L’esperto risponde: intolleranza al lievito di birra

L’esperto risponde: intolleranza al lievito di birra

Nell’era d’eccellenza delle allergie e delle intolleranze, non è sempre immediato discriminare la realtà – con dati scientifici che riportano una prevalenza di intolleranze ed allergie pari al 3-5% nella popolazione generale, dalla suggestione, con una percezione di soffrire di una qualche forma di avversione al cibo che coinvolge circa il 25% delle persone.

Questa ampia fetta di soggetti “pseudo- allergici”, dunque, si trova a rinunciare al consumo di importanti componenti alimentari senza che vi sia reale necessità, comportamento che può minare non solo il benessere fisico, per inutili restrizioni, ma anche compromettere la partecipazione a eventi conviviali e occasioni sociali, per il fatto di dover mangiare diversamente.

La cosiddetta “intolleranza al lievito” ricade, appunto, in quell’elenco di condizioni che in realtà non sono riconosciute dalla comunità scientifica: è certamente vero che l’ingestione di cibi lievitati può provocare, in soggetti più suscettibili, disturbi quali stanchezza, digestione lenta, gonfiore addominale, meteorismo e diarrea, ma non è corretto parlare di intolleranza alimentare al lievito.

In generale, il fastidio che alcune persone avvertono dopo l’ingestione di pane e farinacei lievitati può essere determinato dal fatto che questi alimenti abbiano subìto una lievitazione troppo rapida (facendo ricorso ad esempio al lievito di birra, il Saccharomyces cerevisiae, o al lievito chimico), eventualmente con aggiunta di enzimi come alfa-amilasi che possono originare fenomeni di fermentazione e produzione di gas.

 

Lievito di birraIl lievito di birra è costituito da colonie di funghi e persino gli antichi Egizi ne facevano uso

 

Il lievito madre (o lievito naturale o pasta acida) è ottenuto invece da un impasto di farina e acqua lasciato a riposo, nel quale si sviluppano diverse specie di microrganismi viventi (tra cui lo stesso Saccharomyces cerevisiae del lievito di birra, ma anche batteri lattici e altri): poiché la lievitazione con lievito madre richiede tempi molto più lunghi e migliora la digeribilità del prodotto, normalmente il consumo di cibi realizzati con questo lievito è indicato per le persone sensibili allo sviluppo di gonfiore e difficoltà digestiva.

In ogni caso, la prima cosa da fare quando si avverte dolore o fastidio dopo i pasti, è rivolgersi al proprio medico di fiducia o ad uno specialista gastroenterologo, senza apportare modifiche irrazionali alla dieta e senza sottoporsi a test non ufficialmente riconosciuti e validati.

Da un lato, infatti, è cruciale indagare la presenza di situazioni sottostanti che possono creare malessere e disturbi gastro-intestinali (allergie o intolleranze per cui sono disponibili test specifici e affidabili, disordini intestinali, ecc), senza rischiare di compromettere il risultato delle analisi a causa di una sconveniente limitazione della dieta; dall’altro, nel caso in cui non vengano alla luce alterazioni significative, è inutile autoconvincersi di soffrire a tutti i costi di una qualche intolleranza, soprattutto quando si accusano “sintomi” che non ricadono nel dominio delle reazioni avverse al cibo.

Ogni corpo è una realtà a se stante, è importante che ognuno di noi impari ad ascoltarsi, a consumare senza eccessi e nelle giuste proporzioni i diversi cibi che compongono una dieta equilibrata e non dimentichi di mantenere sempre uno sguardo ed uno spirito critico: non è da escludere che una pizza capace di crearci disagio intestinale e turbare il nostro benessere, forse, non sia una pizza di buona qualità.

 

 

Photo Credits: Tantasalute

Share on Facebook4Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Share on Tumblr0Email this to someone

Commenti

commenti

Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.