Dolcificanti acalorici: quanto ne sai?

Dolcificanti acalorici: quanto ne sai?

Il primo tra i dolcificanti acalorici, la saccarina, fu scoperto nel 1879. Da allora, negli anni, si è sempre più diffuso l’uso di queste sostanze in grado di dare un sapore dolce alle pietanze senza però apportare calorie, come invece avviene per il normale zucchero da cucina.

 

Una rivoluzione! Ma…

 

La vita di un dolcificante, prima che questo arrivi nel nostro caffè, non è affatto semplice. I dolcificanti acalorici artificiali vengono prodotti generalmente in laboratorio e rientrano nella categoria degli additivi alimentari. Prima di essere approvati e immessi sul mercato devono superare una serie di test necessari per identificare la dose massima di assunzione priva di rischi per la salute (DGA). I test si basano proprio sull’esame di tutti i dati tossicologici disponibili e, periodicamente, vengono ricondotti così da confermare quanto stabilito o rivedere la valutazione alla luce di nuove scoperte.

La “missione di oggi” è quella di passare in rassegna i più conosciuti dolcificanti acalorici, raccontandovi le loro principali caratteristiche.

 

Le caramelle sono tra gli alimenti a maggior contenuto di edulcoranti Le caramelle sono, solitamente, gli alimenti in cui con maggiore facilità possiamo ritrovare gli edulcoranti acalorici

 

Acesulfame-K (E950)

E’ il dolcificante artificiale di più recente introduzione in Europa ed è circa 200 volte più dolce dello zucchero! Stabile al calore e solubile in acqua, la sua DGA è pari a 0-9 mg/kg di peso corporeo. Questo vuol dire che un uomo di 70 kg dovrebbe assumere 630 mg per superare tale soglia. È un additivo parecchio controverso a causa di studi che ne hanno evidenziato il potenziale cancerogeno a dosi elevate ma, al momento, alle normali dosi di utilizzo, sembra sia sicuro.

 

Aspartame (E951)

E’ composto da due amminoacidi, l’acido aspartico e la fenilalanina legati con il metanolo. Il suo potere dolcificante è circa 150-200 volte più potente del saccarosio ed è instabile al calore. Data la presenza di metanolo, l’aspartame è sconsigliato alle donne in gravidanza o in allattamento. Anche chi soffre di fenilchetonuria, deve evitare tutti i prodotti che contengono questo dolcificante. Nonostante sia permesso come additivo, l’aspartame si trova spesso sotto la lente indagatrice dei ricercatori. Negli anni gli sono stati attributi diversi effetti collaterali, talvolta anche gravi, come l’aumento del rischio di insorgenza del cancro al cervello. Numerose revisioni condotte nel tempo hanno, però, definito una DGA per questa sostanza pari a 40 mg/kg di peso corporeo (un uomo di 70 kg dovrebbe ingerirne 2,8 g per superare la soglia di sicurezza) e quindi, la sua innocuità alle normali dosi d’impiego.

 

Saccarina (E954)

Negli anni successivi alla sua scoperta, veniva prevalentemente utilizzata come conservate e antimicrobico. Fu durante il periodo delle guerre mondiali – quando lo zucchero da tavola scarseggiava – che cominciò ad essere utilizzata come dolcificante, grazie al suo potere edulcorante oltre 400 volte superiore allo zucchero classico. La saccarina non viene metabolizzata dal nostro organismo e tende ad accumularsi negli organi maggiormente irrorati di sangue come fegato, polmoni, rene e vescica. Inoltre, pare sia in grado anche di attraversare la placenta, per cui ne è sconsigliato il consumo per le donne in gravidanza. La sua DGA è stata fissata a 5 mg/kg di peso corporeo.

