L’esperto risponde: esiste un’allergia all’alcol?

L’esperto risponde: esiste un’allergia all’alcol?

L’alcol – sebbene spesso i suoi effetti avversi vengano trascurati – è una potente sostanza tossica: dalla sua metabolizzazione, infatti, si ricava una molecola, l’acetaldeide, che esplica un danno diretto sulle cellule di diversi organi, in particolare di fegato e sistema nervoso centrale.

Per fortuna, il nostro corpo è dotato di enzimi capaci di ossidare l’acetaldeide e rimuoverla, affinché venga preservata la salute dei tessuti; tuttavia, poiché si tratta di sistemi enzimatici “saturabili”, in presenza di un’assunzione eccessiva di alcol sono necessari tempi molto più lunghi per la completa metabolizzazione e nel frattempo l’etanolo può continuare a circolare innescando un’intossicazione acuta, la ben nota ubriachezza.

Sebbene l’alcol sia nocivo per tutti, è risaputo che vi sono alcune persone particolarmente vulnerabili ai suoi effetti dannosi: si tratta di bambini, adolescenti, donne e anziani che presentano una ridotta capacità di metabolizzazione dell’alcol determinata da una minore attività enzimatica.

 

L'alcol e i suoi numerosi effetti negativi sul corpoL’alcol ha numerosi effetti negativi sul corpo, in alcune persone può provocare anche delle reazioni simil-allergiche

 

Ma oltre a questi individui notoriamente sensibili all’etanolo, vi è un’altra fetta di popolazione che, in seguito all’ingestione anche molto moderata di alcol e bevande alcoliche, accusa la comparsa di disturbi e manifestazioni simil-allergiche: in realtà, non si può parlare di una vera e propria allergia all’etanolo, ma di una serie di differenti condizioni cliniche in cui il consumo di alcol – per motivi diversi – porta a malessere, anche per dosi normalmente smaltite con facilità dall’organismo adulto.

Innanzitutto, può esistere una forma di intolleranza geneticamente determinata: la mancanza di enzimi coinvolti nello smaltimento dell’alcol determina un accumulo abnorme di metaboliti tossici che non riescono ad essere scartati con efficienza, con comparsa di sintomi più o meno gravi, da vampate di calore a viso, collo e tronco, a tachicardia, ipotensione, mal di testa, convulsioni, vomito, diarrea e difficoltà respiratorie.

Lo sanno bene le popolazioni orientali o i nativi americani, particolarmente suscettibili al consumo di etanolo proprio per questioni di DNA. In caso di intolleranza genetica, devono essere escluse tutte le bevande alcoliche ed i prodotti alimentari che le contengono (ad esempio dolci o preparazioni che prevedono bevande alcoliche).

Ma sussistono altre condizioni che non hanno nulla a che vedere con gli enzimi coinvolti nel metabolismo dell’alcol, ma che parimenti procurano sintomi di allarme. E’ stato individuato, ad esempio, un forte nesso tra malessere secondario al consumo di alcol e intolleranza all’istamina: determinate bevande alcoliche (in particolare vino rosso e birra) possono portare a mal di testa, nausea, vomito, diarrea, prurito, orticaria e altri disturbi a causa proprio del rilascio di istamina; in questo caso, l’attenzione deve essere riservata non solo alle bevande alcoliche, ma anche ad una serie di cibi ad alto contenuto di istamina o capaci di liberare istamina nel nostro corpo.

Inoltre, non va dimenticata la possibilità che sussista un’allergia ai solfiti, additivi usati come conservanti specialmente nelle bevande alcoliche (i vini bianchi ne contengono solitamente quantità superiori rispetto a vini rossi). Questa allergia può generare disturbi come prurito, orticaria e mal di testa (per citarne alcuni) ed anche in questo caso la premura deve essere rivolta non solo agli alcolici, ma anche ad altri alimenti che possono contenere questa particolare categoria di conservanti (indicati con la sigla da E220 a E228), ad esempio succhi di frutta, frutta essiccata, frutta secca, crostacei.

Pertanto, è molto importante che chi avverte malessere in seguito al consumo di alcol si rivolga al proprio medico di fiducia per comprendere le ragioni del proprio disturbo: le cause possono essere molteplici ed è fondamentale risalire a quella giusta per sapere mettere in atto le doverose misure preventive di sicurezza.

 

 

Photo credits: Picenooggi

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.