L’esperto risponde: se soffro di gotta, quali alimenti devo evitare?

L’esperto risponde: se soffro di gotta, quali alimenti devo evitare?

Famosa per essere stata il flagello di papi e nobili (da Piero de’ Medici, il padre di Lorenzo il Magnifico, al Re Sole), la gotta è una patologia caratterizzata da attacchi improvvisi di artrite infiammatoria, che si manifesta con gonfiore, arrossamento e dolore a livello delle articolazioni (classicamente di mani e piedi).

La sua comparsa è secondaria alla deposizione di cristalli di acido urico a livello delle giunture (i cosiddetti tofi); pertanto, per poter prevenire l’insorgenza dei sintomi, è molto importante riconoscere una situazione di iperuricemia – ovvero un aumento nel sangue dei valori di acido urico.

L’acido urico è un prodotto di scarto derivante dal metabolismo delle purine, acidi nucleici che costituiscono il DNA. I motivi che possono portare ad un aumento di acido urico nel sangue sono di duplice natura. Ad esempio, se i reni non funzionano correttamente o se si usano alcuni particolari farmaci, come i diuretici, vi può essere un accumulo di acido urico a causa della ridotta capacità dell’organismo di eliminarlo attraverso le vie urinarie.

 

Gotta e dolori alle articolazioniLa gotta non è una malattia del passato come si crede, ma è ancora molto diffusa tra la popolazione, soprattutto tra gli anziani

 

Però, può anche succedere che, come conseguenza di una scorretta alimentazione o di difetti enzimatici, aumenti troppo la produzione di acido urico, che non riesce ad essere adeguatamente smaltito.

Purtroppo, la gotta è ritenuta a torto una malattia “del passato”, per cui vi è poca sensibilità nei suoi confronti. In Italia circa l’1% della popolazione soffrirebbe di gotta, ma considerando solo le persone anziane (di età superiore a 65 anni) la quota arriverebbe all’8%; inoltre, nell’epoca della parità di genere, ci sono sempre più donne che ne soffrono, soprattutto per l’ampio uso di diuretici.

Occorre per di più considerare che anche questa patologia si è “evoluta” e ha assunto fattezze un po’ diverse da quelle dei secoli scorsi: se un tempo gli attacchi avevano la loro sede preferenziale nell’alluce, oggi riguardano più spesso altre articolazioni, in parte perché siamo diventati più sedentari. E’ un quadro patologico che non va trascurato perché può andare incontro a cronicizzazione e, in tal caso, il dolore per gli attacchi diventa fortemente invalidante e compromettente la qualità di vita, oltre ad incrementare il rischio di altre patologie come infarto, ictus, malattie renali.

Dunque, è importante monitorare gli esami del sangue (a maggior ragione se sono note altre alterazioni metaboliche, come diabete, ipertensione, colesterolo alto) e non sottovalutare la comparsa di dolore articolare. In caso vengano riscontrati alti livelli di acido urico, oltre a seguire un’eventuale terapia farmacologica, è consigliabile tenere sotto controllo il consumo di alcuni alimenti.

Le purine sono contenute nei prodotti di origine animale (con esclusione di uova e latticini), ma in particolare gli alimenti che ne detengono una maggiore quantità sono pesci come acciughe, sardine e sgombri, molluschi e frutti di mare, frattaglie quali fegato e rognone, selvaggina, insaccati.

Anche l’alcol, soprattutto derivante da birra, ed il fruttosio favoriscono la sintesi di acido urico: meglio perciò astenersi dal consumo di bevande alcoliche e moderare il più possibile l’assunzione di bibite o prodotti dell’industria contenenti fruttosio o sciroppo di fruttosio, dai biscotti alle merendine.

Un’altra misura necessaria – in caso di eccesso di peso – è il conseguimento di un graduale dimagrimento: la quantità di grasso depositata a livello dell’addome influenza moltissimo i livelli di uricemia e si possono apprezzare notevoli cambiamenti derivanti dalla riduzione del peso corporeo e della circonferenza vita in particolare.

 

 

Photo Credits: Abcsalute

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Sono Giulia Pieri, dietista per professione e buongustaia per vocazione: da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante che un gesto così semplice ed innato come il bisogno di nutrirsi nasconda una straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e sociali: il cibo è molto più di una contingenza organica, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni, uno scrigno di significati simbolici ancestrali. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle continue scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c’è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un’appassionata di bische clandestine di giochi di società e un’ascoltatrice ossessiva compulsiva dei Muse. Il profumo di una torta casereccia che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.