 

Il potere edulcorante dei dolcificanti artificiali è molto superiore a quello del saccarosioGli edulcoranti di sintesi sono normalmente molto più dolci del saccarosio, ma apportano poche o nulle calorie: ne basta dunque una quantità piccolissima per dolcificare il caffè, ad esempio

 

Acido ciclammico o ciclammati (E952)

L’acido ciclammico e i suoi sali viene usato da decenni, spesso in associazione con la saccarina con cui si combina migliorandone il gusto. Il potere dolcificante di queste sostanze è 30 volte superiore a quello del normale zucchero. Negli anni ’70, questi dolcificanti acalorici furono proibiti negli Stati Uniti in quanto ritenuti cancerogeni, oggi sono stati abbastanza riabilitati anche se restano additivi controversi, la cui DGA è pari a 11 mg/kg di p.c. .

 

Stevia (E960)

Si differenzia dagli edulcoranti visti fin’ora poichè sebbene sia acolorico, è un dolcificante naturale. Estratto dalle foglie di una pianta originaria del Sud America, la Stevia rebaudiana, i cui principi attivi – responsabili del sapore dolce – sono soprattutto lo stevioside e la rebaudioside. La stevia è dalle 200 alle 300 volte più dolce dello zucchero da tavola, e molto più stabile al calore rispetto ad altri dolcificanti. Nonostante un’iniziale diffidenza verso questa sostanza, nel 2008 ne è stata confermata la sicurezza d’utilizzo e la DGA stabilita è pari a 4 mg/kg di peso corporeo.

 

Sicurezza ed efficacia dei dolcificanti acalorici

 

I dolcificanti acalorici artificiali, grazie alla loro storia, sono guardati con sospetto da molte persone e, sebbene manchi una correlazione significativa, il loro consumo è spesso associato all’aumento del rischio della comparsa di alcune patologie, anche piuttosto gravi.

Inizialmente furono immessi sul mercato per sostituire lo zucchero bianco da tavola negli alimenti destinati ai diabetici. A seguito però del dilagare di obesità e sovrappeso il loro campo di utilizzo si è allargato ad una gamma sempre più vasta di alimenti, rendendo accessibili molti prodotti nella versione “a ridotto contenuto calorico” anche a coloro che seguono regimi dietetici dimagranti.

Attualmente a livello scientifico rimangono molti dubbi sulla reale efficacia di questi prodotti per il mantenimento o la perdita del peso corporeo. Diversi studi hanno messo in evidenza la possibilità che, anzi, essi possano stimolare l’appetito e l’accumulo di grasso corporeo, andando anche ad incidere negativamente sulla fisiologica regolazione ormonale e metabolica.

 

La stevia è un dolcificante naturale acaloricoLa Stevia è un dolcificante acalorico ma naturale, estratto da una pianta originaria del Sud America

 

Nonostante l’FDA abbia approvato questi dolcificanti acalorici da un punto di vista tossicologico, non esistono quindi sufficienti prove per incoraggiarne il consumo regolare.

Il consiglio migliore è limitarne l’assunzione, come per gli zuccheri semplici. Per una prevenzione efficace delle malattie metaboliche sarebbe opportuno rieducare le nostre papille gustative, disabituandole ad un gusto eccessivamente dolce. È certamente un obiettivo che richiede impegno e costanza, ma non impossibile da raggiungere.

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestEmail this to someoneShare on LinkedInShare on TumblrShare on Google+Print this pageShare on Reddit

Commenti

commenti

Mariana Scavo

Mariana Scavo

Mi chiamo Mariana Scavo e sono una dietista. Abito e lavoro in provincia di Firenze. Ho conseguito la laurea in Dietistica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Firenze. Amo molto il mio lavoro e credo fermamente che ognuno di noi debba avere la possibilità di scegliere con consapevolezza ciò che porterà sulla sua tavola, perchè il cibo è una risorsa fondamentale per il nostro benessere fisico e mentale. E' per questo che oltre alla mia attività privata in studio mi dedico anche alla divulgazione di informazioni sulla corretta alimentazione.