L’esperto risponde: la carne rossa è pericolosa? Dovrei smettere di consumarla?

L’esperto risponde: la carne rossa è pericolosa? Dovrei smettere di consumarla?

La carne rossa, complice la comunicazione dell’Oms sui rischi per la salute, sembra aver polarizzato tutte le paure alimentari più recondite dei consumatori, come ben testimoniano gli ultimi dati sul consumo di carne in Italia.

Nonostante sia noto il legame tra eccessivo consumo di carne rossa – specialmente lavorata e conservata – e aumentato rischio di alcune patologie, tra cui il cancro del colon retto, il consiglio non è quello di bandire la carne rossa dalla propria alimentazione, ma certamente moderarne il consumo.

L’aumento del rischio di contrarre determinate malattie è infatti proporzionale alla quantità di carne rossa mangiata ed alla frequenza con cui la si porta in tavola, senza omettere che tale incremento di rischio assume un significato diverso a seconda del contesto, delle abitudini e dello stato di salute di ogni persona.

Da un lato è importante non demonizzare la carne in quanto rappresenta un’importante fonte di nutrienti, dal momento che offre proteine di elevata qualità biologica, minerali facilmente disponibili (ferro, zinco, rame, selenio) e vitamine idrosolubili (in particolare tiamina, riboflavina, niacina e vitamina B12, quest’ultima presente solo nel mondo animale); d’altro lato, per poter beneficiare delle proprietà nutrizionali della carne senza compromettere il proprio stato di salute, è importante attenersi alle raccomandazioni delle linee guida ed avere alcune accortezze, specialmente in caso di familiarità nota per alcune malattie.

 

Carne rossaLa carne rossa può essere consumata con moderazione, nell’ambito di una dieta generalmente sana

 

In particolare, è raccomandabile rivolgersi alla carne non più di 3-4 volte a settimana, di cui 1 o 2 volte al massimo può essere rossa. Oltre alla frequenza, è essenziale tenere a mente le quantità di consumo, spesso trascurate: per una persona adulta in buono stato di salute, una porzione di carne dovrebbe corrispondere a circa 100-120 g di prodotto. Più in generale, si può affermare che è raccomandabile non consumare più di 400-450 g (il peso è riferito al prodotto crudo) di carne (sia bianca che rossa) a settimana; tale quantità è ritenuta accettabile sia per soddisfare le esigenze nutritive sia per scongiurare pericoli.

Esulano da questo discorso le carni trasformate, che effettivamente richiedono maggiori precauzioni: salumi, affettati e carni conservate presentano una dose rilevante di sale, grassi e colesterolo, oltre alla spiacevole intromissione di additivi tra cui conservanti ambigui (nitriti e nitrati). Perciò, sarebbe auspicabile cercare di limitarne l’ingestione a non più di due volte al mese, con una porzione suggerita di circa 50 g (2-3 fette di prosciutto o circa 6 fettine di salame, per avere un’idea della quantità).

E’ bene sottolineare, però, che la carne rossa non è la responsabile diretta ed esclusiva di gravi patologie: non è giusto che il dito accusatorio incrimini un solo alimento, in quanto è una dieta ricca in proteine animali in genere ed in grassi saturi e colesterolo ad essere fortemente correlata ad un maggiore rischio di insorgenza di gravi condizioni, tra cui malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore.

L’incremento del rischio di ammalarsi di tumore in seguito all’ingestione di carne rossa, come accennato prima, è un rischio relativo: per chi ha “di base” un basso rischio di contrarre il cancro (nessun caso in famiglia di tumore, stile di vita attivo, astensione dal fumo, consumo di alimenti protettivi) il consumo di carne rossa non va a modificare di molto le probabilità di insorgenza della malattia; viceversa, chi è già portatore di alcune condizioni che aumentano il pericolo individuale di tumore al colon (familiarità, malattie intestinali infiammatorie, alimentazione sbilanciata) può risentire in maniera importante di un consumo smodato di carni rosse.

Il messaggio che si desidera trasmettere, dunque, è che certamente è fondamentale sia limitare il consumo di carne rossa, senza abusare in particolare di insaccati e carni processate, sia favorire la diffusione di una buona cultura del cibo, incentivando soprattutto bambini e ragazzi a seguire una dieta ricca di vegetali, legumi e con una corretta alternanza delle proteine animali (pesce, uova, derivati del latte, carni bianche e carni rosse magre), senza dover necessariamente ricorrere a misure drastiche: nel contesto di uno stile di vita sano il consumo oculato di carne e il piacere saltuario di carni trasformate non è da aborrire.

 

 

Photo Credits: Oxfordstudent

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.