L’esperto risponde: che cos’è la densità nutritiva?

L’esperto risponde: che cos’è la densità nutritiva?

Nonostante oggi si mangi molto di più che in passato, paradossalmente i consumi eccessivi che caratterizzano la dieta occidentale moderna non sempre si accompagnano al soddisfacimento di tutti i fabbisogni nutrizionali: in poche parole, spesso c’è molta quantità e poca qualità, con sovrabbondanza di alcuni princìpi nutritivi (a titolo di esempio possiamo ricordare i grassi saturi e gli zuccheri semplici) e carenze di altri elementi (sovente ferro e calcio non sono assunti in quantità sufficienti).

Ecco perché è stato proposto un nuovo modo per esprimere il valore nutrizionale di un alimento, un modo capace di accentuare la stretta correlazione tra composizione chimica del cibo che mettiamo nel piatto e il fabbisogno specifico di nutrienti dell’individuo: la densità nutritiva.

In realtà, non esiste una definizione unica e generalmente accettata per esprimere questo concetto, ma possiamo descrivere la densità nutritiva come la capacità di 100 kcal di un dato alimento di soddisfare (in %) le necessità fisiologiche quotidiane di ogni singolo nutriente. In altre parole, un cibo ad alta densità nutritiva fornisce una buona dose di nutrienti con relativamente poche calorie.

 

Alimenti e densità nutritivaI termini di densità nutritiva e densità energetica possono essere confusi, ma rappresentano due concetti diversi

 

Si tratta, dunque, di un parametro importante, definito quale indice della qualità nutritiva (NQI, Nutritional Quality Index) di un alimento, che va a valorizzare quei cibi che, con poca energia, soddisfano un’alta percentuale di fabbisogni giornalieri di nutrienti. In altri termini, a parità di contenuto calorico, ha una maggiore densità nutritiva quel cibo che offre il maggior livello di nutrienti, con particolare riferimento ai micro-nutrienti, ovvero vitamine e sali.

Come è possibile, però, confrontare tra loro alimenti molto diversi? Cioè, sono migliori 100 kcal di latte intero (160 ml) che soddisfano il 19% del fabbisogno di calcio, o 100 kcal di semi di lino (equivalenti a 25 g), che apportano il 23% del fabbisogno di grassi polinsaturi, ma solo il 5% di quello di calcio? Difficile dirlo a priori.

E’ palese che il punteggio più o meno alto attribuito a ciascun alimento per la densità nutritiva (sono state infatti costruite apposite tabelle) si rivela particolarmente utile nel caso in cui desideriamo confrontare alimenti afferenti alla stessa categoria alimentare: ad esempio, all’interno del gruppo pesce o verdura, potrò dare più frequentemente la preferenza alla tipologia che offre la maggior densità nutritiva, quindi il maggior contenuto di nutrienti tipici di quella peculiare categoria (di certo non mi aspetto che il gruppo della verdura mi offra vitamina B12 o grassi omega 3).

Il concetto di densità nutritiva non va confuso con quello di densità energetica: quest’ultimo sta semplicemente ad indicare la quantità di calorie apportate da 100 g di alimento. Dunque, sono considerati a bassa densità energetica alimenti con meno di 50 kcal per 100 g (ad esempio, frutta e verdura), a media densità energetica alimenti che forniscono tra 50 e 100 kcal per 100 g (come carni magre e latte intero), ad alta densità energetica i cibi che presentano più di 100 kcal ogni 100 g (ad esempio cereali e oli). Le due informazioni possono intersecarsi e completarsi: avremo quindi alimenti ad alta densità sia nutritiva sia energetica (come i semi oleosi e la frutta secca) o alimenti a bassa densità nutritiva ed alta densità energetica (ad esempio una salsa a base di formaggio o patate fritte) e via discorrendo.

Forse può essere difficile, ad un’osservazione superficiale, cogliere l’utilità di questi strumenti: in realtà, essi offrono una preziosa guida alla strutturazione di menù e schemi alimentari nutrizionalmente bilanciati e completi, soprattutto nel caso in cui, con poche calorie – come nel caso di una dieta ipocalorica o destinata ad un bambino – abbiamo bisogno di assicurare la copertura di tutti i fabbisogni.

 

 

Photo Credits: Alsglobal

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.