Isoflavoni della soia: cosa sono e che effetti hanno?

Isoflavoni della soia: cosa sono e che effetti hanno?

Negli ultimi anni il crescente interesse per una nutrizione più consapevole e salutare ha permesso ad alcune molecole, fino a poco tempo fa adagiate nell’ombra dell’anonimato, di salire alla ribalta ed arrivare all’attenzione del grande pubblico. Questo destino è spettato anche agli isoflavoni: se in passato i più avrebbero reagito con stupore alla menzione di queste molecole, oggi non è insolito sapere che gli isoflavoni si trovano nella soia e, anche se è possibile non conoscerne esattamente il ruolo nel nostro organismo, tutti noi ne abbiamo sentito parlare almeno una volta.

 

Cosa sono gli isoflavoni?

 

Con il termine isoflavoni si intende un insieme di composti biologicamente attivi di origine vegetale, il cui consumo è stato associato ad un effetto protettivo nei confronti di numerose malattie.

Purtroppo la distribuzione degli isoflavoni in natura è piuttosto limitata, soprattutto nei vegetali destinati all’alimentazione; essi, infatti, sono presenti esclusivamente nelle Leguminose, in particolare nei semi di soia.

Gli isoflavoni (genisteina, gliciteina e daidzeina) appartengono al gruppo dei polifenoli, il quale raccoglie una grandissima varietà di molecole suddivise in più classi e sottoclassi, sulla base delle loro caratteristiche strutturali. Gli isoflavoni, in particolare, appartengono alla classe dei flavonoidi, insieme ai flavoni, flavonoli, flavanoli e antocianine, altre molecole di origine vegetale biologicamente attive.

Oltre che come polifenoli, gli isoflavoni vengono anche classificati come fitoestrogeni o estrogeni vegetali, poiché la loro struttura è molto simile a quella degli estrogeni, gli ormoni sessuali prodotti nelle donne in età fertile, principalmente a livello dei follicoli ovarici e della placenta, ma anche in piccole quantità a livello del fegato e delle ghiandole surrenali. Questi ultimi due organi sono le uniche fonti di estrogeni nell’uomo e nella donna in menopausa.

Anche se il loro meccanismo d’azione non è ancora totalmente chiaro, è stato proposto che gli isoflavoni, in virtù della loro struttura, siano in grado di legarsi a delle proteine localizzate nel citoplasma delle cellule, definite recettori degli estrogeni, andando così a favorire l’attività degli estrogeni stessi oppure ad inibirla.

 

Quali sono le fonti alimentari di isoflavoni?

 

Gli isoflavoni sono presenti in quantità significative nei legumi, in particolare nei semi di soia, nei quali il contenuto di fitoestrogeni tende a variare a seconda della varietà, localizzazione geografica, composizione del suolo e condizioni ambientali.

 

Tempeh Il tempeh è un derivato della soia, prodotto grazie ad un processo di fermentazione che vede protagonista la soia insieme a riso e/o miglio

 

In effetti, nei semi crudi, gli isoflavoni sono presenti prevalentemente come glicosidi, ovvero in una forma scarsamente assorbibile a livello intestinale; è per questo motivo che essi vengono sottoposti a diversi processi di lavorazione, che permettono di migliorare la digeribilità, il gusto e la biodisponibilità dei composti bioattivi.

Attraverso questi processi si ottengono i diversi prodotti a base di soia disponibili sul mercato, come le bevande di soia, impiegate come alternativa al latte animale per chi soffre di allergie o intolleranze o per chi segue un’alimentazione vegan; il tofu, prodotto mediante il trattamento del latte di soia con un coagulante; il tempeh, che si presenta come una sorta di barretta prodotta dalla fermentazione della soia con riso o miglio; il miso ed il natto, due interessanti alimenti su cui spenderemo qualche parola a breve, ed altri prodotti a base di soia, come yogurt, gelati, burgers, cotolette, creme spalmabili, snacks, ecc.

Miso e natto sono due prodotti poco conosciuti nel mondo occidentale, poiché appartengono alla tradizione culinaria asiatica, in particolare a quella giapponese, ma pian piano si stanno facendo strada nel panorama gastronomico nostrano.

Il miso si ottiene dalla lunga fermentazione dei semi di soia gialla e di sale marino da parte del fungo Aspergillus oryzae, a cui si possono aggiungere anche riso oppure orzo; il prodotto di tale fermentazione, che può durare anche due anni, è una pasta di colore marroncino, usata per insaporire sia primi che secondi piatti come alternativa più salutare al dado vegetale. Infatti il miso, oltre ad essere ricco di isoflavoni, ha un’origine completamente naturale, è privo di grassi animali e colesterolo e ricco di proteine vegetali, sali minerali, vitamine e fermenti lattici.

Il natto si ottiene sempre dalla fermentazione della soia, questa volta ad opera del batterio Bacillus subtilis; può essere utilizzato per arricchire il riso, il sushi e le insalate. Si tratta di un alimento molto salutare che, purtroppo, nel nostro paese è ancora poco noto, per cui è reperibile a costi piuttosto elevati. Tuttavia, navigando sul web, non è difficile trovare siti che spiegano, passo dopo passo, come preparare il natto in casa, a partire da un apposito starter oppure da un po’ di natto già pronto.

