L’esperto risponde: posso sostituire un pasto con il gelato?

L’esperto risponde: posso sostituire un pasto con il gelato?

Una coppa di gelato artigianale fresco, a fronte di caldo, spossatezza e indolenza tipicamente estivi o di una coccola invernale per i più temerari, può indurre facilmente in tentazione; spesso però, prima dell’abbandono alla voluttuosa dolcezza, uno scrupolo di coscienza sorge spontaneo: è giusto sostituire un pasto con il gelato?

Come molti sapranno, un pasto equilibrato, secondo i princìpi della dieta mediterranea, deve apportare molteplici nutrienti nelle giuste proporzioni: un ruolo di primo piano spetta ai carboidrati complessi, accompagnati a braccetto da proteine e grassi, seguiti a ruota da fibre, vitamine e sali minerali.

Un pranzo bilanciato, ad esempio con 80 g di pane integrale, 100 g di petto di pollo, 200 g di verdure, 2 cucchiai (20 ml) di olio extravergine di oliva e 200 g di frutta fresca, apporta circa 620 calorie: considerando una dieta standard da 2000 kcal, il nostro pranzo così composto soddisfa il 31% dell’energia totale (una quota adeguata considerando che si tratta di uno dei pasti principali, che deve tra l’altro consentirci di affrontare il pomeriggio di lavoro o di studio).

 

Il gelato è un alimento tipicamente consumato per contrastare la calura estiva, ma è sempre più apprezzato anche durante il periodo invernale

 

Consumando una coppetta media di gelato (circa 150 g) si ingeriscono circa 330 kcal, se scegliamo un gelato di crema, o circa 270 kcal se preferiamo un gelato ai gusti di frutta: è subito evidente che si tratta di molte meno calorie di quelle normalmente assunte con un pranzo tradizionale. Anche se, a meno che non si voglia essere vittime di crampi allo stomaco dopo poche ore, raramente ci si accontenta di un gelato dalle dimensioni contenute (visto che si mangia solo quello…), ma è più probabile concedersi una coppa grande o, perché no, una vaschetta piccola, tipo quelle da 350 g.

In quest’ultimo caso, con gusti cremosi o alla frutta, si introducono rispettivamente 760 calorie o 625 calorie circa: più o meno l’equivalente di un pranzo standard, ma poiché le sole calorie non sono rivelatrici di quanto un pasto sia più o meno salutare, dobbiamo passare in rassegna l’apporto nutritivo.

Con il gelato, infatti, assumiamo moltissimi zuccheri semplici: consumando anche solo 150 g di gelato alla frutta, introduciamo ben il 59% della quantità raccomandata di zuccheri!

Risparmiando il calcolo per una dose maggiore di gelato (è abbastanza intuibile che si assumono decisamente troppi zuccheri), concentriamoci sui grassi: con un pasto equilibrato si assumono il 15% di saturi giornalieri, mentre 150 g di gelato di frutta coprono il 34% del fabbisogno. La differenza è davvero notevole: sappiamo quanto sia importante controllare il consumo di grassi saturi e un pranzo a base di gelato, se poi non prestiamo attenzione agli altri alimenti consumati, rischia di farci eccedere.

Le proteine totali, invece, risultano inferiori a quelle che dovremmo assumere: circa 6 g con la nostra coppetta da 150 g o 15 g con la vaschetta da 350 g; in ogni caso, molte meno di quelle ottenute dal pasto ottimale, che si aggirano intorno ai 32 g.

E cosa forse peggiore, non assumiamo abbastanza micronutrienti (a parte il calcio ricavato dal latte del gelato e qualche vitamina superstite) e nessuna fibra, indispensabile non solo per il benessere intestinale, ma anche per modulare l’assorbimento dei nutrienti, il senso di sazietà e per nutrire i nostri ospiti più numerosi, i batteri del microbiota.

I dati, dunque, parlano da soli e risulta lampante che, nutrizionalmente parlando, un gelato non può sostituire un pasto. Ma poiché non è bello prendere posizioni estreme, anche in questo caso possiamo prenderci la licenza di dire che, eccezionalmente e nell’ambito di una dieta equilibrata, sostituire un pasto con un gelato si può fare, purchè non diventi un peccato di gola abitudinario o un modo per eccedere a dismisura in una golosità.

E’ certamente meglio godersi un piccolo gelato (le due classiche palline per intenderci) come spuntino, magari stando più attenti alle quantità di pasta o pane e condimenti consumati a pranzo e svolgendo attività fisica (quella non può mai mancare): in questo modo avremo la certezza di aver introdotto – attraverso un pasto tradizionale – ciò che serve al nostro organismo per stare bene, senza dover rinunciare ad una parentesi di appagamento dei sensi.

 

 

Photo Credits: Vivodibenessere

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.