L’angolo delle curiosità: alimentazione materna e obesità infantile

L’angolo delle curiosità: alimentazione materna e obesità infantile

Forse il fatto che i bambini paffutelli siano considerati sani è un retaggio atavico di cui l’uomo fatica a liberarsi: quando fame e poca disponibilità di cibo erano serie minacce per la sopravvivenza e la salute, soprattutto dei più piccoli, la “paffutaggine” era evidenza innegabile di floridezza e benessere. Peccato che oggi, però, ben 41 milioni di bambini nel mondo al di sotto dei 5 anni di età siano paradossalmente malnutriti a causa di un eccesso di cibo.

L’obesità infantile ha raggiunto proporzioni tali da destare seria preoccupazione, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita “una silente epidemia globale”. Anche l’Italia non sfugge a questo destino. Sebbene gli ultimi dati raccolti nel nostro paese (indagine Okkio alla salute del 2016) mostrino una lieve riduzione del fenomeno rispetto agli anni passati, ciò non deve portare a distogliere l’attenzione e l’impegno profuso per il monitoraggio e la prevenzione di questo delicato problema.

Delicato sia per le conseguenze che può comportare in termini di salute a breve e lungo termine (l’obesità infantile tende a persistere in età adulta nel 40-60% dei casi!) sia per il tatto e la premura che richiede nell’approccio. Infatti, secondo le ultime stime italiane, il 37% dei genitori di bambini sovrappeso o obesi ritiene che il proprio figlio abbia un peso giusto. Ciò significa prima di tutto aiutare le famiglie a prendere consapevolezza della situazione e poi accompagnarle in un percorso di cambiamento che non colpevolizza, non umilia, non incrimina, ma fa leva sulle potenzialità e sulle risorse positive per produrre un miglioramento duraturo.

Numerosi fattori ambientali influenzano nei primi anni di vita la possibilità di un aumento di peso poco armonioso: allattamento al seno, quantità del sonno, stress genitoriale, alimentazione complementare (alias svezzamento) e movimento sono alcuni degli elementi implicati. È certamente fondamentale evitare che abitudini alimentari disfunzionali nella prima infanzia si consolidino e strutturino in età adulta (pensiamo alla diffusa tendenza di offrire il cibo come consolazione, indipendentemente dal tipo di bisogno espresso dal bambino – dal cioccolatino-premio per essere stato bravo alla caramella-rimedio per la sbucciatura delle ginocchia), ma la prevenzione comincia molto prima.

Già durante la gravidanza e addirittura prima del concepimento una corretta nutrizione riveste un ruolo fondamentale, in quanto capace non solo di influenzare lo stato di salute del feto, ma anche di condizionare il futuro benessere del bambino, lasciando traccia nella storia metabolica delle sue cellule.

 

Dimmi la dieta della mamma e ti dirò chi sei

Le prime osservazioni circa l’effetto dello stato nutrizionale della mamma sul bambino risalgono alla tristemente famosa carestia olandese, che funestò i Paesi Bassi nell’inverno del 1944. I bambini nati da madri malnutrite mostrarono 60 anni dopo una maggiore incidenza di patologie croniche (ipertensione, diabete di tipo 2, obesità) rispetto a bambini nati prima o dopo la carestia.

Oggi sappiamo che tutto questo è imputabile all’epigenetica, letteralmente “ciò che sta sopra” all’informazione genetica codificata dal DNA. Gli stimoli provenienti dall’ambiente – tra cui il cibo – possono regolare l’espressione dei geni (favorendone l’attività o inibendola) e incidere così su salute e suscettibilità a certe malattie.

 

Avere un giusto peso prima e durante la gravidanza è fondamentale per il benessere del bambino e per la prevenzione dell'obesità infantile.

Avere un giusto peso prima e durante la gravidanza è fondamentale per il benessere del bambino e per la prevenzione dell’obesità infantile.

