L’esperto risponde: mangiando pasta a pranzo e una pizza alla sera, esagero con i carboidrati?

L’esperto risponde: mangiando pasta a pranzo e una pizza alla sera, esagero con i carboidrati?

Nel pantheon culinario della nostra penisola, la divinità suprema al cui volere tutti sottostanno è senza dubbio lei: la pizza. Non scaglia fulmini e saette come il più irascibile dio dell’Olimpo, ma la sua base di acqua, lievito e farina è armata di salsa di pomodoro e mozzarella, anche se all’occorrenza la corazza viene rinforzata da altri ingredienti di artiglieria leggera (come rucola, funghi e melanzane) o pesante (dalla corpulenta salsiccia al focoso salame piccante).

Di per sé la pizza, nella sua versione partenopea originaria, la margherita, è un piatto molto completo e sostanzioso, capace di apportare per lo più energia sotto forma di carboidrati complessi, i principi nutritivi alla base della dieta mediterranea, ma anche proteine e grassi, in parte saturi (provenienti dalla mozzarella) in parte monoinsaturi (derivanti dalla generosità dell’olio extravergine di oliva). Se poi farciamo la nostra pizza con verdure, fresche o grigliate che siano, l’aggiunta delle fibre rende il piatto veramente esaustivo.

Purtroppo, però, il consumo di pizza è visto in malo modo da chi desidera prestare attenzione alla propria linea: la pizza ha la brutta nomea di essere ipercalorica, difficile da digerire e rappresenta un vero tabù per chi soggiace alla rigorosa disciplina imposta da una dieta.

 

La pizzaLa pizza fa parte del patrimonio gastronomico tradizionale italiano e va certamente consumata … con qualche accorgimento

 

E, a malincuore, dobbiamo ammettere che non a torto la pizza è accompagnata da questa reputazione. La colpa è da attribuire in primo luogo alla porzione molto grande: in media una pizza pesa 350 grammi, una quantità davvero considerevole, anche se ci possono essere notevoli differenze.

E se al tempo dei nostri nonni il consumo di una pizza per cena non avrebbe recato un grosso danno alla dieta, considerato che la scarsità di cibo imponeva pasti frugali, nella società occidentale moderna, caratterizzata da sovrabbondanza di cibo da un lato e riduzione del movimento e della spesa calorica dall’altro, il concedersi una pizza con gli amici può richiedere alcuni accorgimenti.

Infatti, supponendo che una persona adulta standard debba introdurre 2000 kcal al giorno e una quantità di carboidrati pari a 275 grammi, una pizza semplice da 350 grammi apporta quasi la metà delle calorie quotidiane (850-900 kcal, destinate ad aumentare se la pizza è farcita con affettati e salumi) e soddisfa in media più del 60% del fabbisogno giornaliero di carboidrati (185 g, più o meno l’equivalente di 220 g di pasta di semola cruda!).

Poiché nelle nostre abitudini alimentari odierne i carboidrati sono spesso molto ben rappresentati – cosa indubbiamente giusta, dal momento che i glucidi, in particolare quelli complessi, devono fornirci circa il 55-60% delle calorie giornaliere – può essere facile, consumando la pizza, eccedere nelle quantità raccomandate.

Ad esempio, una colazione con 3 fette biscottate, un piatto da 100 grammi di pasta per pranzo e una pizza per cena, ci portano ad assumerne una grande quantità: poiché nel nostro corpo esistono piccoli depositi di carboidrati (il glicogeno presente nel fegato e in parte nei muscoli) quelli in surplus vengono convertiti in grasso, andando a rinforzare gli antipatici cuscinetti di grasso.

Per questo motivo, se sappiamo che a cena andremo in pizzeria, è consigliabile cercare di moderare l’assunzione di carboidrati nella giornata, il che non significa eliminarli – sbagliato!- ma prediligere altre portate, ad esempio un secondo di carne o pesce per pranzo, accompagnato da un bel piatto di verdure e una fetta di pane, e come spuntino una porzione di frutta fresca al posto del pacchettino di cracker o delle gallette.

La pizza non dovrebbe essere demonizzata, in quanto rappresenta un importante caposaldo gastronomico della nostra tradizione (chissà che l’UNESCO non accetti la candidatura a patrimonio dell’umanità), un piatto completo in cui si sposano perfettamente ingredienti semplici e genuini; occorre solo attuare qualche piccolo espediente per non incorrere nel rischio di sbilanciare troppo la nostra alimentazione.

 

 

Photo Credits: Marcellofotia

Share on Facebook7Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Share on Tumblr0Email this to someone

Commenti

commenti

Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.