Vitamina K, questa sconosciuta!

Vitamina K, questa sconosciuta!

Il termine “vitamina” – dal tedesco Vitamin, formato dal latino vita- e dal tedesco – amin “amina” – si riferisce ad ogni composto chimico la cui funzione è quella di rendere possibili alcuni processi essenziali per la vita. Inizialmente, ciascuna vitamina fu siglata con una lettera dell’alfabeto, poi sostituita con un nome specifico non appena fu scoperta la struttura chimica e la funzione di ognuna. Dunque, oggi parliamo di vitamina K… andiamo a scoprire per quale ragione questa importante molecola organica è indicata con la suddetta lettera.

 

Perchè si chiama vitamina K?

 

La storia della Vitamina K è legata alle ricerche svolte in Danimarca da Dam nel 1935, che per primo descrisse una patologia emorragica nei pulcini alimentati con cereali e lievito. Quando alla dieta venivano aggiunte verdure ed ortaggi, la malattia regrediva fino a scomparire. Dunque, Dam chiamò questa nuova vitamina “fattore della coagulazione” , abbreviato in “fattore K” dalla parola tedesca “koagulation”, che successivamente divenne “vitamina K”.

Le ricerche su questa vitamina valsero nel 1943 il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia agli studiosi Henrik Dam e Edward Doisy, per l’identificazione di tale molecola come fattore indispensabile per i processi di coagulazione del sangue. Attualmente, grazie ad ulteriori studi scientifici, sappiamo che la vitamina K svolge anche altre importanti funzioni quali la regolazione del metabolismo osseo e l’inibizione dei processi di calcificazione vascolare.

 

 

Henrik Dam, lo scopritore della vitamina KHenrik Dam, lo scopritore della vitamina K

 

Al pari delle vitamine A, D ed E, la vitamina K appartiene al gruppo delle vitamine liposolubili; ciò significa che l’assorbimento intestinale è favorito dalla concomitante presenza di grassi, mentre tutte le condizioni che determinano malassorbimento dei lipidi provocano anche malassorbimento della vitamina.

La vitamina K esiste in tre forme diverse: la vitamina K1 o fillochinone è di origine vegetale, mentre la vitamina K2 o menachinone è prodotta dai batteri: la possiamo trovare, ad esempio, in alcuni tipi di formaggio e nel natto (prodotto derivante dalla fermentazione della soia), ma viene anche sintetizzata dalla flora batterica del nostro intestino. Infine, per vitamina K3 o menadione ci si riferisce al prodotto di sintesi.

 

 

Ma qual è il ruolo nutrizionale della vitamina K?

 

Anche se meno “famosa” rispetto ad altre rinomate vitamine, la vitamina K è fondamentale per diversi meccanismi metabolici. Come già accennato in precedenza, il primo ruolo biologico riguarda i processi di coagulazione del sangue. Infatti, la vitamina K è essenziale per l’attivazione di 4 importanti fattori della coagulazioni, tra cui ricordiamo la protrombina. Per questo motivo, chi assume alcuni farmaci anticoagulanti sa bene che deve prestare attenzione a certi cibi ad alto contenuto in vitamina K, per evitare interferenze con la terapia.

Negli ultimi anni è stato documentato un ruolo della vitamina K nella regolazione del metabolismo osseo, dove promuove il differenziamento degli osteoblasti in osteociti, le cellule che formano lo scheletro, e favorisce la deposizione del calcio nella matrice ossea.

Ma non è tutto… infatti, recenti evidenze scientifiche supportano il ruolo della vitamina K nella prevenzione delle malattie cardiovascolari ed in particolare dell’aterosclerosi, impedendo al calcio circolante di depositarsi in forma di cristalli nella parete arteriosa E’ stato inoltre ipotizzato un ruolo di questa sorprendente vitamina a livello del sistema nervoso, ma ciò deve ancora essere approfondito e confermato dai ricercatori.

 

Con quali alimenti possiamo garantire il nostro fabbisogno giornaliero di vitamina K?

 

Le concentrazioni più elevate di questa vitamina (nella forma di vitamina K1 o fillochinone) – con valori che vanno da 100 a 480 μg/100g – le ritroviamo negli ortaggi a foglia verde ed in particolare nei broccoli, lattuga e spinaci. Anche gli oli vegetali ne sono moderatamente ricchi: 60 μg/100g nell’olio di oliva, oltre 100 μg/100g nell’olio di semi di soia e circa 7 μg/100g nell’olio di girasole. Invece, per quanto concerne la vitamina K2, la ritroviamo in quantità limitata nel burro, nelle uova, in alcuni formaggi fermentati, nel pollo.

 

I broccoli sono tra i vegetali più ricchi di vitamina KI broccoli sono tra gli alimenti di origine vegetale con la più alta concnetrazione di vitamina K

 

La carenza di vitamina K è un’evenienza piuttosto rara. Tuttavia, una categoria particolarmente a rischio è rappresentata dai neonati: questo accade perché nelle prime fasi di vita l’intestino è sterile, il ciclo di rigenerazione della vitamina K non è ancora sufficientemente attivo e la vitamina K non attraversa facilmente la placenta.

Viceversa, sono stati dimostrati effetti tossici in relazione ad una assunzione eccessiva di vitamina K nella sua forma sintetica (vitamina K3). Infatti, il menadione, assunto in modo incontrollato, può comportare un danno ossidativo a livello delle membrane cellulari ed emolisi (distruzione dei globuli rossi).

Per cui, come in tutte le cose, al fine di beneficiare dei numerosi effetti positivi dei tanti nutrienti che abbiamo a disposizione, serve un giusto equilibrio che ci può senz’altro essere garantito da un’alimentazione corretta, sana e bilanciata.

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Alessandra Leoni

Alessandra Leoni

Biologa nutrizionista iscritta all'ordine nazionale dei biologi, Alessandra Leoni si è laureata in Scienze degli Alimenti all'Università politecnica delle Marche, conseguendo poi la laurea magistrale in Biologia Molecolare, Sanitaria e della Nutrizione presso l'Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”. Da gennaio 2014, svolge la libera professione di Biologa Nutrizionista nei territori di Civitanova Marche, Pagliare del Tronto e San Benedetto del Tronto.