ConsumAttori di ciò che mangiamo

ConsumAttori di ciò che mangiamo

“L’uomo è ciò che mangia”, lo diceva il filosofo umanista Ludwing Feuerbach, sostenendo con radicalismo una corrispondenza tra ciò che l’uomo ingerisce e il suo essere. Smussando un po’ l’estremismo del filosofo ottocentesco, è indiscutibile che il cibo influisca non solo sulla nostra persona ma anche su società e cultura, ed è altresì un dato di fatto la presa di coscienza, in epoca contemporanea, di questa connessione. Ecco quindi il crescente interesse verso la qualità degli alimenti, l’aumento del consumo di prodotti biologici, e la nascita di un profilo di consumatore agroalimentare sempre più attento e attivo.

 

È probabilmente a seguito dei numerosi scandali alimentari che il consumatore ha iniziato a reclamare un diritto all’informazione per i prodotti industriali che riempiono i supermercati, esigendo trasparenza e approfondimento su tutte le fasi della filiera produttiva: composizione, lavorazione, produzione e distribuzione.

La volontà che si manifesta è quella di essere parte integrante della realizzazione di un prodotto finito, passando da semplice compratore ad attante dell’industria alimentare. Si cerca di riprendere il ruolo da protagonista che fu suo ai tempi della produzione artigianal-famigliare, diventando quindi consumAttore degli prodotti alimentari a lui destinati.

Cambia l’attenzione alla qualità, che per il ConsumAttore deve essere intesa nei suoi molteplici aspetti: non solo gusto, ma soprattutto sicurezza alimentare, marchio di certificazione, tracciabilità, informazione di prodotto, sostenibilità sociale e ambientale.

Il nuovo consumAttore agisce poi anche come stimolo per le aziende agroalimentari, che per far fronte alla nuova domanda sempre più esigente e preparata, si muovono e investono nella ricerca e sviluppo di soluzioni di sempre più alto livello.

Anche l’atto sociale del “fare la spesa”, per il consumAttore, cambia; non limitandosi più al semplice passeggiare tra le corsie del supermercato e riempire il carrello, ma diventando vera e propria ricerca e analisi del prodotto di qualità. Finalmente, si sceglie! Si sceglie il valore più vicino al nostro essere, l’informazione più cara alla nostra tipologia di consumo, il cibo più sano o quello più sicuro per noi. Si sceglie, ancora, non solo per soddisfare un bisogno fisiologico animale, ma anche per motivi che riguardano la più profonda dimensione socio-psicologica. Perché, è vero, il cibo influisce su di noi, le nostre relazioni, il nostro contesto, molto più di quello che pensiamo e, certamente, nella nostra società iper-industrializzata e disequilibrata, molto più che in quella ottocentesca di Feuerbach.

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