Mate: l’orgoglio del Sudamerica

Mate: l’orgoglio del Sudamerica

Ogni popolo ha la sua bevanda nazionale, simbolo e vanto della propria cultura gastronomica e della propria identità sociale: se noi italiani siamo irriducibili estimatori di caffè, gli inglesi non possono certamente rinunciare alla tazza di tè; non provate a togliere la sangria agli spagnoli o la birra Guinness agli irlandesi.

In ogni angolo del mondo è riservata un’occasione particolare al consumo di bevande tipiche, che spesso raccontano qualcosa dello spirito e dei valori di una comunità: essa costituiscono un elemento di aggregazione culturale, un momento di condivisione e convivialità, ma anche uno spazio di familiare intimità in cui rivivono ricordi e affetti, un gesto rituale da cui spesso emana un’aura di suggestiva cerimoniosità e rassicurante conforto.

Chi ha avuto la fortuna di viaggiare in Sudamerica, si sarà certamente imbattuto in una bevanda caratteristica di questa area estremamente affascinante del pianeta: il mate.

 

Cos’è il Mate?

 

Definito anche tè paraguaiense, il mate è ottenuto dall’infusione di foglie, fresche o tostate, di un tipo di agrifoglioIlex paraguariensis, noto come yerba mate in lingua spagnola o erva mate in portoghese – che cresce liberamente in America meridionale, più precisamente in Paraguay, Argentina, Brasile ed Uruguay.

Il nome comune con cui è conosciuta questa pianta deriva dalle piccole e caratteristiche zucche, matì nell’idioma dei Guaranì, all’interno delle quali viene storicamente preparato l’infuso, poi sorbito tramite una sorta di cannuccia, chiamata bombilla, dotata alla base di un filtro che evita vengano aspirati i frammenti delle foglie. Tradizione vuole che la preparazione sia bevuta calda, però, per assecondare i gusti più “occidentali”, oggi è reperibile anche nella versione fredda.

 

Varie tipologie di bombillaLa bombilla è una particolare cannuccia che permette di bere solo la bevanda mate trattenendo i pezzetti di foglie in infusione

 

La preparazione del mate ha una secolare storia alle spalle: il segreto della preparazione è stato carpito dai colonizzatori spagnoli che, dopo essere sbarcati nelle regioni corrispondenti all’attuale Brasile, scoprirono che gli Indios erano soliti bere un’infusione ricavata dalle foglie sminuzzate di una particolare pianta al fine di alleviare la fatica e rinnovare le energie. Le popolazioni indigene sudamericane – con la straordinaria intuizione tipica dei nostri antenati, sempre figlia dalla necessità – non avevano fatto altro che scoprire alcune proprietà stimolanti ed energizzanti dell’erba mate, successivamente confermate dalla chimica, sfruttate anche a scopo medicamentoso.

 

Le proprietà del mate

 

Il mate, infatti, contiene alcune sostanze che agiscono a livello del sistema nervoso centrale, tra cui la caffeina, i cui effetti sono ben conosciuti: proprio per la presenza di caffeina, capace di stimolare l’attenzione e contrastare la stanchezza, nelle terre di origine la bevanda a base di mate viene utilizzata come tonico e corroborante, alla stessa stregua del caffè italiano. Una tazza (circa 150 ml) di mate contiene approssimativamente 75-80 mg di caffeina: la stessa dose che troviamo in una tazzina di caffè espresso o in una lattina di energy drink.

Perciò, alcune precauzioni devono essere rispettate da chi soffre di ipertensione arteriosa, dalle donne in dolce attesa o allattamento e dai più giovani, bambini e ragazzi. Gli effetti indesiderati più comuni sono proprio legati alla caffeina, che in quantità eccessive o nelle persone più sensibili e suscettibili può portare a comparsa di palpitazioni, insonnia, difficoltà respiratorie, diarrea, vertigini anche prolungate, problemi gastrointestinali e minzione frequente.

Ma la fama del mate si è ampiamente diffusa proprio per l’interessante costellazione di molecole bioattive in esso racchiuse: affiancano la caffeina altre xantine, tra cui spiccano la teobromina (la stessa del cacao) e la teofillina; sono state isolate sostanze antiossidanti, come l’acido clorogenico (lo stesso vantato dal caffè verde) e i polifenoli; completano infine il quadro alcune vitamine (come la vitamina C) e minerali, tra cui rame, ferro e zinco.

