L’angolo delle curiosità: celiachia, se c’entrassero i virus?

L’angolo delle curiosità: celiachia, se c’entrassero i virus?

Della celiachia conosciamo bene le sembianze: i modi in cui si manifesta, le complicanze e le premure alimentari sono tutti aspetti su cui oggi, per fortuna, c’è molta più consapevolezza e cultura. Ciononostante, ancora tanto di questa malattia giace nell’ombra dell’ignoto. Certo, il glutine è il nemico dichiarato, ma perché ad un certo punto un intestino non-celiaco lo diventa? Predisposizione genetica, sì…ma se ci mettesse lo zampino anche un virus?

 

Infarinatura (senza glutine) sulla celiachia

In Italia 1 persona su 100 soffre di celiachia: si tratta del caso di intolleranza alimentare più frequente nel nostro paese. Per qualche causa ancora oscura, le donne sono colpite con una frequenza circa doppia rispetto agli uomini.

La celiachia, sebbene venga definita intolleranza permanente al glutine, è un po’ diversa dalle altre intolleranze: presenta, infatti, una componente autoimmune. Ciò significa che il destino delle cellule dell’intestino tenue (la prima porzione del nostro intestino, quella che presiede all’assorbimento della maggior parte dei nutrienti) è soggiogato ai capricci del sistema immunitario che, in presenza di glutine, attacca e danneggia ciò che normalmente non dovrebbe essere distrutto.

La conseguenza è che gli enterociti, le cellule che popolano la superficie intestinale, non riescono ad assolvere in modo efficace al loro compito. Ecco che subentra il malassorbimento, con tutti i guai ad esso associati: diarrea e disagi “di pancia” sono le manifestazioni caratteristiche, congiuntamente a sintomi generici quali ritardo di crescita nei bambini, perdita di peso e spossatezza. Ma vi sono anche tutta una serie di segnali che esulano dal tratto enterico (e per questo sono definiti extra-intestinali): anemia, afte del cavo orale, dermatiti, osteoporosi e disturbi della fertilità sono alcuni esempi.

 

L'unica terapia disponibile per la celiachia è la dieta senza glutine: numerosi alimenti sono naturalmente privi di questa proteina e possono assicurare una dieta varia e sana. L’unica terapia disponibile per la celiachia è la dieta senza glutine: numerosi alimenti sono naturalmente privi di questa proteina e possono assicurare una dieta varia e sana.

 

La predisposizione genetica alla celiachia è nota da tempo (sin dal 1972) e sono state individuate alcune varianti alleliche (ovvero alcune “versioni” di specifiche sequenze di DNA) associate allo sviluppo di malattia. La tipizzazione dei geni HLA, quindi, permette  di individuare chi è suscettibile all’insorgenza del morbo celiaco: i fattori di rischio sono rappresentati da DQ2 e DQ8 che, a seconda delle combinazioni, possono aumentare il rischio di celiachia fino a 14 volte rispetto alla popolazione generale.

Non è comunque detto che in caso di test genetico di suscettibilità positivo la malattia compaia (quasi il 40% della popolazione presenta i geni DQ2 o DQ8), ma potrebbe (circa il 3% dei soggetti portatori di DQ2 o DQ8 svilupperà la malattia celiaca). E cosa scatena, dunque, la furia del sistema immunitario in un soggetto predisposto? L’incertezza (per il momento) regna sovrana, ma la ricerca scientifica fa passi da gigante e sono state avanzate ipotesi davvero illuminanti.

 

Galeotto fu…il virus?

Il glutine, di per sé, è una molecola proteica piuttosto ingombrante e più difficile di altre da digerire.

Di base, il nostro sistema immunitario – enormemente concentrato a livello intestinale, dal momento che proprio lì c’è più bisogno di lui – è un vigilante scrupoloso e attento, capace di selezionare con cura le molecole in ingresso. Le proteine “buone”, ad esempio quelle dei cibi, vengono etichettate come innocue per l’organismo, mentre quelle “cattive”, prodotte ad esempio da virus o batteri, generano una risposta di allarme con cui il corpo si appresta alla lotta di difesa.

In chi soffre di celiachia – come accade nel corso di altre malattie autoimmuni – questo meccanismo selettivo va incontro ad avaria. Il sistema immunitario comincia a reagire in modo brusco verso elementi che, in circostanze normali, possono entrare indisturbati nel nostro organismo. E diversi fattori, tra cui alcune infezioni virali, potrebbero fungere da miccia.

Già in passato vennero osservati alcuni fenomeni peculiari. Ad esempio, che i celiaci sono colpiti più dei non celiaci da alcuni virus. O che in popolazioni con predisposizione genetica alla celiachia simile e consumo di grano simile, ma condizioni igienico-sanitarie differenti, l’incidenza di celiachia è assai diversa. Emblematico è il caso delle regioni adiacenti della Carelia russa e della Carelia finlandese: gli abitanti del versante finlandese della Carelia – l’area più moderna e benestante – si ammalano molto di più di celiachia!

Ovviamente tutte queste osservazioni non bastano per individuare un nesso di causa-effetto. Semmai, possono costituire un buon punto di partenza per indagare a fondo la questione e vederci più chiaro. E difatti uno studio, pubblicato lo scorso anno su Science, ha illustrato alcuni meccanismi biologici che rendono plausibile un legame tra infezioni virali e insorgenza della celiachia.

 

L'infezione da reovirus è diffusa in tutto il mondo, specialmente tra i bambini.L’infezione da reovirus è diffusa in tutto il mondo, specialmente tra i bambini.

 

Nell’esperimento è stato osservato che le infezioni mediate da un ceppo di reovirus – un gruppo di virus relativamente innocui e che normalmente sono eliminati senza difficoltà dal corpo – portano ad una risposta immunitaria alterata nei confronti del glutine (senza però sfociare in un vero e proprio quadro di celiachia) a patto che questo venga assunto in concomitanza dell’infezione.

I ricercatori hanno ipotizzato che in qualche modo il reovirus sia in grado di confondere il sistema immunitario dell’ospite. In altre parole, la risposta immunitaria inizialmente indirizzata nei confronti del reovirus verrebbe deviata e mantenuta verso il glutine. E così il glutine finirebbe per essere trattato non come un’innocua proteina alimentare, bensì come pericoloso patogeno.

Dunque, sarebbe questo incontro simultaneo di virus e glutine con il sistema immunitario a creare disguidi: nei soggetti geneticamente predisposti si ipotizza che questa sfortunata coincidenza  possa creare le condizioni perché si manifesti la patologia celiaca. Ma questo non significa che tutti i casi di celiachia siano stati innescati da virus. O che sia sufficiente l’infezione virale.

La strada verso la piena comprensione della celiachia è ancora tortuosa, ma questo esperimento è davvero importante perché fa luce su uno dei possibili fattori ambientali coinvolti (ricordiamo che la celiachia è una malattia a causa multifattoriale). Chissà che nuove frontiere di intervento non possano presto modificare la storia di questa malattia.

 

 

Photo Credits: ThepediablogGazzettinodelchiantiHealthline

 

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Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.