Carrube: i frutti dimenticati

Carrube: i frutti dimenticati

Chi ha avuto la fortuna di stupirsi di fronte all’imponente spettacolo di rigogliosi e maestosi albero di carrube che sovrastano la terra brulla e arida – paesaggio caratteristico delle campagne siciliane – sicuramente non si meraviglierà del fatto che un albero tanto maestoso abbia saputo ispirare, nel corso di secoli, credenze, favole e tradizioni popolari, ma sia stato anche capace di sfamare con i suoi frutti zuccherini tantissime persone.

Oggi consumare carrube è un’abitudine insolita – non c’è da sbalordirsi che alcuni di noi non l’abbiano mai assaggiata – e relegata a “sfizio”: in realtà, però, la carruba ha un potenziale di utilizzo veramente interessante ed eclettico, unito a proprietà nutrizionali benefiche che dovrebbero di certo spingerci ad aprire le nostre dispense a questo frutto un po’ trascurato e dimenticato. Ma prima di addentrarci nella disamina delle sue caratteristiche nutrizionali, conosciamo un po’ meglio le sue origini.

 

Le origini della carrube

 

La carruba è il frutto spontaneo dell’albero del carrubo, Ceratonia siliqua, un sempreverde tipico dell’area mediterranea e originario del Medio Oriente. Fu grazie alle traversate dei Fenici e dei Greci che il carrubo sbarcò in Italia, anche se fu solo nel Medioevo, tramite gli Arabi, che il suo utilizzo si affermò in Occidente per svariati fini, da quello alimentare (sia per l’uomo sia per il bestiame) a quello farmacologico e decorativo.

 

Carrube Le carrube sono frutti abbastanza legnosi ma molto dolci ed estremamente versatili

 

I suoi frutti – prodotti in grandi quantità, anche 200 chilogrammi per pianta – sono baccelli appiattiti, dapprima di colore verde e poi, con la maturazione, sempre più tendenti al bruno; il loro aspetto è molto simile a fagioli ed il paragone non è casuale, dal momento che botanicamente le carrube sono legumi, anche se con valori nutrizionali peculiari.

All’interno dei baccelli troviamo una polpa dolce e rossastra – la parte commestibile che, una volta essiccata e ridotta in polvere, può essere destinata ad una miriade di ricette – e semi duri che, essiccati e macinati, sono impiegati per la produzione di farina di semi di carrube, utilizzata come addensante anche dall’industria alimentare (E410).

A sottolineare la preziosità della pianta di carrubo e il ruolo centrale che un tempo ricopriva presso i nostri antenati basti pensare che il nome arabo dei semi (quirat) ha dato origine all’italiano “carato”, in quanto i semi di carrubo, grazie a grandezza e peso uniformi, erano impiegati dai gioiellieri per pesare le pietre preziose. Nel nostro Paese la produzione della carruba – chiamata anche vajana – è concentrata nel Meridione, in particolare in Sicilia. Dalla provincia di Ragusa proviene circa il 70% della produzione nazionale.

 

Le carrube dal punto di vista nutrizionale

 

Le caratteristiche nutrizionali della carruba possono essere riassunte con pochi aggettivi: essa è ipocalorica rispetto ai suoi consanguinei legumi, ma questo non le vieta di essere al tempo stesso nutriente ed estremamente saziante. Infatti, un etto di questo frutto apporta 207 kcal, provenienti per lo più da carboidrati (50 g per 100 g di carrube), seguiti da proteine (3,3 g) e pochissimi grassi (0,7 g).

Una nota importante riguarda il contenuto di fibre, che rasentano i 23 g per 100 g di prodotto: il contenuto in fibra alimentare fa sì che la carruba sia un ottimo alleato di chi desidera mantenere o recuperare il peso forma, in quanto è molto saziante e può coadiuvare, all’interno di regimi dietetici controllati, la perdita di peso, ma costituisce anche un toccasana per i disordini intestinali.

Infatti, consumate fresche, le carrube aiutano a mantenere attivo il transito intestinale e a rinforzare la flora batterica dell’intestino. Al contrario, una volta essiccata, la farina ottenuta dalla polpa mostra un’azione astringente, indicata anche per contrastare episodi di diarrea acuta nei bambini; l’azione antidiarroica è sempre mediata dalle fibre, che permettono di intrappolare ed eliminare le tossine responsabili del malessere. Come tutti i prodotti vegetali, la carruba è totalmente priva di colesterolo; anzi, le medesime fibre, per la loro capacità di legarsi al colesterolo introdotto con gli alimenti, possono mediare un’azione ipocolesterolemizzante.

