L’esperto risponde: cosa posso mangiare se soffro di allergia al nickel?

L’esperto risponde: cosa posso mangiare se soffro di allergia al nickel?

Il nickel costituisce la causa più frequente di allergia ai metalli, responsabile della comparsa di una tipica dermatite da contatto e, in alcuni casi, di manifestazioni a carico dell’apparto gastrointestinale e respiratorio.

Le più suscettibili alla comparsa di questa forma di allergia sono le donne, specialmente in alcuni settori lavorativi.

Il nickel non solo è presente in oggetti di uso comune, da tegami e posate a bigiotteria, monete, cosmetici e tinture per capelli, ma è racchiuso anche in numerosi alimenti, motivo per cui chi soffre di allergia a tale metallo deve avere una duplice attenzione, rivolta sia alla manipolazione e all’uso di oggetti che entrano in contatto con il corpo dall’esterno, sia a sostanze che possono compromettere lo stato di benessere dell’organismo dall’interno.

 

Allergia al nickelIl contatto con il nickel genera una reazione cutanea di differente entità a seconda del grado di sensibilità della persona

 

Purtroppo, non è affatto facile riuscire a quantificare con precisione l’assunzione di nickel con la dieta (cibi e bevande) e a volte fronteggiare i sintomi è una vera sfida.

Infatti, il nickel è contenuto pressoché ovunque – ma in quantità molto più elevata nel mondo vegetale – e in concentrazioni variabili a seconda del luogo di provenienza (dipendente dalla quantità di nickel nelle acque e nei terreni) e della stagione (in primavera e autunno la concentrazione di nickel negli alimenti sembra essere maggiore).

Proprio per questa estrema variabilità non è possibile evitare del tutto l’ingestione di nickel, né tantomeno stilare una lista di alimenti ad alto contenuto di nickel completa ed esaustiva.

In linea di massima, però, chi desidera seguire una dieta a basso tenore di nickel dovrebbe prestare una particolare attenzione ad alcuni cibi, tra cui farine di determinati cereali (frumento integrale, avena e grano saraceno), soia e legumi (specialmente arachidi, fagioli, lenticchie, piselli), cacao, lievito, frutta secca (nocciole e noci in particolare), semi di girasole, liquirizia, alcune tipologie di frutta e verdura (soprattutto carote, asparagi, spinaci, funghi, pomodori, cipolla, aglio, rabarbaro, pera), alcuni tipi di pesce (in particolare sgombro, tonno, aringa, molluschi e crostacei), prodotti in scatola.

Tuttavia, è doveroso sottolineare che la tolleranza al nickel cambia da persona a persona, senza considerare inoltre che si tratta di un metallo scarsamente assorbito dal nostro intestino (circa l’1-10% del nickel assunto con gli alimenti viene effettivamente assorbito); non è perciò raccomandabile escludere indiscriminatamente una grande varietà di alimenti dalla dieta, perché un’alimentazione monotona o l’introduzione di una gamma eccessivamente ristretta di cibi può portare a carenze o squilibri nutrizionali.

In generale, l’accorato consiglio è di moderare il consumo di alimenti considerati ad alto tenore di nickel, cercando soprattutto di non mangiare, nell’arco della stessa giornata, molti alimenti appartenenti a questa categoria.

Allo stesso tempo si rivela estremamente utile – sebbene un po’ faticoso e di impiccio – tenere un diario alimentare in cui segnare tutti gli alimenti consumati quotidianamente e, parallelamente, evidenziare la comparsa di sintomi o malessere: in questo modo, con la supervisione del proprio medico di fiducia o di uno specialista della nutrizione, sarà possibile capire quali alimenti in particolare procurano fastidio e in quali circostanze l’assunzione di determinati cibi scatena maggior disagio.

 

 

Photo Credits: Chedonna

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.