L’esperto risponde: se scelgo un prodotto integrale, deve essere anche biologico?

L’esperto risponde: se scelgo un prodotto integrale, deve essere anche biologico?

E’ risaputo che il consumo di alimenti integrali, a discapito di prodotti a base di farine raffinate, è fortemente auspicabile e raccomandabile in quanto protettivo per la salute: i cereali integrali conservano intatte sia le proprietà nutrizionali della crusca, uno scrigno di fibre di cui è stato ampiamente discusso il potenziale benefico per l’uomo, sia quelle del germe, ospitante preziosi grassi insaturi, vitamine, minerali e molecole bioattive.

Ma accanto al problema del “finto integrale“, ovvero del prodotto che accoglie al suo interno una miscela di farine raffinate e di crusca, anziché una farina ottenuta dalla macinazione del chicco intero, si è insinuato nel consumatore un atroce dubbio: come comportarsi quando il prodotto integrale non è biologico? Può essere consumato senza rischi o no?

Tale dilemma amletico affonda le proprie radici nel timore che nella parte più esterna del chicco del cereale, quando proveniente da agricoltura tradizionale, possano essersi accumulati e concentrati i pesticidi, rappresentando dunque una minaccia per la salute.

La paura dei pesticidi è molto diffusa tra i consumatori che spesso – compatibilmente con le possibilità sia economiche sia di reperibilità – preferiscono rivolgersi all’agricoltura biologica. Non che comprare biologico non sia corretto, ma sicuramente alcuni timori necessitano di essere ridimensionati, per lo meno per correttezza intellettuale e trasparenza di informazione. Pertanto, facciamo un piccolo passo indietro.

 

Alimenti integrali e biologiciConsumare un prodotto integrale è molto importante per la salute, sia esso biologico oppure no

 

I pesticidi, o meglio fitofarmaci, sono sostanze chimiche di diverso tipo e con diverse funzioni (da erbicidi a insetticidi o fungicidi) impiegate per proteggere le colture da agenti infestanti e nocivi.

L’utilizzo di fitofarmaci è regolamentato da precise norme, che individuano sia le dosi sia i tempi con cui queste sostanze possono essere somministrate; esiste infatti un intervallo di tempo, noto come “tempo di carenza“, che deve necessariamente intercorrere tra l’ultimo trattamento fitosanitario e la raccolta del prodotto per consentire la degradazione del pesticida e la sua riduzione nel prodotto stesso.

Infatti, una volta che il bene alimentare è stato messo in commercio, la quantità di residuo chimico non deve superare una determinata soglia (LMR, cioè Limite Massimo di Residuo); con tale misura si vuole garantire la massima sicurezza all’atto del consumo.

Il Ministero della Salute, tramite vari laboratori autorizzati ed enti certificati, monitora con controlli a campione la salubrità dei prodotti; ovviamente a noi consumatori non resta che fidarci, dato che non è pensabile mantenere costantemente un atteggiamento di ostilità e diffidenza (in tal caso dovremmo sempre dubitare di tutto, anche del biologico, che purtroppo qualche pecca legislativa si trascina appresso).

Oltre a ciò, per poter giungere a conclusioni non affrettate, è importante completare il quadro della situazione con altre due considerazioni. La prima mira a scongiurare allarmismi ed apprensioni eccessive, la seconda scalza la tanto errata quanto diffusa opinione sui residui di pesticidi nel biologico.

Dunque, con la postilla numero uno si desidera precisare che i livelli massimi accettati di residui di pesticidi per i prodotti in commercio sono spesso molto al di sotto del limite di rischio tossicologico, per cui, nella maggior parte dei casi, anche nell’eventualità in cui i residui dovessero risultare superiori alla soglia di legge, non significa che la nostra salute sia messa a repentaglio o che ci sia un pericolo sanitario.

L’appunto numero due riguarda invece i valori di LMR di fitofarmaci ammessi in agricoltura biologica; la notizia potrà stupire, ma i limiti prefissati sono esattamente gli stessi che valgono per la produzione convenzionale, con riferimento al Reg. CE 396/2005 e successive modifiche. Certamente l’agricoltura biologica ammette solo alcune e specifiche tipologie di fitofarmaci, ma ciò che non tutti sanno è che i pesticidi consentiti possono trovarsi come residuo nei prodotti bio nella stessa quantità di un prodotto non bio.

Dobbiamo però puntualizzare che dalle indagini condotte in Europa emerge che i prodotti biologici hanno in media un residuo di pesticidi più basso rispetto all’agricoltura tradizionale (per fortuna) e i campioni fuori norma sono meno numerosi nel biologico (bene, ma potrebbe essere meglio).

Tornando perciò al dubbio iniziale, possiamo concludere che consumare un prodotto integrale da agricoltura non bio non costituisce un pericolo per la salute (per cui non priviamoci di un prodotto integrale solo perché non biologico) e che la scelta di prodotti integrali biologici non necessariamente comporta l’ingestione di una minore quantità di un certo pesticida. Per garantire la minore esposizione possibile, o comunque fare in modo di non essere sempre esposti al medesimo agente, ricordiamoci del solito e noto ritornello: variare il più possibile la scelta alimentare.

 

 

Photo Credits: Lagrandevia

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.