Surimi: sai davvero cosa mangi?

Surimi: sai davvero cosa mangi?

Con la grande colonizzazione della cucina nazionale da parte di quella del Sol Levante, ecco che un alimento dall’aspetto invitante entra nei nostri piatti, nelle nostre cucine e nelle nostre case.

Piccoli cilindri colorati di bianco e d’arancio, contenenti strati di polpa di pesce tenuti insieme da addensanti artificiali: oggi parliamo del Surimi, uno degli “alimenti” più versatili della cucina giapponese.

Che cos’è il Surimi?

 

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Il Komakobo, piatto tipico giapponese

 

Viene prodotto per la prima volta in Giappone dove veniva utilizzato, già nel XVII secolo, come ingrediente fondamentale nella produzione del Kamaboko, un preparato di surimi e pesce azzurro, colorato e lavorato fino a raggiungere la forma di “panetto” ed infine cotto per acquisire consistenza solida, per poi essere servito a fette.

Veniva tradizionalmente preparato tritando parti di merluzzo da disporre in strati, avvolti successivamente in foglie o alghe.

La sua diffusione in Europa e nel mondo risale agli anni ’80, quando vennero introdotte nuove tecniche di lavorazione e produzione su scala industriale, capaci di rendere il surimi il prodotto – controverso – che conosciamo noi oggi.

 

Da cosa è composto e cosa può diventare?

 

É un insieme di carni provenienti da differenti tipi di pesce quali nemipteri, suri, sgombro e varie specie di carpa asiatica. Queste carni sono generalmente avanzi di lavorazione o scarti industriali, tritati, pressati ed addizionati con diverse sostanze chimiche durante l’intero processo di lavorazione. Il composto risultante, bianco e privo di sapore, viene poi arricchito con l’aggiunta di fecola di patate, albume, sale, sorbitolo, aromi e coloranti, grassi vegetali ed esaltatori di sapidità come il glutammato monosodico. La qualità dell’aroma varia a seconda del gusto che si vuole raggiungere (granchio o aragosta, ad esempio). Il prodotto finale, una volta raggiunto il supermercato o la tavola di un ristorante, contiene soltanto il 40% circa di pesce: il resto del peso è dato dagli altri ingredienti elencati sopra.

 

Grazie a trattamento con cloruro e bicarbonato di sodio, inoltre, si può ottenere una pasta viscosa che, dopo ulteriori trattamenti (vedi l’aggiunta di aroma di carne), può essere utilizzata per sostituire la carne di hamburgers, polpette e polpettoni, arrivando anche a diventare la “carne” di prodotti più speziati come curry, involtini primavera e gnocchi. Viene anche utilizzato per la produzione di alimenti analoghi al prosciutto di pesce e salumi, torte di pesce e, mescolato al formaggio, anche per la produzione di snack.

 

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Il Surimi

 

Uno dei problemi principali con questo alimento, è che al momento non esistono obblighi relativi l’indicazione in etichetta delle specie ittiche utilizzate nella sua preparazione, quindi, stabilire con certezza cosa finisce nel nostro piatto, diventa una vera e propria impresa: carne di merluzzo, carne di sgombro, carne di carpa o carne di qualsivoglia specie ittica tossica? Ed ancora, esiste un modo per controllare se uno scarto ittico è effettivamente adatto al consumo umano, se non contiene pesticidi o metalli pesanti o se la materia prima era semplicemente guasta o infetta?

A voi la risposta.

 

Fonte: Le caratteristiche del Surimi – Centro Studi per la sicurezza alimentare (qui)
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Enza Gargiulo

Enza Gargiulo

Sono Maria Vincenza, per gli amici Enza, laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari. Allergica a tutto (o quasi) quello che madre natura ha creato, amo molto stare in cucina e provare e riprovare tutte le ricette che mi vengono in mente. Inguaribile ottimista, cerco di prendere sempre il buono da ogni situazione e di restare allegra il più possibile nel corso delle giornate. E se la sera mi sento stanca, una buona compagnia e un bel bicchiere di vino mi rimettono in forze e sono sempre pronta a far festa!