Intolleranza al lattosio: cosa fare?

Intolleranza al lattosio: cosa fare?

L’intolleranza al lattosio colpisce in Italia circa il 40-50% della popolazione, pur essendo asintomatica in alcuni pazienti.  A livello mondiale, è presente in più della metà della popolazione, con nette differenze in base all’etnia, arrivando a colpire il 100% della popolazione asiatica. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta, come riconoscerla e come trattarla per poter continuare a seguire una dieta equilibrata.

Il lattosio è uno zucchero naturalmente presente nel latte (vaccino e caprino oltre che nel latte materno) e derivati (yogurt, formaggi, panna, burro, ecc.). È inoltre largamento utilizzato nell’industria alimentare come conservante, pertanto lo possiamo trovare in patè e wurstel, margarina, gelati anche non a base latte, salse, salumi, cereali arricchiti, zuppe istantanee e medicinali.

Come riconoscere l’intolleranza al lattosio?

 

L’organismo umano ha bisogno dell’enzima lattasi, prodotta dalla mucosa intestinale, per una corretta digestione del lattosio. La lattasi scinde il lattosio nelle due unità che lo compongono: glucosio e galattosio. L’intolleranza al lattosio è dovuta a una riduzione o assenza dell’enzima lattasi che determina una difficoltà o, nei casi più estremi, impossibilità di digerire il lattosio con conseguente stato di malessere.

I principali sintomi prodotti dall’intolleranza al lattosio sono: dolori addominali, crampi, meteorismo, digestione lenta e pesante, diarrea, mal di testa, nausea e occhi gonfi. Solitamente compaiono tra 30 minuti e 2 ore dopo l’ingestione di prodotti contenenti lattosio e spariscono entro 3-6 ore. Occorre sottolineare che i sintomi variano molto da persona a persona e a seconda del livello di intolleranza.

 

intolleranza-al-lattosio

I sintomi più frequenti sono dolori addominali e crampi, ma l’intolleranza può essere anche asintomatica

 

Nei casi più gravi, il paziente che soffre di intolleranza al lattosio, deve eliminare completamente dalla propria dieta qualsiasi prodotto contenente anche minime percentuali di lattosio, prestando attenzione pertanto a evitare non solo latte e derivati ma anche quei prodotti, per lo più processati, che inaspettatamente contengono lattosio. Nei casi in cui l’intolleranza sia più lieve, il paziente riesce a tollerare alimenti contenente piccole quantità di lattosio, quali per esempio grana o parmigiano, se stagionati almeno 36 mesi, e lo yogurt che, grazie alla fermentazione del lattosio operata dai fermenti lattici, è solitamente ben tollerato.

 

Esistono dei test specifici per determinare la presenza dell’intolleranza

 

In caso di sospetta intolleranza al lattosio, i test comunemente più prescritti sono:

• Breath Test al lattosio: prevede l’assunzione per via orale di una dose prestabilita di lattosio (circa 20 grammi). Dopo 2-3 ore il paziente viene sottoposto al test del respiro: il malassorbimento del lattosio viene dimostrato da un’aumento della quantità di idrogeno esalato. È un esame semplice e non invasivo.
• Prelievo del sangue in due tempi: prima a stomaco vuoto e poi dopo aver ingerito una bevanda a base di lattosio.

 breath test lactose intoleranceIl Breath Test è uno dei test più comuni usati per confermare la presenza di intolleranza al lattosio

 

Anche chi soffre di intolleranza al lattosio può seguire una dieta varia ed equilibrata. Occorrerà solamente evitare gli alimenti contenenti lattosio e aumentare il consumo di alimenti ricchi in calcio. Come è ben noto infatti, un corretto apporto di calcio è importante per la composizione e il mantenimento di ossa e denti sani.

Oggi giorno sono disponibili molte alternative ai prodotti contenenti lattosio. Infatti nella maggior parte dei supermercati, si trova una discreta offerta di latte, formaggi e yogurt “lattosio free”. In questi prodotti, quel che normalmente si fa, è aggiungere l’enzima lattasi a scala industriale in modo che il lattosio venga predigerito e il prodotto risultante possa essere tranquillamente consumato anche da chi soffre di intolleranza al lattosio.

Inoltre, esiste una vasta gamma di latti vegetali (di riso, di mandorle, ecc) e prodotti sostitutivi a base di soia (yogurt, dessert, ecc.). Va ricordato che alcuni latti artificiali, come per esempio il latte di riso, se non sono arricchiti, sono poveri di calcio. In questo caso, restano una buona alternativa per esempio per la colazione, ma occorre comunque cercare altre fonti di calcio o scegliere prodotti (latte vegetale, ecc.) arricchiti in calcio.

 

alga-wakameL’alga wakame è un alimento ricco di calcio ma privo di lattosio

 

Tra gli alimenti naturalmente ricchi di calcio e privi di lattosio troviamo il sesamo, le mandorle, le sardine, i legumi come ceci, lenticchie e fagioli, le alghe (agar-agar, wakame, kombu, iziki e arame), le verdure e foglia verde (broccoli, lattuga, spinaci ecc.), le arance.

 

Consigli per ottimizzare l’assorbimento di calcio

 

Per assorbire al meglio il calcio introdotto con la dieta, occorre tenere presente alcuni accorgimenti:

– Il calcio viene assorbito in maniera efficiente in presenza di una quantità sufficiente di vitamina D nell’organismo, vitamina che troviamo in: uova, pesce e verdure giallo/arancioni (carota, zucca..). Inoltre, la vitamina D viene sintetizzata naturalmente dal nostro organismo in seguito all’esposiozne al sole, pertanto la miglior manera per fare il pieno di vitamina D è, quando possibile, esporci in maniera controllata al sole.

– Un eccesso di sodio influisce in maniera negativa sull’assorbimento del calcio, aumentandone l’escrezione per via urinaria

– Un eccesso di fosforo riduce l’assorbimento del calcio: il fosforo, presente in carne, frutta secca, cacao, frutti di mare e componente basilare della frazione minerale ossea, stimola la secrezione dell’ormone paratiroideo che a sua volta stimola la mobilizzazione del calcio e quindi la sintesi di nuovo tessuto osseo. È importante che il rapporto tra calcio e fosforo della dieta sia uguale o superiore a 1, infatti un eccesso di Fosforo causa riduzione della massa ossea, in particolare quando l’assunzione di calcio è bassa.

 

E al ristorante?

 

Purtroppo, nonostante l’intolleranza al lattosio sia ampliamente diffusa, c’è carenza di informazione nel settore della ristorazione. Quando si mangia fuori casa, è bene tenere la precauzione di fare presenti le proprie necessità al cameriere in modo che ci vengano indicati i piatti che possiamo consumare. Normalmente non ci sono problemi e i piatti possono essere adattati alle esigenze di chi è intollerante al lattosio, per esempio eliminando salse o formaggi. La principale difficoltà si trova nel momento di scegliere un dessert in quanto la maggior parte contengono latte o derivati. In assenza di proposte vegane, le opzioni sono solitamente ridotte: frutta e frutta secca.

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Silvia Scapuzzi

Silvia Scapuzzi

Laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari presso l'Università di Parma, ho completato il master accreditato in Nutrizione e Salute presso la UOC a Barcellona. Ho lavorato nel reparto di R&D di una nota azienda agro-alimentare Italiana e come consulente nutrizionale presso un servizio di telemedicina a Barcellona. Attualmente vivo a Frankfurt am Main dove svolgo attività di consulente nutrizionale. Mi appassiona cucinare, amo preparare in particolari piatti vegetariani e internazionali, e fare lunghe camminate in mezzo alla natura.