Mele e biodiversità

Mele e biodiversità

Renetta, Granny Smith, Golden e Red Delicious, Pink Lady, Fuji, a buccia gialla, rossa o verde: le varietà di mele presenti sul mercato sembrano svariate e diversificate, ma forse gran parte dei consumatori non sa che quelle che comunemente troviamo al supermercato non sono altro che il risultato di una strettissima selezione che nel corso degli anni ha ridotto al minimo la varietà di mele coltivate destinate alla vendita.

Se consideriamo che nel mondo si stima esistano almeno 20.000 varietà di mele, ci possiamo rendere subito conto di quanto in realtà la scelta che abbiamo dal nostro fruttivendolo sia davvero limitata. L’Italia presenta una potenziale biodiversità altissima per quanto riguarda questo frutto, ma con appena quattro varietà commerciali si copre circa il 90% dell’intero mercato!

 

Biodiversità delle meleEsistono oltre 20.000 varietà differenti di mele, ma solitamente siamo abituati a consumarne solo pochissime di queste

 

Sebbene le strategie di marketing impongano certe condizioni, ciò non significa (per fortuna!) che la disponibilità e la varietà di mela, quindi la biodiversità agraria, sia diminuita: ad esempio in Piemonte nelle zone della Val Pellice, possiamo trovare ben 700 varietà di mele diverse, così come nella Valle Varaita e Maira. Ma ogni regione d’Italia può vantare una generosa quantità di frutti dimenticati.

 

La mela…questa sconosciuta

 

Nello specifico la mela è un “falso frutto”, così denominato perché la parte della polpa che noi mangiamo non è altro che il rigonfiamento del ricettacolo fiorale, mentre il frutto vero e proprio è il torsolo che contiene i semi.

La mela fa capo al genere Malus, appartenente a sua volta della famiglia delle Rosaceae. Nonostante il melo sia molto diffuso nel nostro continente, questo frutto vanta origini asiatiche; in particolare, l’antenato del melo moderno cresceva in un territorio compreso tra l’attuale Kazakistan e il confine cinese. Si ha ragione di credere che la diffusione del melo a partire da questa area verso il resto dell’attuale Europa, Italia compresa, sia avvenuta attraverso la Via della Seta: mercanti ed animali, durante il viaggio tra Asia ed Europa, si cibavano di questi frutti selvatici contribuendo alla distribuzione dei semi e quindi alla diffusione della mela fino ai nostri territori.

E se la mela selvatica era piccola ed aspra, la mela moderna è grande e dolce: tutti noi ci aspettiamo che le mele esposte nei banchi della frutta abbiano queste caratteristiche ed il mercato, per accontentare le richieste dei consumatori, ha scelto la direzione del maggior profitto, selezionando mele più accattivanti alla vista, perfette, senza macchie, facili da conservare.

 

 

Le mele sono dei falsi frutti La mela è un falso frutto: il vero frutto è rappresentato dal torsolo che contiene i semi

 

Conservare: la base della vita

 

Ma perché preservare un patrimonio naturale come quello dei frutti dimenticati, in questo caso le mele, è così importante? Innanzi tutto, non va trascurato l’aspetto sensoriale e organolettico: una scelta più ampia di sapori e consistenze non solo allieterebbe i nostri palati scongiurando la noia e la monotonia derivante dal consumo di prodotti standardizzati e sempre uguali, ma variare i prodotti sulla nostra tavola ci permetterebbe di assumere una molteplicità di nutrienti diversi ed indispensabili per il nostro organismo.

Inoltre, la biodiversità è preziosissima perché ogni frutto ha le sue caratteristiche genetiche e le varietà autoctone di un determinato territorio sono più resistenti ai parassiti presenti nella zona in cui crescono e si difendono meglio dalle minacce naturali. In questo modo è possibile ridurre al minimo i trattamenti con pesticidi.

Ogni varietà presenta per di più tempi di maturazione differenti: essendovi mele precoci e mele tardive, si ha così la possibilità di disporre tutto l’anno di un prodotto, quale la mela, senza particolari forzature di produzione e senza la necessità di lunghi stoccaggi che riducono le proprietà nutrizionali.

Salvare la biodiversità significa, quindi, salvare un patrimonio genetico, economico, sociale, paesaggistico e culturale di straordinario valore. Spetta al consumatore, una volta acquisita consapevolezza, cercare le varietà perdute nel proprio territorio e privilegiare questi frutti antichi che nascondono anche un grande fascino. Ciò non significa cessare di acquistare il frutto convenzionale, ma sapere che esistono alternative migliori dal punto di vista ambientale, sociale e sensoriale deve essere un incentivo a modificare i comportamenti abituali.

 

La mela in cucina

 

E’ risaputo che la mela è un frutto molto versatile in cucina: è la protagonista indiscussa di molte ricette dolci tradizionali, ma viene utilizzata per arricchire anche piatti salati, come arrosti ed insalate, sia crude che cotte. Noi vi proponiamo una ricetta dolce semplicissima, che rispecchia sicuramente il motto: minimo sforzo, massimo risultato. Prepariamo delle elegantissime rose sfogliate alle mele, ottime in qualsiasi momento della giornata.

 

Rose sfogliate alle meleRose sfogliate alle mele

 

Ingredienti (per 6 sfogliatelle)

1 Rotolo di Pasta Sfoglia
300 gr di Mele (peso già da sbucciate ed affettate)
1 cucchiaio abbondante di Zucchero
I semi di 1 bacca di Vaniglia
Cannella a piacere
Zucchero a velo per guarnire

In una padella fate saltare le mele con gli aromi e lo zucchero per una decina di minuti, il tempo che si ammorbidiscano e assorbano i profumi. Ritagliate delle strisce di pasta sfoglia abbastanza larghe. Per ogni striscia sistematevi le fette di mele in verticale con le punte che fuoriescono dalla pasta. Ripiegate sopra le fette di mele l’estremità inferiore della striscia di impasto e arrotolate tale striscia su se stessa. Sistemate il rotolo su un pirottino da muffin nell’apposito stampo. Procedete così fino ad esaurimento degli ingredienti. Infornate a 180° per 40-45 minuti. Potrà accadere che le estremità delle mele si brucino, è normale, una volta sfornati i dolcetti basterà semplicemente tagliare la parte bruciata.

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Camilla Rostin

Camilla Rostin

Sono Camilla Rostin, studentessa presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Da Padova, dove sono nata, la mio amore per il cibo mi ha portata a Bra in Piemonte dove vivo per continuare i miei studi. Studio e scrivo di cibo da due anni e il blog labellacucineira.com mi permette di trasmettere a più persone possibili il mio entusiasmo verso ogni sfaccettatura dell’universo culinario, con l’obbiettivo nel mio piccolo di farle appassionare un po’ di più a questo incredibile mondo del cibo. In cucina mi diverto molto a scegliere e mescolare ingredienti, a sperimentare nuovi sapori e abbinamenti e a ricordare quelli della cucina di casa e del territorio a cui sono legata, sempre convinta che una cucina consapevole sia senza dubbio una cucina più buona.