L’esperto risponde: perché se mangio troppi carboidrati mi viene sonnolenza?

L’esperto risponde: perché se mangio troppi carboidrati mi viene sonnolenza?

Prima o poi a tutti sarà capitato di sperimentare la sensazione di “abbiocco” dopo aver consumato un lauto pranzo: sensazione non troppo gradevole se dobbiamo concentrarci sul lavoro o sullo studio. In molti casi si ricorre nevroticamente al caffè, ma come spesso accade “prevenire è meglio che curare”.

Una corretta alimentazione, infatti, gioca un ruolo importante nel mantenimento della concentrazione: il segreto sta nel trovare il giusto equilibrio che da un lato consenta di evitare la sensazione di pesantezza e sonnolenza e dall’altro di rifornire una quantità sufficiente di energia per il proseguimento delle attività e dell’impegno mentale.

Il torpore post prandiale può originarsi per azione sinergica di diverse concause.

Certamente pasti troppo abbondanti e ricchi in grassi comportano che gli sforzi del nostro corpo siano tutti focalizzati sul meccanismo di digestione, con riduzione del flusso di sangue – e quindi di ossigeno – ad altri organi (per questo stesso motivo non è raccomandabile fare esercizio fisico subito dopo i pasti, in quanto i muscoli scheletrici sono meno irrorati).

 

Sonnolenza dopo un pasto a base di carboidratiEssere colti da improvvisa sonnolenza dopo un pranzo a base di carboidrati può essere un problema importante se ad attenderci c’è un pomeriggio carico di impegni lavorativi o di studio

 

Inoltre, è molto comune avvertire il fatidico assopimento soprattutto quando si ingerisce una quantità eccessiva di carboidrati. Tale fenomeno trova spiegazione in una semplice reazione chimica del nostro organismo all’ingestione di zuccheri: i carboidrati stimolano la produzione di insulina, necessaria per tenere sotto controllo i valori di glicemia; normalmente questa risposta fisiologica non crea nessun disturbo, ma quando i carboidrati sono assunti in grandi quantità e specialmente se hanno la caratteristica di essere a rapido assorbimento (come nel caso di pane bianco, patate, pasta di semola non integrale) il rilascio di insulina avviene in maniera rapida e massiccia, per cui in alcuni soggetti il veloce abbassamento della quantità di zuccheri nel sangue può scatenare la tipica sensazione di intorpidimento e occhi pesanti.

Senza poi dimenticare che gli zuccheri aumentano la disponibilità di uno specifico aminoacido, il triptofano, che facilita la produzione del neurotrasmettitore serotonina – altrimenti ben noto come “ormone della felicità”: oltre che procurare una diffusa sensazione di benessere e tranquillità, la serotonina può indurre la spiacevole sensazione di sonnolenza (ovviamente spiacevole nel caso in cui dobbiamo rimboccarci le maniche per lavorare o studiare).

Come comportarsi quindi? La soluzione non è certo eliminare tutte le fonti di carboidrati, dal momento che questi costituiscono anche la principale riserva di energia, specialmente per le cellule del sistema nervoso (che ci servono belle attive e pimpanti), ma è buona norma consumare un pasto misto e completo, che apporti anche fibra (se oltre alla pasta sappiamo di non riuscire a consumare un contorno possiamo optare, ad esempio, per pasta integrale o per cereali in chicco integrali), proteine ed una piccola dose di grassi, preferibilmente sotto forma di olio extravergine di oliva.

Un menù così composto si mostra meno problematico poiché la digestione dei carboidrati – e dunque l’immissione in circolo sanguigno degli zuccheri – si verifica più lentamente e gradualmente. Inoltre, le quantità non vanno mai trascurate: meglio moderare la dose di alimenti al pasto e magari fare qualche spuntino in più nell’arco della giornata, per evitare di sovraccaricare il sistema digestivo e sottrarre risorse ad altri apparati.

 

 

Photo Credits: Welovepasta

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.