Sindrome metabolica: di cosa si tratta?

Sindrome metabolica: di cosa si tratta?

La parola “sindrome” incute sempre molto timore, in quanto richiama nella nostra mente una malattia dalle cause nebulose e dal trattamento complicato; in effetti, questa percezione non è del tutto sbagliata, in quanto tale termine fa riferimento ad una compagine di sintomi eterogenei, non sempre riconducibili ad un’unica causa. E quando poi si parla di “sindrome metabolica”, la portata del problema si prefigura nel nostro immaginario ancora più minacciosa. Ma vediamo con calma di dipanare la matassa.

La sindrome metabolica identifica una particolare condizione in cui coesistono più alterazioni metaboliche; tale condizione espone i soggetti interessati ad un rischio due volte maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto ai soggetti sani e ad un rischio più elevato di mortalità per diverse cause (malattie cardiovascolari, malattie coronariche, ictus, disfunzioni vascolari e mortalità per tutte le cause in genere).

Come se questo non bastasse, la sindrome metabolica rende i soggetti più suscettibili anche nei confronti di altre condizioni patologiche, come la sindrome dell’ovaio policistico, la steatosi epatica (il cosiddetto fegato grasso), i calcoli biliari, l’asma, i disturbi del sonno ed alcune forme di tumore, come il cancro della mammella, del pancreas, del colon-retto e della prostata. Il quadro così dipinto ha tinte decisamente cupe e fosche; questi dati così agghiaccianti, però, non devono sbarrare la strada alla possibilità di azione, ma essere di stimolo alla lotta e alla riconquista di uno stato di salute ottimale.

 

Ma cosa scatena la sindrome metabolica? E come si fa una diagnosi?

 

I principali fattori responsabili di questo quadro “sindromico” sono l’obesità centrale, che si trascina appresso una serie di alterazioni a carico di colesterolo e trigliceridi ematici e pressione sanguigna, e la condizione di insulino-resistenza che ne consegue: le cellule normalmente sensibili all’insulina diventano resistenti alla sua azione ipoglicemizzante; ciò comporta che il glucosio resta in circolo e di conseguenza le cellule beta del pancreas producono più insulina nel tentativo di riportare alla normalità i valori della glicemia.

 

Sindrome metabolicaLa sindrome metabolica è molto diffusa tra la popolazione mondiale e deve essere curata per evitare ripercussioni serie ed irreversibili

 

Questo fenomeno, protratto nel tempo, rischia di sfociare in ridotta sintesi o esaurimento della sintesi di insulina (le cellule del pancreas, sovraccaricate di lavoro, ad un certo punto non ce la fanno più) con comparsa di diabete di tipo 2: nel momento in cui la patologia diabetica diventa clinicamente manifesta, il rischio cardiovascolare aumenta notevolmente.

Poichè, come preannunciato, la sindrome è caratterizzata da una costellazione di sintomi, per poter fare una diagnosi – quindi per poter affermare che la condizione patologica è presente – occorre far riferimento a più parametri o criteri. La IDF (International Diabetes Federation), la AHA (American Heart Association), il NCEP ATP III (National Cholesterol Education Program – Adult Treatment Panel III), la WHO (World Health Organization) e l’EGIR (European Group for the Study of Insulin Resistance) hanno proposto ciascuno i propri criteri diagnostici.

I parametri metabolici considerati sono sempre gli stessi; ciò che varia leggermente è il limite proposto per ognuno di essi oppure lo strumento valutativo: ad esempio, il parametro “obesità” può essere valutato sia attraverso la misurazione della circonferenza vita sia attraverso il calcolo dell’indice di massa corporea. In genere, si prendono come riferimento i criteri diagnostici NCEP ATP III, secondo cui si può parlare di sindrome metabolica quando sono presenti 3 o più dei seguenti fattori:

– Obesità centrale (circonferenza vita superiore a 102 cm per l’uomo e 88 cm per la donna);
– Ipertrigliceridemia a digiuno (maggiore di 150 mg/dl);
– Colesterolo HDL basso (inferiore a 40 mg/dl per l’uomo e 50 mg/dl per la donna);
– Ipertensione (pressione massima superiore o uguale a 180 mmHg e pressione minima superiore o uguale a 85 mmHg);
– Iperglicemia a digiuno (glicemia a digiuno superiore o uguale a 100 mg/dl).

Secondo la WHO, invece, si può fare diagnosi di sindrome metabolica qualora fosse presente una condizione di insulino-resistenza/diabete di tipo 2 o più dei parametri sopra elencati, con l’aggiunta dei livelli di albumina nelle urine o del rapporto albumina/creatinina.

 

Come trattare e/o prevenire la sindrome metabolica?

 

Dal momento che il fattore scatenante questo insieme di alterazioni metaboliche è l’obesità centrale, risulta ben chiaro che la riduzione del grasso addominale e viscerale è la via che permette la normalizzazione di tutti gli altri parametri che risultano modificati in senso negativo in questa condizione patologica.