 

Semi di carrubeDai semi delle carrube si ricava una farina usata come addensante in molti prodotti alimentari, mentre la polpa viene ridotta in farina e usata in molte ricette al posto del cacao

 

Ma a rendere particolarmente speciali ed interessanti le carrube sono i micronutrienti, dal momento che è l’apporto di vitamine e sali minerali a donare diverse proprietà benefiche. Le carrube costituiscono un vero e proprio tesoro di micronutrienti: le vitamine rappresentate in maggiore quantità sono la vitamina C, fino a 50 mg ogni etto di carrube, le vitamine del gruppo B, in particolare riboflavina, niacina e folati – che contribuiscono a sostenere il metabolismo energetico e la sintesi di nuove cellule, e la vitamina E, presente in quantità di 600 microgrammi ogni 100 g di carrube – l’equivalente del 5% del fabbisogno di un uomo adulto.

Anche la presenza di sali minerali è molto rilevante; sono presenti grandi quantità di calcio (348 mg per etto, la stessa quantità che troviamo in 290 ml di latte vaccino), ma anche di magnesio, fosforo, ferro e zinco. Inoltre, la ricchezza in composti polifenolici, in particolare tannini (acido gallico) e flavonoidi, permette alle carrube di esplicare un’azione antiossidante, ossia un’attività benefica contro i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento cellulare e del progredire di numerose patologie.

Le carrube non contengono glutine, sono quindi adatte anche alla preparazione di gustose ricette per le persone che soffrono di celiachia, e presentano inoltre un basso indice glicemico, caratteristica che le rende idonee anche alla tavola dei diabetici.

Il frutto può essere consumato come tale, ma data la durezza – che può recare qualche difficoltà di masticazione – e la non facile reperibilità, spesso viene utilizzato sotto altre vesti. La farina di polpa di carrube, da non confondere con la farina di semi, è spesso impiegata nella realizzazione di creme spalmabili o di budini e dolci in sostituzione del cacao, con il quale condivide un sapore molto simile, ma senza trascinarsi appresso la mole di calorie e di grassi tipici di cacao e cioccolato. Essendo anche priva di caffeina e teobromina, è perfetta per cucinare pietanze destinate a persone sensibili al cioccolato.

La farina ottenuta dai semi, invece, trova applicazione come addensante, particolarmente utile nella cucina vegetariana e vegana in alternativa alle gelatine animali. Esiste poi uno sciroppo di carrube, utilizzato in gastronomia per aromatizzare piatti e bevande ed in cosmesi per la preparazione di creme idratanti.

Ma i benefici apportati all’organismo non si esauriscono con il consumo del frutto. Gli infusi a base di baccelli spezzettati mostrano proprietà antiacide: tale rimedio è noto da tempo immemorabile per alleviare i sintomi della gastrite. Il decotto di foglie di carrubo rivela invece un’azione espettorante, utile per liberare le vie aeree dal muco e dalla congestione, a cui si unisce una proprietà antibatterica.

Insomma, che sia la pianta, i semi o i frutti, tutte le parti del carrubo possono trovare un utilizzo per apportare diversi benefici al nostro organismo. Con cosa pensate di cominciare?

 

Photo Credits: Turistipercaso , Ibleacarrube , Lepiantedafrutto

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestEmail this to someoneShare on LinkedInShare on TumblrShare on Google+Print this pageShare on Reddit

Commenti

commenti

Silvia Bigucci

Silvia Bigucci

Nel 2005 mi sono laureata in Dietistica presso l'Università degli Studi di Bologna con il massimo dei voti, Titolo della tesi "Soffrire per il cibo: Considerazioni generali sui Disturbi del Comportamento Alimentare". Nel 2006-2007 ho conseguito un Master di I livello:"First Certificate of Professional Training in Eating Disorders and Obesity" corso annuale teorico-pratico nel trattamento dei disturbi dell'alimentazione e dell'obesità (terapia cognitivo-comportamentale). Dal 2006 svolgo la mia attività libero professionale di Dietista in ambito privato (Bologna, Riccione, Rimini). Collaboro, con contratto libero professionale, come referente Dietista all'interno dell'ambulatorio dei Disturbi del Comportamento Alimentare dell'Azienda Ospedaliera S. Orsola Malpighi nell'UO di Neuropsichiatria Infantile (Prof. Emilio Franzoni), inoltre curo Gruppi di Psicoeducazione Alimentare con pazienti in regime di ricovero (Day-Hospital/ordinario) ed ho iniziato a collaborare con l'AISPED (Associazione Italiana Studio e Psicoterapia Eating Disorder) e con il Centro Arbor Vitae (Centro di psicologia e psicoterapia). Ho lavorato, inoltre, come Consulente Dietista presso la comunità di San Patrignano libera associazione ONLUS e lo scorso anno, ho conseguito l'attestato di Personal lifestyle trainer - Corso di Alta Formazione "Esperto nel miglioramento degli stili di vita".