Paleodieta: sai davvero come mangi?

Paleodieta: sai davvero come mangi?

L’evoluzione della specie si attua attraverso l’acquisizione e il consolidamento, nelle generazioni successive, di nuove caratteristiche comparse grazie a mutazioni genetiche vantaggiose. Di fatti, la nostra specie non fa eccezione e il lungo processo di umanizzazione, che ha portato fino alla comparsa della specie Homo sapiens circa 200.000 anni fa, è stato regolato da una serie di adattamenti a vari fattori ambientali, tra cui fondamentale quello della nutrizione.
 
La Paleodieta – anche chiamata Dieta Paleolitica o Dieta delle Caverne – è stata riscoperta da Loren Cordain (docente al Dipartimento di Salute e Scienze Motorie presso la Colorado State University) e si tratta di un regime alimentare che tenta di riprodurre l’alimentazione degli uomini vissuti nelle epoche in cui ancora non esisteva la pratica dell’agricoltura, che gli storici ipotizzano essere nata intorno ai 10.000 anni fa.
 

paleodietaNella foto: Loren Cordain, fondatore della Paleodieta

 

La dieta dell’uomo paleolitico

 
Dunque, anche la dieta ha subito nel tempo delle fondamentali tappe evolutive caratterizzando la dieta del Paleolitico per la presenza di frutti selvatici, bacche, aggiungendo poi delle importanti fonti alimentari come carne e pesce. Di pari passo alla evoluzione alimentare, si andava definendo un importante adattamento metabolico che è oggi – in parte – responsabile della “globesità” a livello mondiale. Infatti, il cacciatore del Paleolitico produceva il glucosio dagli amminoacidi della carne (attraverso il processo metabolico della gluconeogenesi) ma aveva una richiesta energetica maggiore in alcuni momenti particolari, ad esempio quando riusciva ad avvistare una preda. In queste condizioni è diventato necessario depositare riserve di acidi grassi nel tessuto adiposo, rendendo il muscolo più resistente all’azione dell’insulina e dando origine ad un fenotipo noto come “fenotipo risparmiatore, adatto ad affrontare situazioni in cui si alternano abbondanza e scarsità di cibo. Dunque, tale premessa risulta fondamentale per chiarire che la selezione naturale ha privilegiato chi consumava poco durante le carestie e poteva accumulare grasso di riserva in presenza di cibo.
 
Nei paesi industrializzati questa naturale selezione genetica è diventata svantaggiosa poiché nell’uomo che viveva allo stato selvaggio si tende ad avere una relazione diretta tra la quantità di cibo consumato (calorie introdotte) e la quantità di lavoro necessario a procurarselo (calorie consumate). Nell’uomo civilizzato questo semplice rapporto è stato perso per cui un appunto che mi viene da fare è che forse dovremmo tentare di imitare lo stile di vita dell’uomo del Paleolitico più che la sua alimentazione! Ma andiamo a vedere nei dettagli le caratteristiche nutrizionali di questo regime alimentare mettendo in luce vantaggi e svantaggi di un ipotetico ritorno alle origini…
 

Paleodieta: vantaggi e svantaggi

 

paleodietaPaleodieta: gli alimenti permessi.

 
Rientrano a pieno regime nella paleodieta alimenti come: frutta, verdura (ad esclusione dei fagiolini che appartengono in realtà alla famiglia dei Legumi), carne da allevamenti non intensivi (sono altresì permessi tagli ricchi di grassi saturi e frattaglie), uova, pesce, semi e frutta secca, spezie ed odori, olio extravergine di oliva. Per contro, sono assolutamente banditi da questo regime dietetico latte e tutti i suoi derivati, zucchero e prodotti con zuccheri aggiunti, cereali, patate e farinacei (pasta, pane, prodotti da forno, ecc), legumi, qualsiasi cibo contenente acidi grassi idrogenati e lavorati industrialmente, nonché il cibo spazzatura ormai noto con la dicitura inglese “junk food”.
 
