L’esperto risponde: come combattere la fame nervosa?

L’esperto risponde: come combattere la fame nervosa?

La fame nervosa è un comportamento alimentare che porta a consumare cibo non tanto per soddisfare il bisogno biologico della fame, ma in risposta a specifiche emozioni, che trovano una via di sfogo ed espressione attraverso il piacere del cibo.

Gli stati emotivi che più spesso portano a servirsi del cibo come strumento di consolazione e conforto sono la tristezza, l’ansia, la rabbia, il senso di solitudine, ma anche la delusione o lo stress. Per prima cosa, dunque, è importante interrogarsi e chiedersi quali siano i vissuti emotivi che inducono a rifugiarsi nel cibo: conoscersi e capire quali bisogni interiori trovano sollievo nel frigorifero o nella dispensa è il primo passo per cercare di dare nuova forma alle emozioni che si provano, incanalandole verso diverse manifestazioni.

In generale, è molto utile cercare di distogliere l’attenzione dal cibo e rivolgerla ad altre attività: chiamare una persona amica per confrontarsi e trovare rassicurazione; uscire per fare una passeggiata, magari con il proprio cagnolino o in compagnia di un amico; trovare un hobby che appassioni particolarmente, come può essere suonare uno strumento, dedicarsi ad un lavoro manuale (può essere ad esempio il decoupage, il disegno o la fotografia), ma anche la semplice lettura o visione di una serie tv avvincente.

Per molte persone, quando la fame nervosa è in agguato, l’ideale è uscire di casa per non avere la “tentazione” a portata di mano, senza dimenticare che il movimento e l’esercizio fisico (fare una passeggiata, jogging, un giro in bicicletta) migliorano notevolmente il tono dell’umore e la propria autostima. A questo scopo, può essere particolarmente utile dedicarsi a discipline che promuovono il benessere completo della persona e incoraggiano l’ascolto del proprio corpo e della propria sensibilità, ad esempio lo yoga.

 

Il cibo può diventare facilmente un mezzo per appagare frustrazioni e disagi: l'importante è prendere coscienza della fame nervosa e imparare a discriminare i bisogni del corpo da quelli emotiviIl cibo può diventare facilmente un mezzo per appagare frustrazioni e disagi: l’importante è prendere coscienza della fame nervosa e imparare a discriminare i bisogni del corpo da quelli emotivi

 

Tra le strategie prettamente alimentari, è generalmente consigliato, a scopo preventivo, cercare di non tenere in casa alimenti che facilmente attirano il palato in caso di fame nervosa: quando si sa di avere un cibo che piace moltissimo nella dispensa, è molto più facile lasciarsi andare. Ad esempio, chi è particolarmente stuzzicato da dolci e merendine dovrebbe cercare di non farne scorta, ma comprarne piccole quantità, in modo tale da non rischiare eccessi. Inoltre, è fondamentale pianificare la spesa in modo intelligente ed evitare di recarsi al supermercato quando si è affamati, fenomeno che pone a rischio di acquisti impulsivi e guidati dalla pancia.

È bene poi evitare snack troppo dolci o salati (biscotti, cioccolatini, patatine, salatini) che inducono a desiderare altro cibo, creando una sorta di “dipendenza”; è fortemente auspicabile rivolgersi a cibi nutrienti e sazianti, come frutta fresca, frutta secca, frullati, pane integrale con ricotta e marmellata, ceci tostati, bruschetta con pomodoro fresco, yogurt con aggiunta di frutta o semi. Nei momenti di irrequietudine, anche sorseggiare una tisana (calda oppure fredda nel periodo estivo) può costituire una pausa rilassante e molto gratificante, un piccolo gesto di cura nei propri confronti che può consentire di scaricare la tensione.

È raccomandabile non saltare mai i pasti principali e ritagliarsi il tempo per fare 2 spuntini: è essenziale, infatti, abituare anche il nostro corpo ad orari regolari, dandogli una sorta di “ritmo” che gli consenta di avvertire la vera sensazione di fame nei momenti giusti della giornata.

Ad ogni modo, il primo passo per superare la fame nervosa è riuscire a discriminare il fattore emotivo scatenante (eventualmente può essere di grande aiuto la compilazione di un diario alimentare, in cui vengano segnate anche le sensazioni e gli stati d’animo) e cercare di esaudire il proprio bisogno (di affetto, di fiducia, di autostima, di riconoscenza) ricorrendo ad altre modalità e ad altre attività che fanno stare bene.

Infine, è importante combattere il proprio orgoglio e riconoscere che ognuno di noi ha bisogno degli altri; anche un eventuale supporto psicologico non è da vivere con vergogna e senso di sconfitta, bensì come incredibile risorsa per imparare a disporre di nuovi strumenti per vincere le difficoltà.

 

 

Photo Credits: Donna.nanopress

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.