Cibi che… rendono omaggio ad italiani famosi

Cibi che… rendono omaggio ad italiani famosi

La storia di ogni cibo è di per sé incredibile, ma quando l’origine di una preparazione culinaria si intreccia con le vicende di un personaggio caro alla tradizione, tanto da guadagnarsi il suo nome, beh, molte volte lo stupore è ancora più grande.

Tra le varie prelibatezze della nostra penisola ve ne sono diverse che rendono omaggio a poeti, scrittori, artisti e, più in generale, italiani illustri, di cui tutti siamo chiamati a custodire e tramandare l’inestimabile patrimonio culturale giunto in eredità.

Nel cibo possono rivivere storie ed emozioni del passato, così come vibranti suggestioni melodiche e pittoriche. Non a caso il cibo è stato una fertile fonte di ispirazione per molti artisti e letterati: ne sono testimonianza le numerose tele che ritraggono nature morte o le pagine di romanzi che accolgono la minuziosa descrizione di una vivanda (come il celeberrimo timballo di maccheroni de “Il gattopardo”) o che coinvolgono il cibo in processi della mente che vanno ben oltre il mero compiacimento del gusto, ed esemplare è il caso delle madeleines di Proust.

D’altro lato, anche un cibo arricchito di arte e cultura può essere molto più appagante: è sì importante nutrire la pancia, ma anche il nostro desiderio di umanità e bellezza va soddisfatto. Vediamo dunque alcuni cibi che, grazie al nome che portano, ci permettono di onorare alcuni grandi della nostra terra.

 

Carciofi di Caravaggio: la storia di questi carciofi ha inizio con un battibecco. Michelangelo Merisi, meglio noto come il Caravaggio, non era di certo rinomato per il suo buon temperamento: a fargli perdere le staffe in un giorno di aprile del 1604 fu l’arroganza (o meglio l’imprudenza) di un garzone dell’Osteria del Moro. L’incauto ragazzo non seppe rispondere nel modo appropriato alla richiesta del celebre pittore: i carciofi erano conditi con olio di oliva o burro? A scanso di equivoci, sappiate che i carciofi alla romana di Caravaggio richiedono rigorosamente olio di oliva extravergine!

 

Succo di limone, prezzemolo, mentuccia, aglio, olio, pepe e sale sono tutto ciò che serve per condire i carciofi alla romana: pena, lo scatenarsi dell’ira di Caravaggio!

Succo di limone, prezzemolo, mentuccia, aglio, olio, pepe e sale sono tutto ciò che serve per condire i carciofi alla romana: pena, lo scatenarsi dell’ ira di Caravaggio!

 

Pizza Rossini: questa pizza deve ovviamente il nome al famoso compositore pesarese Gioachino Rossini, che era solito richiedere una margherita farcita con uovo sodo e maionese. Da lì, il passo verso l’inserimento in menù di una preparazione che gli rendesse omaggio fu breve: oggi la pizza Rossini è una specialità che è possibile gustare in molti locali pesaresi.

 

Spaghetti alla Ungaretti: burro, parmigiano, pangrattato, semi di cumino e noce moscata pare fossero gli ingredienti prediletti dal poeta per condire gli spaghetti. Il poeta, in tutta coerenza con la sua visione, si mostrava “ermetico” anche a tavola; e come dargli torto, molte volte è la più disarmante semplicità che ci “illumina d’immenso”.

 

Cacciucco alla Mascagni: il cacciucco è un orgoglio della cucina livornese. Questa zuppa di pesce sintetizza alla perfezione i sapori del mediterraneo. A Pietro Mascagni, insigne compositore toscano, piaceva rivisitare questo piatto impreziosendolo con salvia e zenzero, mancanti all’appello degli ingredienti nella versione originaria. E perché non conferire dignità di nuova ricetta all’estro creativo?

 

Il carpaccio alla Cipriani è ispirato ai contrasti di colore del pittore veneto Carpaccio: il rosso del filetto di manzo si contrappone al giallo della salsa a base di tuorlo d’uovo.Il carpaccio alla Cipriani è ispirato ai contrasti di colore del pittore veneto Carpaccio: il rosso del filetto di manzo si contrappone al giallo della salsa a base di tuorlo d’uovo.

 

Carpaccio: quando si parla di carpaccio il pensiero comune va unicamente al piatto a base di sottili fette di carne o pesce crudi, a meno di non essere appassionati d’arte, perchè in tal caso la memoria potrà riservare un’altra immagine, per l’esattezza quella di Vittore Carpaccio, pittore veneziano del Rinascimento italiano. E fu proprio a lui che pensò l’inventore di questa prelibatezza. Quando a metà del ‘900 Giuseppe Cipriani, proprietario di un celebre locale della Serenissima, si trovò a dover servire manzo crudo alla contessa Amalia Nani Mocenigo, nessun nome gli sembrò più appropriato di “carpaccio”, proprio in virtù del colore della carne: il rosso sgargiante tanto caro all’omonimo pittore.

 

Risotto alla Pascoli: all’amico Augusto Guido Bianchi che lodava il risotto alla milanese, Pascoli rispose con una ricetta del risotto preparato dalla sorella Mariù. Ovviamente, con il mezzo che più gli riusciva congeniale: la poesia. Tra i versi e le rime del componimento figurano tutti gli ingredienti necessari alla realizzazione: riso, cipolla, burro, zafferano, passata di pomodoro, funghi e fegatini di pollo. Ecco il risotto romagnolesco!

 

 

Photo Credits: Melarossa , Salepepe

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Enza Gargiulo

Enza Gargiulo

Sono Maria Vincenza, per gli amici Enza, laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari. Allergica a tutto (o quasi) quello che madre natura ha creato, amo molto stare in cucina e provare e riprovare tutte le ricette che mi vengono in mente. Inguaribile ottimista, cerco di prendere sempre il buono da ogni situazione e di restare allegra il più possibile nel corso delle giornate. E se la sera mi sento stanca, una buona compagnia e un bel bicchiere di vino mi rimettono in forze e sono sempre pronta a far festa!