L’esperto risponde: esiste una dipendenza da cibo?

L’esperto risponde: esiste una dipendenza da cibo?

Che le patatine e gli hamburger siano deleteri per la linea e per la salute di organi come cuore e vasi si sa, ma che il cibo spazzatura (o all’inglese junk food) sia correlato anche ad una compromissione del benessere psicologico, beh, forse per alcuni è una novità.

Sembra infatti che l’abuso perpetrato nel tempo di una vasta schiera di alimenti dallo scarso valore nutrizionale e ricchi in zuccheri, grassi e sale, dagli snack di ogni sorta alle bibite gassate, da mega panini a hot dog affogati nelle salse, possa indurre modifiche nel comportamento alimentare mediate dal rilascio di particolari ormoni e dalla alterata eccitazione di specifiche aree cerebrali.

L’iper-palatabilità del junk food, in una combinazione di gusti e consistenze tanto sublime quanto innaturale e volutamente esasperata, stimola l’attivazione di circuiti cerebrali legati alla ricompensa, agendo alla stregua di alcune sostanze stupefacenti o dell’alcol; non a caso, è stato coniato il termine di food-addiction.

E’ stato infatti osservato che alimenti ad alto contenuto di sale, grassi o zuccheri – rispondenti perfettamente alle caratteristiche del cibo spazzatura – vanno a stimolare i recettori della dopamina: l’aumento del rilascio di questo neurotrasmettitore è un elemento cruciale nei fenomeni di rinforzo, dipendenza, piacere e motivazione.

 

Dipendenza da ciboI cibi grassi, zuccherati e salati generano una precisa risposta del corpo che è davvero molto simile ad una dipendenza da sostanze stupefacenti, con connessi sintomi da astinenza

 

Chi consuma abitualmente junk food può sperimentare la sensazione di non poterne fare a meno ed esserne irresistibilmente attratto, nonostante non sia presente la sensazione di fame – una patatina tira l’altra, una barretta al caramello richiede un altro snack dolce – fino all’instaurarsi di una vera e propria dipendenza, caratterizzata da consumo incontrollato, uso protratto nonostante la conoscenza delle conseguenze negative sulla salute e incapacità di interrompere la ricerca compulsiva di altro cibo spazzatura (proprio come il craving di chi è dipendente da droghe).

Tale fenomeno di dipendenza spiega il motivo per cui la sospensione di un regime alimentare fortemente squilibrato può generare sintomi che potremmo chiamare da “astinenza”, con maggiore suscettibilità alle situazioni stressanti, senso di malessere, deprivazione di energia e basso tono dell’umore.

Per evitare la comparsa di uno stato “depressivo” il rischio è di cadere vittime di un circolo vizioso: mangiare cibi spazzatura ci fa sentire bene e la loro privazione genera un malessere “curabile” attraverso altro cibo spazzatura.

Sembra anche che – proprio come una vera dipendenza – l’iperalimentazione di junk food possa innescare il fenomeno della tolleranza e assuefazione: alcuni studi hanno evidenziato che topolini zucchero-dipendenti (gli zuccheri sono i nutrienti che vengono in misura maggiore legati al fenomeno della dipendenza) tendono gradualmente ad aumentare la quantità di alimento assunto, come se la dose precedente non fosse più sufficiente a garantire il soddisfacimento e la ricompensa.

Molti ricercatori stanno cercando di approfondire la possibile relazione intercorrente tra obesità associata o meno a disordini alimentari (in particolare il disturbo da alimentazione incontrollata) e meccanismi riconducibili alla dipendenza da cibo: questa prospettiva potrebbe stravolgere l’approccio alla malattia, offrendo nuovi strumenti per la prevenzione e la terapia di questa complicata situazione.

Per ora, ciò che possiamo dire è che il cibo non solo influenza la nostra salute fisica, ma si ripercuote anche sul nostro benessere ed equilibrio mentale: l’uomo è un’unità bio-psico-sociale e le interazioni tra questi aspetti sono molto più rilevanti di quello che possiamo credere.

 

 

Photo Credits: Dieta-saludable

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.