L’esperto risponde: la restrizione calorica aiuta a mantenere la salute?

L’esperto risponde: la restrizione calorica aiuta a mantenere la salute?

I possibili benefici derivanti dalla restrizione calorica sono da tempo oggetto di studi e costituiscono certamente un ambito molto affascinante di ricerca; nel corso degli anni sono state collezionate diverse prove a sostegno della restrizione calorica come potente mezzo per vivere di più, non solo quando questa è applicata a persone con un peso in eccesso.

In particolare, in laboratorio sono stati osservati risultati sorprendenti: in diverse specie animali la riduzione dell’apporto di calorie permette di attuare meccanismi di adattamento (metabolici, molecolari e cellulari) in grado di prevenire e/o ritardare l’insorgenza di malattie croniche associate all’invecchiamento (tra cui malattie cardiovascolari e oncologiche) e, soprattutto, di allungare l’aspettativa di vita.

I meccanismi attraverso cui ciò avviene non sono ancora completamente chiari, ma l’efficacia della restrizione calorica sembra essere mediata in modo importante dalla riduzione dello stress ossidativo, il principale responsabile del deterioramento delle strutture corporee: in altre parole, se mangiamo meno anche le cellule lavorano meno e producono meno radicali liberi, normalmente derivati dal normale metabolismo.

 

La restrizione caloricaCominciano ad esserci sempre più studi che dimostrano come una restrizione calorica ben pianificata ed inserita in un contesto di vita sana e attiva possa determinare un allungamento della vita

 

Anche in alcuni studi condotti su uomini volontari sono stati evidenziati diversi benefici derivanti da restrizione calorica cronica, con riduzioni significative dei maggiori fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, dei marcatori dell’infiammazione e di alcuni fattori di crescita (per citare alcune modifiche), ma è ancora prematuro trarre delle conclusioni valide, sicure e applicabili a tutti gli uomini, senza dimenticare che la restrizione calorica non può comunque essere svincolata da un contesto in cui vi sia una dieta equilibrata – ricca di nutrienti indispensabili e alimenti di origine vegetale – e una regolare attività fisica, capace di aumentare l’aspettativa di vita.

Dunque potremmo dire che è l’unione che fa la forza: i vantaggi della restrizione calorica si intersecano con quelli derivanti dall’esercizio fisico e da una dieta bilanciata, che deve sempre essere capace di soddisfare le esigenze di nutrienti essenziali (pensiamo a vitamine e sali minerali, ma anche aminoacidi e grassi che il nostro corpo non è in grado di sintetizzare).

Una restrizione calorica condotta senza criterio e senza la supervisione di uno specialista, che possa monitorare nel tempo lo stato di salute della persona (esami del sangue, valutazione della funzionalità dei diversi organi, ecc) può risultare estremamente perniciosa, in quanto espone la persona al rischio di serie carenze e malnutrizione, con conseguenti problemi di salute che non devono assolutamente essere sottovalutati.

In particolare, poichè le esigenze energetiche di una persona dipendono da una miriade di fattori, quali età, sesso, livello di attività fisica e altre condizioni legate a stato di salute o a particolari esigenze cliniche, non è possibile fissare a priori un introito calorico che possa andare bene per tutti: 1200 calorie possono essere sufficienti per un individuo con determinate caratteristiche o al contrario possono compromettere lo stato di benessere di un altro soggetto con caratteristiche differenti.

Il concetto di restrizione calorica si inserisce sempre nell’alveo del fabbisogno individuale e non deve mai portare a malnutrizione: il taglio di calorie viene applicato al fabbisogno della singola persona, dunque è estremamente variabile, e deve sempre essere sicuro.

Considerata la società “obesogena” in cui viviamo, forse il messaggio importante che queste ricerche dovrebbero lasciarci è che una dieta ipercalorica e sbilanciata, ricca in zuccheri, grassi e proteine animali, non solo si ripercuote negativamente sul peso corporeo e sulla nostra immagine, ma compromette inevitabilmente il funzionamento della nostra preziosissima macchina metabolica.

Al contrario, l’attenzione verso ciò che portiamo in tavola, anche con una modesta restrizione di calorie – senza incorrere in limitazioni estreme che possono portare a scompensi o a problematiche mediche (dall’anemia all’infertilità, per fare alcuni esempi), ci aiuta a mantenere il più a lungo possibile uno stato di salute desiderabile. Non è sufficiente mangiare meno per vivere di più: occorre anche imparare a nutrirsi meglio.

 

 

Photo Credits: Filippo-ongaro

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.