Sì al pesce, ma attenzione ai contaminanti!

Sì al pesce, ma attenzione ai contaminanti!

D’acqua dolce o di mare, azzurro o bianco, pescato o di allevamento: il pesce, con i suoi molteplici volti e colori, ricopre un ruolo d’onore nella tradizione mediterranea. Infatti, grazie alle sue caratteristiche nutrizionali, è un alimento da tempo considerato benefico per l’uomo, il cui consumo viene incoraggiato e consigliato più volte a settimana.

La buona reputazione del pesce si riconduce principalmente all’alto contenuto di omega 3, acidi grassi essenziali per il nostro organismo che devono essere necessariamente assunti tramite gli alimenti proprio perché l’uomo non è in grado di sintetizzarli: essi sono di primaria importanza per il corretto sviluppo del sistema nervoso, nell’età evolutiva, e per la prevenzione delle malattie cardiovascolari, nell’età adulta.

 

Perchè il pesce è importante nella dieta?

 

Innumerevoli studi scientifici hanno dimostrato che tali grassi hanno un effetto antitrombotico (il che significa che aiutano il sangue a mantenersi fluido), antiipertensivo (ovvero capace di contrastare l’innalzamento della pressione arteriosa) e migliorano i livelli di grassi che circolano nel sangue, con particolare sorveglianza nei confronti dei trigliceridi.

 

Il pesce e i suoi omega 3Il pesce è una fonte incredibile di sostanze benefiche per il nostro corpo, per questo gli esperti consigliano di consumarlo 2 volte alla settimana

 

Inoltre, il pesce è una fonte di inestimabile valore di proteine ad alto valore biologico e più facilmente digeribili rispetto a quelle degli animali terrestri. E’ un serbatoio di minerali biodisponibili, come iodio, indispensabile per il corretto funzionamento della tiroide, e selenio, necessario per contrastare lo stress ossidativo che minaccia l’integrità e la funzionalità delle nostre strutture; il pesce più grasso racchiude preziose vitamine liposolubili, come la vitamina D, partecipante al metabolismo delle ossa, e la vitamina A, che esplica la sua azione protettiva soprattutto sulla vista.

Tutti i pesci, per di più, costituiscono una buona scorta di vitamina B12, essenziale per la produzione dei globuli rossi, degli acidi nucleici (DNA) e per il buon funzionamento delle cellule nervose, senza dimenticare il suo contributo nel metabolismo dei nutrienti, come gli aminoacidi.

 

Il consumo di pesce non è esente da rischi …

 

Ma il consumo di pesce non è scevro di pecche: l’altra faccia della medaglia, purtroppo, è la tendenza dei prodotti ittici ad accumulare i contaminanti presenti nell’ambiente marino in cui vivono.

Tale fenomeno è detto bioaccumulo e riguarda principalmente il mercurio, spesso presente sotto forma di metilmercurio: esso deriva dall’inquinamento industriale delle acque ed è capace di insinuarsi nei tessuti muscolari dei pesci, motivo per cui l’uomo, cibandosi di questi alimenti, è esposto alla sua azione tossica.

 

Marlin bluIl marlin blu è uno dei pesci in cima alla catena alimentare marina, per cui a maggior rischio di bioaccumulo di mercurio e altri contaminanti tossici

 

La tossicità del mercurio si esplica a livello del sistema nervoso, soprattutto durante le fasi dello sviluppo cerebrale: l’ingestione di tale sostanza è particolarmente dannosa durante la gravidanza e la prima infanzia, epoche critiche per la formazione di cervello e strutture nervose.

È difficile però che le donne in dolce attesa che consumano fino a 2 porzioni di pesce a settimana superino la cosiddetta PTWI (acronimo di Provisional Tolerable Weekly Intake, assunzione tollerabile settimanale provvisoria) fissata per il mercurio, a patto che non vengano consumati regolarmente grandi pesci predatori.

L’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) raccomanda infatti non solo alle donne in gravidanza o in allattamento ed ai bambini piccoli, ma anche alle donne in età fertile intenzionate ad avere figli, di evitare il consumo delle specie più longeve ed al vertice della catena alimentare, come marlin, tonno, palombo, verdesca, smeriglio, pesce spada e luccio, che contengono le concentrazioni più elevate di mercurio e di altre sostanze tossiche, come diossine e policlorobifenili, un gruppo di agenti in grado di interferire con il sistema endocrino (ormoni sessuali e tiroidei in primis).

La spiegazione di questo fenomeno è semplice: la maggior quantità di metilmercurio e sostanze tossiche nei pesci di grandi dimensioni è dovuta alla biomagnificazione, ovvero quel processo di incremento della concentrazione di contaminanti lungo la catena trofica. Ad esempio, il gamberetto sarà meno contaminato di un pesce di media taglia che, oltre ad essere esposto agli inquinanti ambientali, mangerà il gamberetto e di conseguenza accumulerà i contaminanti già presenti in esso.

A fronte di ciò, si evince che per ridurre la nostra esposizione ai tossici dovremmo consumare preferibilmente pesci di piccole dimensioni, come alici, sardine, triglie, spigole, merluzzi, sgombri e tante altre varietà che, oltre a presentare un basso contenuto in mercurio, sono abbastanza economiche e molto gustose.

 

 

Photo Credits: Economicsmalaysia , Mexfish , Toat

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Giovanni Cortile

Giovanni Cortile è un laureato in dietistica, con votazione di 110 e lode, presso l'Università Federico II di Napoli. Attualmente collabora con lo Studio “Fenix”, salute e benessere, di psicologia e medicina integrata, sito in provincia di Napoli. In qualità di socio dell'associazione SDeCA , Scienza Dieta e Corretta Alimentazione, partecipa a giornate di prevenzione, prendendo assiduamente parte a convegni e seminari in ambito nutrizionale. E' appassionato di sport ed ha conseguito il brevetto di allievo istruttore di nuoto presso la FIN, Federazione Italiana Nuoto.