L’esperto risponde: diabete e frutta zuccherina

L’esperto risponde: diabete e frutta zuccherina

La diagnosi di diabete può creare moltissimi disagi a tavola non solo a chi è direttamente colpito dalla malattia, ma anche ai familiari, specialmente a mogli o mamme che cucinano e che spesso sono vinte dal timore di somministrare cibi non adatti.

L’obiettivo della dieta, nel caso del diabete, è quello di normalizzare il più possibile i livelli di zucchero nel sangue (glicemia), onde evitare le complicanze più gravi indotte da un eccesso di glucosio.

Tale obiettivo viene raggiunto, principalmente, mediante la limitazione degli zuccheri semplici ad assorbimento rapido (soprattutto glucosio e saccarosio, contenuti nel comune zucchero da cucina, nel miele e in tutti quei prodotti che li prevedono nella ricetta, in generale dolci, torte e merendine), concedendo invece la preferenza agli amidi complessi a lento assorbimento (cereali e derivati, meglio se integrali) che evitano l’insorgenza di deleteri e bruschi sbalzi di glicemia.

 

DiabeteChi soffre di diabete deve prestare molta attenzione dall’introito quotidiano di zuccheri semplici

 

Anche la frutta, sebbene ormai sia stata superata la fase storica in cui l’unico frutto concesso ai diabetici era la mela verde, spesso è oggetto di discriminazioni. Capita sovente, infatti, che alcune tipologie di frutta con un contenuto zuccherino più elevato, come uva, mandarini, banane, fichi e cachi, vengano escluse dal piatto di chi soffre di diabete.

In realtà alcune proibizioni costituiscono retaggi culturali che non hanno senso di esistere e che rischiano di irrigidire e rendere monotona l’alimentazione del diabetico, che deve invece avere la possibilità di seguire una dieta varia e conforme anche ai propri gusti personali, a patto che sia adeguatamente studiata e che vi sia una costante sorveglianza metabolica.

Quindi, come comportarsi? Per evitare di eccedere nella quantità di zuccheri semplici, un metodo molto semplice che consente di mantenere inalterata la quantità di carboidrati assunti è il sistema degli equivalenti. In tale sistema, una volta fissata un’unità di carboidrati (ad esempio, nel caso della frutta un’unità equivalente corrisponde a 10 g), viene determinato il peso (in grammi) di diversi alimenti, in modo tale da ricondurre tutte le porzioni al medesimo contenuto di carboidrati e rendere perciò i differenti cibi interscambiabili tra loro.

Ad esempio, consultando queste tabelle, potremo scegliere se consumare 130 g di pesca o 160 g di fragole o 80 g di banana: in tutti e tre i casi assumeremo lo stesso quantitativo di zuccheri semplici, pari a 10 g.

In realtà, nonostante gli alimenti facenti parte delle diverse liste possano essere sostituiti l’uno con l’altro in quanto offrono lo stesso contenuto di carboidrati, non è comunque detto che la risposta glicemica sia la medesima: l’incremento di glicemia secondario al consumo di frutta è determinato anche dall’indice glicemico, che non è analogo per tutte le tipologie di frutta.

Certamente il sistema degli equivalenti è molto utile per consentire alla persona affetta da diabete di non privarsi di alcuni cibi e di non sentirsi prigioniera della propria malattia, ma la regola più importante da rispettare, come sempre, è quella di variare il più possibile le scelte, monitorando con scrupolo la glicemia e sottoponendosi regolarmente ai controlli medici.

 

 

Photo Credits: Massimilianobarcali

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.