Abitudini alimentari: quanto sono influenzate dagli altri?

Abitudini alimentari: quanto sono influenzate dagli altri?

L’influenza sociale, ovvero la presenza degli altri intorno a noi, esercita i suoi effetti anche sull’alimentazione poiché, mentre mangiamo per soddisfare i nostri bisogni fisiologici, utilizziamo il cibo anche come vero e proprio mezzo di comunicazione attraverso il quale esprimiamo chi siamo e cerchiamo di capire chi sono gli altri.

 

Modifichiamo le nostre abitudini alimentari a seconda di chi ci troviamo accanto

 

Partendo da questo presupposto, utilizziamo i comportamenti alimentari che osserviamo negli altri, al pari di altre manifestazioni comportamentali, per cercare di farci un’idea, per quanto riduttiva e stereotipata, di chi abbiamo di fronte (cosa e quanto mangia, la qualità di quello che ha nel piatto, il costo, la voracità o l’inappetenza, se è grasso o è magro, ecc …), ed in base a questo ci rapportiamo.

Viceversa, nel regolare le nostre abitudini alimentari in presenza di qualcuno, ci esponiamo differentemente a seconda dei contesti e degli interlocutori svelando o nascondendo opportunamente aspetti diversi della nostra alimentazione nel tentativo di controllare l’impressione che facciamo su di loro. Le scelte alimentari quindi, come le altre scelte di consumo, possono dire molto della nostra identità e del nostro senso di appartenenza, e ci determinano dando credito al detto “siamo ciò che mangiamo”.

 

Le nostre abitudini alimentari sono influenzate da chi ci sta accanto Tramite le abitudini alimentari riusciamo a comunicare chi siamo e a capire chi abbiamo di fronte.

 

Vi sarà capitato di dover mangiare con degli estranei e di voler dare un’immagine di voi al meglio: se erano persone attente alla linea e al cibo salutare, probabilmente vi sarete adeguati mangiando poco e scegliendo cose sane e leggere; se invece, vi stavate trovando ad una cena di pasciuti buongustai, in cui il cibo viene esaltato nella quantità e negli aspetti del gusto, quasi sicuramente, avrete mangiato più del dovuto, assaggiando anche cose che da soli non avreste mai mangiato.

Nel primo esempio, se nessuno prendeva un dolce, difficilmente voi l’avreste fatto, rispettando la regola implicita “si mangia solo per nutrirsi”; nel secondo caso, mangiare poco avrebbe significato la vostra presa di posizione opposta a quella del gruppo, ossia “si mangia per il piacere”.
Continuando con gli esempi, pensiamo ad un primo appuntamento tra un uomo e una donna: ci si aspetta che la donna mangi poco e che scelga dal menù cose poco caloriche e sane (legate allo stereotipo femminile), mentre l’uomo possa scegliere alimenti più pesanti e dal gusto forte (stereotipi legati alla mascolinità). Entrambi saranno condizionati da questi fattori e vorranno dare all’altro l’immagine migliore possibile, in linea con le aspettative e le idee legate alla propria identità.

Queste sono norme sociali: il comportamento che ci aspettiamo da una persona che fa parte di un certo gruppo o categoria. Anche se difficilmente ne siamo consapevoli, queste norme ci influenzano profondamente e possono diventare il nostro modo di pensare dichiarato, corrispondere alla nostra volontà e al nostro stile di vita.

 

Perché questo accade?

 

In generale, le ragioni fondamentali sono due: da un lato, se non sappiamo come comportarci in una certa situazione, che magari è nuova e inconsueta, guardiamo cosa fanno gli altri per capire qual è il comportamento appropriato; dall’altro, imitiamo gli altri perché ci identifichiamo con loro e vogliamo sentirci accettati o almeno non sembrare strani o devianti. Vogliamo identificarci alla norma comune e adeguarci alle aspettative per non deludere e per piacere agli altri, per trovare un senso di appartenenza condiviso che ci faccia sentire bene e ben voluti.

 

L'influenza degli altri sulle nostre scelte alimentariMangiare come e quanto gli altri aiuta a sentirci “parte del gruppo”.

 

La pubblicità ed i media, conoscono bene questi aspetti ed amplificano il peso che l’influenza sociale può avere sulla nostra psiche e sui nostri consumi: è oramai assodato che in primavera ci si debba preparare per la prova costume, e che a Natale ci si debba ritrovare in famiglia con ogni leccornia a tavola, pena il senso di esclusione e di “non socialità” in cui ci si identificherebbe per avere fatto qualcosa contro tendenza.

Ad ogni modo, le altre persone ci influenzano anche quando non sono fisicamente presenti.

Infatti, ci sono delle norme implicite, non scritte o dichiarate, che guidano il nostro comportamento anche quando siamo soli.
Pensiamo all’idea che, dopo un dispiacere, le persone possono concedersi di esagerare in qualche modo, poiché ne sono legittimate dal loro star male. Possono perciò abbuffarsi di cibo nella solitudine di casa propria, oppure bere a dismisura: questi comportamenti, in queste circostanze limitate nel tempo, sono socialmente accettati e anzi, incentivati, poiché si legano e corrispondono a norme implicite comunemente condivise.

In conclusione, contesto relazionale, emozioni e bisogni individuali si muovono di pari passo e conducono a scelte alimentari ben precise, che ci fanno capire quanto l’essere umano abbia un bisogno profondo di appartenenza e una fame innata di riconoscimento sociale: il vero nutrimento dell’anima.

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Jessica Stolfi

Psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna, Jessica Stolfi si è laureata in Psicologia e si è poi specializzata in Psicoterapia Relazionale. Dal 2007 esercita l'attività come libera professionista e collabora con enti pubblici e privati come docente di corsi e relatrice di eventi divulgativi. Il suo intervento è rivolto alle problematiche degli adulti, dei bambini, della coppia e della famiglia.