Topinambur: un tubero virtuoso

Topinambur: un tubero virtuoso

Il topinambur, nome scientifico Helianthus tuberosus, è una pianta appartenente alla famiglia delle Compositae; chi pensa di non conoscerlo, beh, non è improbabile che l’abbia sentito citare con uno dei suoi numerosi pseudonimi: rapa tedesca, carciofo di Gerusalemme, girasole del Canada o addirittura patata del Canada, proprio per la sua somiglianza con il più famoso dei tuberi e, probabilmente, per il fatto che per decenni è stato utilizzato come valido sostituto della patata.

I suoi bellissimi fiori giallo oro – molto simili ad un piccolo girasole – fanno mostra di sè alla fine dell’estate. La parte edibile della pianta, invece, è un tubero dalla forma irregolare e dalla polpa bianca, di cui sono note due varietà: il topinambur bianco precoce è reperibile in commercio da fine agosto, mentre il topinambur bordeaux – così denominato per il colore rosso-violaceo della scorza esterna – si trova in commercio da autunno inoltrato fino ad inizio primavera. Trattandosi di un tubero, è immediato il paragone con la patata, a cui tra l’altro assomiglia per consistenza; tuttavia il topinambur presenta caratteristiche nutrizionali decisamente diverse.

 

Storia e caratteristiche del topinambur

 

Oggi comune in Europa (Italia compresa), il topinambur è un vegetale che ha fatto la sua comparsa nel nostro paese intorno al XVI secolo, mettendo piede nel vecchio continente in concomitanza di altri numerosi frutti della terra provenienti dalla neo scoperta America.

In cucina, usato sia crudo che cotto, è un ottimo alleato non solo del palato – con un sapore che ricorda vagamente il carciofo – ma anche della salute, che, come ben sappiamo, passa attraverso ciò che portiamo in tavola.

 

Fiori di topinamburI fiori gialli del topinambur fanno la loro comparsa alla fine dell’estate e sono simili a piccoli girasoli

 

La peculiarità nutrizionale principale riguarda il contenuto in inulina, una fibra solubile dai molteplici effetti protettivi. Chi desidera perdere i chili di troppo, ad esempio, può certamente imbandire la tavola con questo tubero: l’inulina favorisce enormemente il senso di sazietà e il consumo di topinambur, all’interno di un regime alimentare equilibrato, può rivelarsi un’utile strategia per combattere la fame e l’eccesso di peso.

L’inulina, inoltre, da diligente fibra solubile qual è, riduce l’assorbimento del colesterolo contenuto negli alimenti e modula l’ingresso degli zuccheri nel circolo sanguigno. Questa azione si rivela estremamente vantaggiosa sia per chi soffre di dislipidemie (ad esempio colesterolo alto) sia per le persone affette da diabete, al fine di prevenire bruschi sbalzi di glicemia dopo i pasti: il topinambur, infatti, ha un indice glicemico pari a 50 e per questo si addice al consumo da parte di coloro che necessitano di prestare attenzione alla velocità di assorbimento degli zuccheri.

Da ultima, non va dimenticata l’efficace opera di pulizia svolta dall’inulina nei confronti dell’intestino, motivo per cui l’uso di questo tubero è di grande sollievo per chi soffre di stipsi, sia piccini che anziani.

Come tutti gli alimenti di origine vegetale, il topinambur non contiene colesterolo ed è generoso di vitamine (dal beta-carotene fino a numerose vitamine del complesso B e vitamina C), sali minerali (tra cui spiccano potassio – addirittura presente in questo tubero in quantità superiore rispetto alle banane – ma anche ferro e calcio) e molecole dall’azione antiossidante, che proteggono le cellule dall’invecchiamento e dal danno indotto dai radicali liberi.

Per il suo ridotto tenore calorico – 73 kcal per 100 grammi di prodotto crudo – il topinambur è visto di buon occhio all’interno dei regimi dietetici, consumato sia come contorno (crudo è ottimo in insalata, tagliato a fettine e condito con olio, limone, sale e prezzemolo, ma è gustoso anche cotto, da provare trifolato), sia come condimento per sfiziosi primi piatti o per arricchire, ridotto in purea, il solito e monotono passato di verdura.

