Quando i muscoli diventano un’ossessione: la bigoressia

Quando i muscoli diventano un’ossessione: la bigoressia

L’attenzione per il proprio corpo e l’apparire al meglio sotto il punto di vista fisico sono, sempre più, motivo di interesse per adolescenti e giovani adulti che si trovano a confrontarsi con una società che li vuole belli, magri e dalla fisicità atletica e performante.

Uomini e donne che passano ore davanti allo specchio alla ricerca di difetti da correggere, lati B e addominali da mostrare in tutto il loro geometrico splendore, cercando il selfie giusto che testimoni ed esalti la loro tonicità e prestanza.

Tutto più o meno nella norma finché queste attenzioni non diventano fuorvianti e patologiche sfociando in disturbi del comportamento alimentare e della percezione del proprio corpo.

 

Cos’è la bigoressia?

 

Per descrivere il caso specifico preso in esame, è stato coniato il termine bigoressia (o vigoressia), ad indicare una condotta estrema ed ossessiva di iperinvestimento sul proprio corpo che differisce significativamente dal normale prendersi cura del proprio aspetto e della propria forma fisica (manifestazioni che sono considerate indicative di salute e benessere).

Il termine trova la sua etimologia nell’inglese “big=grande” e nel latino “orex=appetito”, ad indicare la “fame di grossezza” ovvero il desiderio di possedere un corpo sempre più muscoloso e asciutto.

 

VigoressiaLa bigoressia, o vigoressia, è un disturbo psicologico a tutti gli effetti

 

Gli individui affetti dal disturbo (principalmente uomini, ma è in aumento anche nelle donne), sono alla ricerca perenne di un fisico perfetto ed eccessivamente critici ed intolleranti per qualsiasi imperfezione. Queste persone dedicano una eccessiva quantità di tempo, risorse e denaro nella cura del corpo frequentando assiduamente palestre, saune, centri estetici e negozi specializzati in prodotti alimentari ipocalorici, senza sentirsi mai completamente appagate.

Questa insoddisfazione cronica è particolarmente significativa per lo sviluppo ed il decorso della malattia, poiché si rilevano fenomeni di distorsione percettiva che alterano la rappresentazione dello schema corporeo producendo uno stato di infelicità e malessere difficilmente spiegabili all’osservatore esterno. In poche parole, queste persone hanno già un fisico perfetto dal punto di vista muscolare ed estetico, ma ne vogliono uno ancora meglio poiché non riconoscono la realtà: la distorcono e la interpretano come difettosa.

 

Ma c’è una spiegazione a questo?

 

L’individuo inizialmente investirebbe le sue risorse sulla perfezione del proprio corpo per compensare carenze di tipo psicologico, affettivo e relazionale; infatti, in gran parte dei casi di bigoressia, si riscontrano scarsa autostima, forte desiderio di essere accettati e ammirati, insicurezza, ansia e preoccupazione.

Questa “spinta motivazionale” dovuta alla paura di non piacere e di non sentirsi compresi, successivamente, sarebbe rinforzata e mantenuta dalle alterazioni percettive che, rimandando un fisico ancora in difetto, alimenterebbe il circolo vizioso della ricerca di perfezione. L’ossessione non trova mai realizzazione, non importano i risultati ottenuti perché, in ogni caso, per la persona appariranno sempre inferiori a quanto voleva ottenere.

Purtroppo, chi soffre di bigoressia dedica la maggior parte del tempo a cercare di colmare questo conflitto interno irrisolto, non dando importanza al resto della propria vita, con gravi ripercussioni sul piano della funzionalità relazionale, sociale e lavorativa.

 

BigoressiaColoro che soffrono di bigoressia sottopongono il proprio corpo ad estenuanti sedute di allenamento e ad un regime dietetico molto serrato

 

Tutto ciò è accompagnato da comportamenti auto-punitivi nello sport, come allenamenti disumani che portano, anziché a progressi nel tempo, ad uno stato di sovrastimolazione, con le dovute conseguenze dannose a livello psico-fisico (spesso enfatizzate dall’uso di anabolizzanti che mettono in serio pericolo la salute dell’individuo).

 

Siamo una società arrivata a questo? E’ possibile che questa “operazione estetico e sportiva” metta a repentaglio la vita stessa di una persona?

 

Credo che faccia da sponda a questa deriva psico-fisica anche un quadro sociale in cui il precariato lavorativo, le difficoltà ad ottenere l’indipendenza economica e psicologica dalla famiglia d’origine e problematiche relazionali in senso ampio, abbiano spinto verso un’estrema cura dell’aspetto esteriore.

Uomini e donne insicuri nella vita e nelle relazioni che riversano le loro energie nell’unica cosa che sentono di poter controllare: il proprio corpo, tempio dell’apparenza. Possono addirittura farne un brand, mostrandolo al pubblico del web che, con il numero di like, approverà o disapproverà le loro performance muscolari.

In realtà, accanto alla cura del proprio benessere fisico, è sempre importante considerare quello psicologico ed emotivo, perché sotto tutti i muscoli visibili ce n’è uno più potente di tutti, invisibile, ma propulsore della vita stessa: il cuore-anima, tempio delle emozioni e del rapporto con noi stessi.

Forse, prendersi cura di se stessi e del proprio mondo interiore è ancora più faticoso dello stare perennemente a dieta e del praticare allenamenti in palestra, ma è quello che dà il maggior numero di risultati e soddisfazione!

 

 

Photo Credits: Linkiesta , Stateofmind , Psicologidellosport

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Share on Tumblr0Email this to someone

Commenti

commenti

Jessica Stolfi

Psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna, Jessica Stolfi si è laureata in Psicologia e si è poi specializzata in Psicoterapia Relazionale. Dal 2007 esercita l’attività come libera professionista e collabora con enti pubblici e privati come docente di corsi e relatrice di eventi divulgativi. Il suo intervento è rivolto alle problematiche degli adulti, dei bambini, della coppia e della famiglia.