Pertanto, da questo schematico elenco emerge un messaggio innovativo e che si discosta dalla maggioranza delle diete oggi molto in voga che puntano il dito ai chili di troppo senza per nulla considerare la qualità di ciò che si mangia. Invece, in questo caso c’è la volontà di un ritorno alla naturalità e alla vera essenza del cibo. L’idea sarebbe quella di nutrirsi di prodotti “veri”, non trasformati industrialmente, senza aggiunta di additivi, conservanti e coloranti, nonché di alimenti biologici quindi ottenuti con tecniche colturali che non prevedono l’utilizzo di erbicidi e/o pesticidi. Ho voluto sottolineare questo aspetto della paleodieta perché, a mio avviso, rappresenta un grande punto di forza indipendentemente dal regime dietetico proposto. Infatti, qualsiasi siano le nostre scelte alimentari dovremmo porre la prioritaria importanza all’acquisto di prodotti sani, non lavorati ed eccessivamente raffinati, ricchi però di nutrienti e di valore nutritivo.
 
Analizzando la Paleodieta, si possono annoverare degli ulteriori vantaggi riconducibili al ricco consumo di frutta fresca, frutta secca, verdura, pesce, olio extravergine di oliva (…vi ricorda un po’ la nostra cara Dieta Mediterranea?!). Infatti, grazie all’utilizzo di tali prodotti, c’è una buona presenza di sostanze antiossidanti e ad attività antinfiammatoria nonché un modello dietetico ad indice glicemico contenuto.
 

paleodietaL’abbondanza di grassi e proteine animali nella Paleodieta porta ad una sproporzione nei nutrienti.

 
Purtroppo però anche questo modello alimentare non è esente da qualche svantaggio per la nostra salute. Come abbiamo visto, le uniche fonti di carboidrati sono rappresentate da verdura e frutta; pertanto dovrebbero essere eliminati dalla dieta non solo pane, pasta e patate ma anche i legumi. Così facendo, otteniamo una sproporzione tra i nutrienti con un grande introito di grassi (anche saturi data la presenza di carni grasse e frattaglie) e di proteine animali con una eccessiva riduzione di proteine vegetali. In questo modo, non si tolgono semplicemente zuccheri dalla dieta ma ci priviamo di carboidrati complessi a lento rilascio (che non innalzano il picco insulinico come gli zuccheri semplici), per questo a medio-basso indice glicemico, soprattutto se pensiamo ai cereali integrali. Ci priviamo poi di una importante fonte di fibre data la contemporanea eliminazione dei legumi, che ad oggi rientrano in piena regola tra gli alimenti “funzionali”, in grado cioè di apportare benefici alla salute per la loro valenza nutrizionale.
 

Paleodieta: conclusioni

 
Concludendo, ci troviamo anche in questo caso di fronte ad un bivio: da una parte condivido alcuni aspetti della paleodieta soprattutto per quanto concerne l’educazione all’acquisto di prodotti sani e più simili a quelli di un tempo rispetto a ciò che l’industria di propone oggi. Tuttavia, dall’altra parte, non posso condividere a pieno questo modello alimentare perché vieta alimenti che in generale sono visti e vissuti come pericolosi per il nostro peso ma che, in realtà, se mangiati nel modo giusto (e scelti bene!) hanno grandi qualità nutritive da offrire.

 

PhotoCredits: Dcomedieta ; Eurocarne ;  ThePaleoDiet

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Alessandra Leoni

Alessandra Leoni

Biologa nutrizionista iscritta all'ordine nazionale dei biologi, Alessandra Leoni si è laureata in Scienze degli Alimenti all'Università politecnica delle Marche, conseguendo poi la laurea magistrale in Biologia Molecolare, Sanitaria e della Nutrizione presso l'Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Da gennaio 2014, svolge la libera professione di Biologa Nutrizionista nei territori di Civitanova Marche, Pagliare del Tronto e San Benedetto del Tronto.