazione di basso grado è caratteristica di una serie di malattie oggi molto diffuse, definite “malattie infiammatorie croniche“, come l’obesità, il diabete mellito di tipo 2, l’aterosclerosi, la sindrome metabolica e le malattie cardiovascolari. Studi scientifici hanno dimostrato che le malattie infiammatorie croniche sono fortemente influenzate dalla dieta, poiché i nutrienti, ovvero le sostanze contenute nei cibi, sono in grado di modulare lo stato infiammatorio dell’organismo.

Latte e latticini costituiscono oggi una parte importante della dieta Occidentale: secondo la FAO (Food and Agriculture Organization), nei paesi sviluppati i prodotti lattiero-caseari forniscono il 14% delle calorie giornaliere e ogni persona consuma approssimativamente 100 litri di latte all’anno.

Tale valutazione già basterebbe per giustificare la possibilità che latte e derivati vadano ad influenzare lo stato infiammatorio dell’organismo, tanto più che, a sostegno di questa ipotesi, c’è il fatto che il latte materno è in grado di supportare lo sviluppo del sistema immunitario del neonato, riducendo il rischio di fenomeni infiammatori.

 

Cosa ci dicono gli studi scientifici sul potere infiammatorio dei latticini?

 

Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi riguardanti il potere infiammatorio dei latticini, ma essi hanno riportato dei risultati contraddittori.

A fare chiarezza è stato uno studio condotto nel 2014 da Bordoni et al. secondo il quale i derivati del latte hanno delle proprietà antinfiammatorie nelle persone sane, ma soprattutto in quelle interessate da malattie infiammatorie croniche, in cui vi è già una produzione anormale delle sostanze che provocano l’infiammazione. Gli unici soggetti nei quali i derivati del latte promuovono l’infiammazione sono gli allergici al latte vaccino; infatti, le reazioni allergiche non sono altro che le manifestazioni di una forte infiammazione che colpisce l’organismo in seguito all’assunzione di un determinato alimento, che viene riconosciuto come estraneo dal sistema immunitario.

 

Studi scientificiSono tanti gli studi scientifici che hanno cercato di indagare l’interazione che esiste tra latticini e processi infiammatori ma c’è ancora molto da fare per fare chiarezza sul tema

 

È stato ipotizzato che, in linea generale, le proprietà antinfiammatorie del latte siano dovute al suo contenuto di:

lipidi bioattivi, come trigliceridi, digliceridi e acidi grassi saturi e polinsaturi. A questa categoria appartengono anche gli acidi grassi trans di origine naturale, come il CLA (Acido Linoleico Coniugato) i quali, a differenza degli acidi grassi trans che si producono durante i processi di lavorazione industriale, hanno numerosi effetti positivi per la salute, tra cui proprio quello di modulare la produzione di alcune molecole pro-infiammatorie;

proteine, come le caseine e le proteine del siero. L’effetto antinfiammatorio delle proteine del latte è saltato all’occhio degli scienziati poiché esso risulta particolarmente importante nei neonati prematuri i quali, a causa dell’immaturità del tratto gastrointestinale, possono sviluppare una forma di infiammazione intestinale molto grave, definita NEC (necrotizing enterocolitis), che può portare anche alla morte.

Per quanto riguarda i prodotti fermentati, come lo yogurt ed il kefir, è molto probabile che le loro proprietà antinfiammatorie siano dovute sia all’attività dei probiotici (microrganismi che contribuiscono all’equilibrio del microbiota umano contrastando la proliferazione dei patogeni) e sia ai prodotti che derivano dalla fermentazione batterica del latte, come peptidi e zuccheri bioattivi.

Ai componenti del latte precedentemente citati, oltre che un potere antinfiammatorio, è stata associata anche la capacità di prevenire alcuni tipi di cancro; ad essi si aggiunge anche il calcio, il quale potrebbe ridurre il rischio di cancro al colon e alla prostata. Tuttavia, sulla relazione tra latticini e cancro c’è ancora bisogno di fare molta chiarezza.

In conclusione, latte e derivati hanno delle proprietà antinfiammatorie che possono avere degli effetti positivi nei soggetti colpiti da malattie infiammatorie croniche e delle proprietà anticancerogene; tuttavia, c’è da sottolineare che tali alimenti vanno comunque consumati con moderazione per il loro elevato apporto calorico e per il loro contenuto di acidi grassi trans e acidi grassi saturi, che sembra vadano ad aumentare i livelli di colesterolo totale (sia il colesterolo “buono” che quello “cattivo”) predisponendo alle malattie cardiovascolari.

Secondo le raccomandazioni, una dieta bilanciata dovrebbe comprendere massimo 1-2 porzioni di latte e latticini al giorno, privilegiando quelli con un contenuto di grassi più basso, come il latte parzialmente scremato e la ricotta e quelli fermentati come lo yogurt. Non dimentichiamo che la porzione cambia in base al tipo di prodotto; secondo i LARN (Livelli di Assunzione Raccomandati di Energia e Nutrienti per la popolazione italiana) una porzione di latte corrisponde a 125 ml, una di yogurt a 125 g, mentre una porzione di formaggio stagionato corrisponde a soli 50 g.

 

 

Photo credits: Ticinotoday , Scitotalfitness , Reckewegcomics

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Maria Casaburi

Maria Casaburi

Sono una biologa nutrizionista, laureata in Scienze della Nutrizione Umana presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Napoli. La mia passione per l’alimentazione è nata pochi mesi dopo aver conosciuto il mio compagno, che lavora come chef. È stato lui a trasmettermi l’amore per il buon cibo e per la buona cucina. Da allora, appena ho tempo, non perdo l’occasione per sperimentare ricette gustose, ma allo stesso tempo sane. Credo molto nell'importanza della prevenzione, in particolare in età infantile e, negli ultimi anni, sono diventata una grande sostenitrice del biologico, sia per quanto riguarda gli alimenti che i cosmetici, perciò sono sempre alla ricerca di negozi che vendano prodotti biologici ad un prezzo accessibile!