Componenti psicologiche di una dieta

Componenti psicologiche di una dieta

Quando una persona si mette a dieta con lo scopo di perdere peso, spesso sottovaluta le componenti psicologiche e sopravvaluta la sua forza di volontà. Frasi tipiche che si dicono, a se stessi o agli altri, sono: “Stavolta sono convinto, a costo di patire la fame dimagrirò”, “Non comprerò nulla al supermercato che possa farmi cadere in tentazione”, oppure ancora ”Starò a dieta per un breve periodo, ma che sia fatto bene”, e potremmo continuare all’infinito con tutti i migliori propositi.

Quello di cui spesso non si tiene conto è che una dieta bilanciata e corretta, non può essere una dieta lampo, concentrata in un breve periodo e con molte limitazioni (addirittura di interi gruppi alimentari).

L’unico risultato certo in questi casi è una condizione di allerta permanente che ben poco concede allo stare bene e che, anzi, aumenta il rischio di sconfinare in condotte alimentari patologiche.

 

“Stare a dieta” non deve diventare una lotta contro se stessi

 

Non può essere nemmeno una lotta contro se stessi e la propria convinzione di riuscirci, perché anche allora diventa una gara contro il tempo che può, sul lungo periodo, logorare e rendere il dimagrimento una missione, l’unico obiettivo della propria vita.

 

Mettersi a dieta

Seguire un regime dietetico sano non può essere una scelta di breve durata, ma deve diventare uno stile di vita

 

Se così fosse, dimagrire sarebbe difficilissimo, poiché nella nostra vita c’è molto altro: ci siamo noi con le nostre emozioni e i nostri pensieri e ci sono gli altri per noi significativi, che condizionano il nostro modo di essere e di vivere. Stare a dieta senza considerare tutto ciò sarebbe come guidare con gli occhi bendati: prima o poi l’incidente arriva.

Perché una dieta sia davvero efficace, occorre fare leva sulla consapevolezza del proprio mondo interno, data da una obiettiva valutazione di sé, dei propri punti di forza e di debolezza, dei propri bisogni e di quello che significa per noi il cibo. Scegliere di dimagrire è allora un’opzione possibile, non fantasticata o basata su percorsi fatti da altri, ma un percorso in cui ci si sente autori e protagonisti del proprio cambiamento.

 

Cosa cambia nella mente quando decidiamo di metterci a dieta?

 

Come ben sappiamo, quando siamo a dieta, cambia il nostro rapporto con il cibo: cioccolata, patatine, gelato e pizza, non sono più alimenti, ma il “nemico da combattere” e, contemporaneamente, anche quello che più desideriamo mangiare.

Così accade che iniziamo a pensare al cibo continuamente e in questo non c’è nulla di salutare, soprattutto se dobbiamo mangiare “meno e meglio”.

Il pensiero della privazione è sempre presente e spesso si associa a un fenomeno definito “restrizione-disinibizione”, un meccanismo che ci porta a provare un desiderio irrefrenabile nei confronti del cibo del quale ci siamo privati che ci porta poi ad abbuffarcene non appena ne abbiamo la possibilità (ad esempio al termine del “periodo designato alla dieta dimagrante”).

L’idea che deve muovere una persona ad intraprendere un regime alimentare corretto è quella di accostarsi ad uno stile di vita sano visto non come una parentesi, ma come una scelta di benessere che ha un inizio e non una fine perché il significato è prendersi cura di se stessi e questo dovrebbe durare tutta la vita.

 

Il cibo e i sensi di colpaQuando si adotta costantemente un tipo di alimentazione sana e consapevole, concedersi qualche strappo alla regola non è più così problematico

 

In quest’ottica è naturale concedersi delle infrazioni, dei piccoli strappi alla regola che ci servono per ricaricarci e godere di ciò che più ci piace, da soli o in compagnia, l’importante è sapere che non deve diventare l’abitudine oppure lo sfogo di una frustrazione. Quest’ultima cosa è quella che fa spesso perdere tutti i buoni propositi, perché vediamo il cibo nella sua veste di “riparatore e consolatore”, l’amico fedele dei nostri momenti tristi e dei nostri bisogni insoddisfatti.

Una delle trappole che fanno desistere le persone dal mettersi a dieta, è che si teme che seguire un regime alimentare sano, sia inconciliabile con i tempi e modi del vivere moderno, con le abitudini sociali, con lo stress che è sempre pronto a prendere il sopravvento e con i piaceri dello stare insieme mangiando con parenti o amici.

In realtà, molti ristoranti e supermercati, oramai offrono un’ampia scelta di cibi salutari e “ben apparecchiati”, nel senso che gratificano sia gli occhi che le papille gustative, al pari di altri più calorici e lavorati; perciò scegliere una pietanza che non ci faccia sentire strani o diversi è molto più semplice del previsto. Se poi gli altri ci giudicano o ci criticano perché non siamo di compagnia o, peggio ancora, perchè secondo loro stiamo solo perdendo tempo, occorre chiedersi se davvero vogliano il nostro bene.

Non dovremmo vergognarci del nostro impegno, ma valorizzarlo e chiedere agli altri di rispettarlo e di condividerlo, perché è una scelta fatta da noi per la nostra salute e questo merita sicuramente di essere accettato.

 

 

Photo Credits: Medicinaesteticaonline ,  Bodyrock , Donna.nanopress

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Jessica Stolfi

Psicologa e psicoterapeuta iscritta all'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna, Jessica Stolfi si è laureata in Psicologia e si è poi specializzata in Psicoterapia Relazionale. Dal 2007 esercita l'attività come libera professionista e collabora con enti pubblici e privati come docente di corsi e relatrice di eventi divulgativi. Il suo intervento è rivolto alle problematiche degli adulti, dei bambini, della coppia e della famiglia.