Costituisce, inoltre, un toccasana per chi accusa difficoltà digestive, stimolando la secrezione dei succhi gastrici e della bile, facilitando così i processi di digestione e alleviando disturbi riconducibili a dispepsia, e poiché non contiene glutine ben si presta anche alla forchetta dei celiaci.

 

Perché consumare il topinambur?

 

In generale, il consumo di topinambur, con particolare riferimento al prodotto crudo, capace di conservare intatte tutte le sue proprietà organolettiche e nutritive, è indicato per arricchire la nostra alimentazione di fibre, antiossidanti, vitamine e sali minerali, spesso carenti nei cibi che consumiamo.

 

Topinambur cottoIl topinambur in cucina può essere utilizzato in numerose ricette, sia cotto che crudo

 

Pertanto, poiché è fondamentale variare il più possibile le scelte alimentari per mantenere uno stato di salute ottimale, è doveroso accogliere nei nostri piatti una moltitudine di alimenti diversi, tra cui il topinambur che, per la sua specifica composizione, si rivela amico di intestino, cuore, vasi e sistema immunitario, rivelandosi inoltre una valida arma nella lotta alle alterazioni di zuccheri e grassi nel sangue.

Il suo consumo non comporta particolari controindicazioni o effetti collaterali. Tuttavia, è importante non eccedere nelle dosi giornaliere, perché un consumo elevato di inulina può provocare una produzione esagerata di aria intestinale, diarrea e mal di pancia. La porzione giornaliera consigliata per una persona adulta è di 200 grammi, dose che andrà ridotta in caso di bambini e adolescenti. L’unica precauzione riguarda i soggetti allergici alle piante appartenenti alla famiglia delle Compositae, per cui è vietata l’assunzione di tale tubero.

Per soddisfare qualche curiosità finale, si ricorda che il topinambur non andrebbe pelato, ma spazzolato bene e lavato sotto l’acqua corrente.

In commercio, inoltre, è possibile trovarlo sotto forma di farina che può essere miscelata, in misura del 10%, con altre farine, per realizzare ricette sia dolci che salate, ad esempio per prodotti destinati a chi soffre di diabete o anche di stipsi.

Insomma, un tubero virtuoso davvero da riscoprire!

 

 

Photo Credits: StilenaturaleWikipedia , Unadonna

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Silvia Bigucci

Silvia Bigucci

Nel 2005 mi sono laureata in Dietistica presso l’Università degli Studi di Bologna con il massimo dei voti, Titolo della tesi "Soffrire per il cibo: Considerazioni generali sui Disturbi del Comportamento Alimentare". Nel 2006-2007 ho conseguito un Master di I° livello:“First Certificate of Professional Training in Eating Disorders and Obesity”, corso annuale teorico-pratico nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione e dell’obesità (terapia cognitivo-comportamentale). Dal 2006 svolgo la mia attività libero professionale di Dietista in ambito privato (Bologna, Riccione, Rimini). Collaboro, con contratto libero professionale, come referente Dietista all’interno dell’ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell’Azienda Ospedaliera S. Orsola Malpighi nell’UO di Neuropsichiatria Infantile (Prof. Emilio Franzoni), inoltre curo Gruppi di Psicoeducazione Alimentare con pazienti in regime di ricovero (Day-Hospital/ordinario) ed ho iniziato a collaborare con l’AISPED (Associazione Italiana Studio e Psicoterapia Eating Disorder) e con il Centro Arbor Vitae (Centro di psicologia e psicoterapia). Ho lavorato, inoltre, come Consulente Dietista presso la comunità di San Patrignano libera associazione ONLUS e lo scorso anno, ho conseguito l'attestato di Personal lifestyle trainer - Corso di Alta Formazione “Esperto nel miglioramento degli stili di vita”.