 

Alimentazione sanaSeguire le raccomandazioni previste per una sana e corretta alimentazione accompagnata dalla giusta dose di attività sportiva sono indispensabili per combattere la sindrome metabolica

 

Per tale ragione, la prevenzione così come il trattamento della sindrome metabolica e delle sue complicanze passa attraverso una correzione delle abitudini alimentari ed un aumento dei livelli di attività fisica; in altre parole, passa attraverso il miglioramento globale dello stile di vita.

L’approccio dietoterapico prevede un intervento nutrizionale che non si discosta particolarmente dalle linee guida per una sana e corretta alimentazione a cui la popolazione generale dovrebbe attenersi per minimizzare il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e cronico-degenerative. Si tratta di piccole modificazioni che la persona con diagnosi di sindrome metabolica deve aver cura di apportare alla propria alimentazione quotidiana, al fine di mantenere entro l’intervallo di normalità i livelli di glucosio plasmatico, trigliceridi, colesterolo e pressione arteriosa, per ottenere infine un miglioramento globale della situazione metabolica.

Innanzitutto, occorre ridurre l’apporto calorico totale giornaliero sostituendo gli alimenti densi in energia (come quelli ad alto contenuto di grassi e le bevande alcoliche) con quelli densi in nutrienti. La composizione in macro e micronutrienti di un alimento risulta fondamentale non soltanto al fine di redigere un piano alimentare ipocalorico, ma anche allo scopo di comprendere quali alimenti devono essere scartati per mantenere livelli ottimali dei parametri biochimici che risultano alterati nella sindrome metabolica.

Per combattere il sovrappeso/obesità bisogna, dunque, limitare l’apporto di acidi grassi saturi (presenti nei grassi solidi di origine animale come lardo, strutto, burro, panna, grasso visibile e non visibile degli insaccati e delle altre carni, ma anche in alcuni grassi vegetali come olio di palma, palmisti e cocco) e gli acidi grassi trans (contenuti in prodotti preparati con margarine o grassi idrogenati, come alcune creme grasse spalmabili, prodotti da forno come cracker, torte, dolci e biscotti, senza dimenticare i cibi fritti).

E’ sicuramente preferibile rivolgersi all’utilizzo di acidi grassi mono e polinsaturi contenuti negli alimenti grassi di origine vegetale come l’olio d’oliva extravergine, la frutta secca oleosa ed il pesce. E’ bene, inoltre, limitare (che non significa abolire) l’assunzione di alimenti ricchi di colesterolo, come il tuorlo dell’uovo, i formaggi e gli altri alimenti grassi di origine animale aumentando, per contro, il consumo di alimenti a base di carboidrati complessi, soprattutto sotto forma di cereali integrali, ottima fonte di fibra, a discapito degli alimenti e delle bevande ricche di zuccheri semplici.

Infine, è opportuno consumare 5 porzioni di frutta e verdura ogni giorno e 3-4 porzioni di legumi a settimana. Per concludere, è buona norma evitare il consumo di bevande alcoliche o eventualmente limitarsi al vino, preferibilmente rosso e in quantità giornaliere non superiori ad un bicchiere per la donna e due per l’uomo. Ridurre l’apporto di sodio è un altro caposaldo della dieta; il sale può essere sostituito da aromi e spezie che contribuiscono a insaporire ugualmente il piatto (con sorprese veramente piacevoli!) preservando dagli effetti collaterali dovuti al consumo eccessivo di sodio.

Dunque, seguire un’alimentazione sana ispirata al modello mediterraneo congiuntamente alla pratica costante di attività fisica (non bisogna gareggiare per le olimpiadi o allenarsi fino allo sfinimento, ma una passeggiata a passo sostenuto per 30-40 minuti al giorno è un ottimo e valido esercizio!), può aiutare sia le persone in stato di eccesso ponderale ad uscire dalla condizione di sindrome metabolica, sia quelle normopeso a prevenirla con successo.

 

Photo Credits: Abfsa , Nutrizioneedieta , Dietaok

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Emanuela Racca

Emanuela Racca

Mi chiamo Emanuela Racca e svolgo la libera professione in qualità di biologo nutrizionista in provincia di Napoli. Mi sono laureata nel 2014 in Scienze della Nutrizione Umana con il massimo dei voti ed una tesi di laurea magistrale sulla Dieta Mediterranea. Nel 2007 mi sono diplomata in danza classica presso la scuola di ballo del Real Teatro di San Carlo; nei 9 anni di scuola il mio interesse per gli alimenti e la nutrizione era motivato esclusivamente dalla costante esigenza di mantenere il peso forma che, per una ballerina di danza classica, è un requisito essenziale. Dopo il diploma, ho intrapreso il mio percorso di studi ed ho iniziato a guardare al mondo della nutrizione con occhi diversi; le scelte alimentari che compio ogni giorno, non rispondono più semplicemente ad un mero calcolo calorico, ma riflettono la consapevolezza che una corretta alimentazione insieme ad uno stile di vita attivo sono l’arma più potente di cui disponiamo per preservare il nostro stato di salute.