Nell’epoca dei nutraceutici e degli integratori, una pianta come il mate non poteva di certo sfuggire allo sguardo indagatore degli studiosi e all’occhio curioso del pubblico: i diversi principi attivi sono stati e sono tuttora oggetto di ricerche e indagini, che mirano proprio a comprendere lo specifico meccanismo di interazione dei componenti del mate con le cellule umane, al fine di individuare un possibile vantaggio biologico derivante dal suo uso.

 

Tutto vero quel che si dice sul mate?

 

Al mate, come a tanti altri “rimedi naturali” suoi predecessori, sono state affibbiate numerose super-virtù: anti-obesità, anti-colesterolo, anti-tumorale, anti-batterico, anti-diabetico e tutta una serie di “anti” che accomunano il destino del mate a quello di innumerevoli altri preparati erboristici.

 

Erba mate seccaL’erba mate si ricava dalle foglie di un particolare agrifoglio

 

E non stupirà apprendere che, considerata la “frenesia estetica” che attraversa la società occidentale, trepidante all’idea di avere a disposizione rimedi innovativi per la cura del corpo, che agiscano in fretta e non prevedano troppi sacrifici (per quelli c’è sempre l’antiquata diade dieta sana e attività fisica), anche il mate è stato asservito a questo scopo.

L’acido clorogenico, per la sua capacità di innescare l’attività di termogenesi, è stato promosso come strumento per il trattamento dell’eccesso ponderale (ma si bisbiglia che sia necessario inserire l’utilizzo di questo tipo di integratori nel contesto di una dieta sana e uno stile di vita attivo), così come la proprietà drenante e diuretica mediata dalla teofillina è stata sponsorizzata per contrastare gambe gonfie e cellulite: non a caso è possibile trovare il mate tra gli ingredienti di tisane e infusi detox e snellenti.

Non si può certamente negare che il consumo di infuso di mate, caratterizzato soprattutto da un’elevata capacità antiossidante promulgata dai polifenoli, possa entrare a far parte di quel cerchio di abitudini salutari che dovrebbero attorniare un’alimentazione bilanciata ed equilibrata (sempre previo consulto con il proprio medico di fiducia, specie se si assumono particolari farmaci), ma pensare di poter scongiurare tutti i propri mali affidandosi ad una tazza di questa bevanda non è certamente auspicabile.

I polifenoli esercitano un’importantissima attività di difesa, prevenendo la degenerazione cellulare causata dal tempo e dallo stress, ma non possiamo credere che sia sufficiente il consumo di questo prodotto per salvaguardare e tutelare la nostra salute o per aumentare la nostra autostima di fronte allo specchio.

Il proverbiale motto “l’unione fa la forza” è più che mai vero nell’ambito della nutrizione: nessun cibo da solo è sufficiente a garantire benessere o a prevenire l’insorgenza di determinati disordini, ma è l’azione congiunta di più molecole protettive assunte da più fonti alimentari che media la salute. Variare il più possibile le scelte alimentari non è solo un modo per beneficiare del maggior numero possibile di sostanze bioattive protettive, ma è anche un espediente fondamentale per evitare l’esposizione prolungata alle stesse sostanze potenzialmente dannose.

 

 

Photo Credits: My-personaltrainer , Elle , Allegro

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Silvia Bigucci

Silvia Bigucci

Nel 2005 mi sono laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Bologna con il massimo dei voti, Titolo della tesi "Soffrire per il cibo: Considerazioni generali sui Disturbi del Comportamento Alimentare". Nel 2006-2007 ho conseguito un Master di I° livello:“First Certificate of Professional Training in Eating Disorders and Obesity”, corso annuale teorico-pratico nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione e dell’obesità (terapia cognitivo-comportamentale). Dal 2006 svolgo la mia attività libero professionale di Dietista in ambito privato (Bologna, Riccione, Rimini). Collaboro, con contratto libero professionale, come referente Dietista all’interno dell’ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Azienda Ospedaliera S. Orsola Malpighi nell’UO di Neuropsichiatria Infantile (Prof. Emilio Franzoni), inoltre curo Gruppi di Psicoeducazione Alimentare con pazienti in regime di ricovero (Day-Hospital/ordinario) ed ho iniziato a collaborare con l’AISPED (Associazione Italiana Studio e Psicoterapia Eating Disorder) e con il Centro Arbor Vitae (Centro di psicologia e psicoterapia). Ho lavorato, inoltre, come Consulente Dietista presso la comunità di San Patrignano libera associazione ONLUS e lo scorso anno, ho conseguito l'attestato di Personal lifestyle trainer - Corso di Alta Formazione “Esperto nel miglioramento degli stili di vita”.