L’angolo delle curiosità: cambiare dieta…e microbiota!

L’angolo delle curiosità: cambiare dieta…e microbiota!

Ogni modifica delle abitudini alimentari porta con sè numerosi cambiamenti. Alcuni sono più eclatanti (pensiamo alle variazioni di peso – chi si mette a dieta spera sempre di ricevere maggiore clemenza dalla bilancia), altri sono più difficilmente percettibili, ma altrettanto fondamentali per la salute. Tra le trasformazioni invisibili promosse dal rinnovamento delle abitudini a tavola vi sono senza dubbio quelle a carico del microbiota, prezioso alleato che agisce nell’ombra del nostro intestino.

Il termine microbiota, che dovrebbe soppiantare la dicitura flora intestinale (ancora largamente vigente), sta ad indicare la moltitudine di specie e colonie di batteri e altri microrganismi (tra cui funghi e lieviti) che si sono adattati a vivere nel sistema gastro-enterico umano, secondo una relazione pacifica di simbiosi e scambio vantaggioso.

Quando l’equilibrio viene compromesso (come accade ad esempio in caso di SIBO, ricordi? Ne abbiamo parlato qui) ecco che fanno la loro comparsa disturbi di varia natura. Ma non solo costipazione, gonfiore e malessere intestinale possono essere riflesso di un microbiota in scarsa forma, ma persino malattie metaboliche, immunologiche e cardiologiche possono essere conseguenza di un disequilibrio nella nostra popolazione di batteri e microbi.

La colonizzazione intestinale da parte del microbiota inizia in tenera età: tipologia di parto (cesareo vs naturale) e precoci fonti di sostentamento (allattamento al seno vs latte artificiale) sono infatti i primi responsabili dell’impronta microbica di ogni neonato.

Nel corso della vita, però, il microbiota va incontro a vari rimaneggiamenti: stress, farmaci e nutrienti sono alcuni dei fattori con voce in capitolo.

 

La composizione del microbiota dipende da molteplici fattori, tra cui la dieta: nutrire i nostri numerosissimi ed esigenti ospiti richiede una certa premura!

La composizione del microbiota dipende da molteplici fattori, tra cui la dieta: nutrire i nostri numerosissimi ed esigenti ospiti richiede una certa premura!

 

Dieta e microbiota

La dieta è un potente modulatore della composizione del microbiota: la diversità e la numerosità delle diverse specie batteriche presenti nel nostro corpo dipendono anche da quello che mangiamo.

Nonostante ancora tanto sia da scoprire (e la ricerca in questo ambito è davvero fertile), sappiamo che un’alimentazione a difesa del microbiota deve prevedere fibra in abbondanza e alcuni micronutrienti irrinunciabili, come zinco e selenio.

Le fibre, in particolare, sono i substrati ideali per la proliferazione di batteri utili al nostro organismo, come lattobacilli e bifidobatteri. Ecco che una dieta generosa di cereali integrali, frutta, verdura e legumi crea le condizioni favorevoli per lo sviluppo ed il mantenimento di un microbiota felice e prosperoso. Una dieta con queste caratteristiche ci ricorda qualcosa? Certo, la cara dieta mediterranea!

Un piano alimentare carente di fibra, al contrario, può alterare drasticamente la qualità dei nostri ospiti batterici. Se la fonte prediletta di sostentamento non è disponibile, il microbiota può ricorrere ad altri composti, come gli aminoacidi, rilasciando però sostanze potenzialmente dannose e con azione infiammatoria.

 

La dieta occidentale, povera di fibra, può mettere a repentaglio la salute del microbiota.La dieta occidentale, povera di fibra, può mettere a repentaglio la salute del microbiota.

 

Il risultato della modernità

In uno studio molto interessante pubblicato sulla rivista Science un gruppo di ricercatori ha analizzato il microbiota di 350 campioni di feci (forse non è carino parlare di escrementi, ma non si può fare diversamente) di un popolo molto particolare, quello degli Hazda, cacciatori-raccoglitori della Tanzania.

La peculiarità di questo gruppo risiede nella “stagionalità” del regime alimentare: nei mesi umidi la dieta degli Hazda è caratterizzata soprattutto dal consumo di bacche, tuberi e miele, mentre in quelli asciutti principalmente da cacciagione. I campioni di feci sono stati raccolti nel corso di un anno ed hanno permesso di identificare quattro famiglie di batteri sensibili al cambiamento di alimentazione.

Inoltre, i risultati ottenuti dalle indagini sugli Hazda sono stati confrontati con quelli di 18 popolazioni provenienti da 16 paesi differenti. È emerso che il popolo africano possiede un numero maggiore di enzimi batterici specializzati nello smaltimento dei carboidrati ed un numero minore di geni resistenti agli antibiotici rispetto agli abitanti di regioni industrializzate.

Secondo gli autori stessi le differenze riscontrate tra i vari microbiota sarebbero da ricondurre, almeno in parte, al diverso consumo di fibre. Pensiamo che nel mondo “civilizzato” il consumo pro-capite medio di fibre alimentari si aggira intorno ai 15 g al giorno: una vera inezia rispetto ai circa 100 g introdotti dagli Hazda!

 

Bacche e tuberi, raccolti dalle donne, sono una colonna portante della dieta degli Hazda.Bacche e tuberi, raccolti dalle donne, sono una colonna portante della dieta degli Hazda.

Ma niente disperazione: la buona notizia di cui lo studio si fa portavoce è che il microbiota è plastico e reversibile.

E per chi vive in paesi industrializzati riuscire ad aderire alle raccomandazioni nutrizionali, che individuano un fabbisogno giornaliero di fibre di circa 25-30 g al giorno, sarebbe già uno straordinario successo!

 

 

Photo Credits: Scandpg, SuperfoodebenessereBbc

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.