 

L’esposizione ad una inappropriata quantità di nutrienti (sia in difetto che in eccedenza) già nella pancia della mamma e nelle prime tappe della vita ha un impatto significativo sulla capacità del bambino di regolare il peso corporeo. In particolare, l’obesità materna durante la gravidanza aumenta la predisposizione all’insorgenza di obesità infantile, con tutte le conseguenze negative ad essa correlate.

Uno dei meccanismi sottostanti tale predisposizione riguarda lo sviluppo delle strutture nervose deputate al controllo dell’appetito. Queste strutture, che consentono al bambino di autoregolarsi e di avvertire in modo efficace fame e sazietà, sono molto sensibili agli stimoli nutritivi prima e dopo la nascita.

Anche le preferenze alimentari del bambino si costruiscono e profilano molto precocemente: per quanto possa apparire bizzarro, le scelte alimentari della donna in dolce attesa e in allattamento orientano i comportamenti del figlio. Infatti, il primo approccio ai sapori risale alla vita intrauterina e attraverso il latte materno il bambino entra in contatto con una vasta gamma di gusti che poi potrà ritrovare direttamente nei cibi.

L’accettazione di odori e sapori da parte del bimbo, quindi, origina dalla varietà della dieta della mamma. Alcune ricerche suggeriscono che la predilezione per cibi ad alto contenuto di grassi e zuccheri (il noto junk food) sia addirittura “programmata” in utero.

 

Omega 6 ed omega 3: un bilancio che pesa sulla bilancia

Molto recentemente un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston e dell’University College Cork in Irlanda ha messo in relazione il livello di acidi grassi omega 3 nel corpo della mamma durante la gravidanza e l’allattamento con l’aumento di peso e le disfunzioni metaboliche nella prole.

I primi risultati suggeriscono che il rapporto tra acidi grassi omega 6 ed omega 3 nella madre sia importante per il rischio di obesità infantile. E sembra che in questo meccanismo sia determinante la mediazione delle specie microbiche che popolano l’intestino: una dieta troppo ricca di acidi grassi omega 6, come quella tipicamente occidentale (specialmente a causa dell’elevato consumo di carne e formaggi), modifica (e non positivamente) il nostro microbiota.

Una adeguata assunzione di omega 3 durante la gravidanza, dunque, potrebbe essere importante anche ai fini della prevenzione dell’obesità, oltre ad esercitare un noto effetto protettivo su altre strutture e funzioni, come occhi e sistema nervoso.

 

Durante la gravidanza il bisogno di acidi grassi omega 3 aumenta: pesce azzurro, frutta secca e semi oleosi non dovrebbero mancare!Durante la gravidanza il bisogno di acidi grassi omega 3 aumenta: pesce azzurro, frutta secca e semi oleosi non dovrebbero mancare!

 

Tutto in famiglia

Se sappiamo bene che lo stato di nutrizione della mamma si ripercuote su quello del pargoletto (l’obesità in gravidanza è un forte predittore di obesità infantile), la cosa forse più incredibile è che le modifiche epigenetiche indotte dalla dieta vengono trasmesse alle generazioni future da entrambi i genitori: dunque, anche aspiranti papà, attenzione!

La necessità di mangiare bene e fare movimento, unitamente alla raccomandazione di non bere e non fumare, non dovrebbe essere confinata alla dimensione femminile. Pure le abitudini paterne si riversano sul benessere del bambino, condizionando l’espressione del suo DNA. Ma va detto che lo stile di vita materno è più determinante per lo sviluppo prenatale (d’altronde, i 9 mesi passati in grembo non sono una bazzecola).

Perciò è importante che tutta la famiglia, già prima del concepimento, abbia a cuore quantità e qualità della dieta: visto che la condivisione rende tutto più facile, anche i cambiamenti a tavola possono essere più soddisfacenti e duraturi se coinvolgono entrambi i partners. E poi il piccolo o la piccola, ovviamente!

 

 

Photo Credits: Comune.torino, ChedonnaMelarossa

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.