 

Effetti sulla salute

 

Studi scientifici recenti hanno dimostrato che un’alimentazione ricca di isoflavoni come quella asiatica presenta numerosi effetti benefici sulla salute; uno dei più importanti è sicuramente quello legato alla prevenzione del cancro, in particolare del tumore al seno nella donna e del tumore alla prostata nell’uomo.

 

Menopausa e vampate di caloreUno dei sintomi più classici della menopausa sono delle improvvise e fastidiose vampate di calore

 

È noto che seguire una dieta poco bilanciata aumenta in maniera considerevole il rischio di sviluppare tutti i tipi di cancro; al contrario, il consumo quotidiano di verdura, legumi, frutta e cereali integrali riduce questo rischio, grazie alla massiccia presenza in tali alimenti di composti polifenolici, compresi gli isoflavoni della soia. Secondo le ipotesi più accreditate, l’effetto protettivo degli isoflavoni della soia e dei polifenoli in generale sarebbe dovuto alla loro capacità di agire come sostanze antiossidanti, riducendo i fenomeni infiammatori e contrastando la proliferazione delle cellule tumorali.

Prendendo in considerazione il cancro al seno, è stato osservato da tempo che tra le donne asiatiche l’incidenza di tumore mammario è più bassa rispetto alla popolazione occidentale, anche se non dobbiamo dimenticare che il tumore è una malattia multifattoriale e che, pertanto, l’alimentazione non è l’unico elemento in gioco.

In generale si può affermare che consumare almeno 5 porzioni al giorno dei vegetali più ricchi di polifenoli, come cipolle, broccoli, mele, limoni e tè verde e circa 5-10 g al giorno di proteine della soia, derivanti da alimenti non prodotti da soia fermentata (come tofu e latte di soia), può essere una valida strategia di supporto alla prevenzione del tumore al seno, specialmente per le donne in età fertile e sovrappeso.

In caso di malattia conclamata, però, è molto importante affidarsi al parere del medico curante prima di assumere integratori o seguire un’alimentazione ad alto contenuto di fitoestrogeni, in quanto in alcune situazioni il loro consumo è controindicato.

Gli isoflavoni della soia hanno svelato numerosi effetti benefici anche sulla salute delle donne in menopausa, le quali risultano maggiormente esposte alla comparsa di alcuni disturbi e patologie, a causa della naturale riduzione del livello di estrogeni.

Ad esempio, l’organismo riduce la sua capacità di mantenere costanti i livelli di glucosio e di insulina nel sangue, con incremento del rischio di comparsa di diabete mellito di tipo 2. Studi recenti hanno dimostrato che le donne che assumono elevate quantità di isoflavoni come quelle asiatiche (25-50 mg al giorno in media, ma alcune arrivano anche a 100 mg) presentano un rischio più basso di sviluppare il diabete mellito nel post-menopausa, rispetto alle donne occidentali, che ne consumano meno di 2 mg/giorno.

L’osteoporosi è un’altra delle patologie alle quali le donne in menopausa risultano maggiormente esposte, poiché la riduzione del livello di estrogeni accelera la perdita di tessuto osseo. Alcuni studi suggeriscono che il consumo di isoflavoni della soia possa aiutare a prevenire la comparsa di tale malattia, rendendo l’osso più resistente e riducendo il rischio di cadute e fratture.

Un ulteriore effetto, forse meno importante dal punto di vista clinico, ma fondamentale per la qualità della vita sociale e di relazione delle donne in menopausa, consiste nella riduzione della gravità e della frequenza delle vampate di calore, che colpiscono le donne in menopausa anche più volte durante la giornata, creando situazioni di disagio ed imbarazzo.

Dunque la soia, oltre che gustosa in cucina, si rivela una pianta poliedrica dalle molteplici potenzialità terapeutiche: c’è ancora tanto da studiare e indagare, in quanto sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere al meglio il ruolo e la possibilità di impiego degli isoflavoni della soia, ma nel frattempo possiamo continuare ad assaporare alcune stuzzicanti ricette che hanno come protagonista questo eccezionale legume.

 

 

Photo Credits: Shellethics , Danielstrading , Drgiorgini

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Maria Casaburi

Maria Casaburi

Sono una biologa nutrizionista, laureata in Scienze della Nutrizione Umana presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Napoli. La mia passione per l'alimentazione è nata pochi mesi dopo aver conosciuto il mio compagno, che lavora come chef, stato lui a trasmettermi l'amore per il buon cibo e per la buona cucina. Da allora, appena ho tempo, non perdo l'occasione per sperimentare ricette gustose, ma allo stesso tempo sane. Credo molto nell'importanza della prevenzione, in particolare in età infantile e, negli ultimi anni, sono diventata una grande sostenitrice del biologico, sia per quanto riguarda gli alimenti che i cosmetici, perciò sono sempre alla ricerca di negozi che vendano prodotti biologici ad un prezzo accessibile!