L’angolo delle curiosità: insetti a tavola anche in Europa

L’angolo delle curiosità: insetti a tavola anche in Europa

Quando pensiamo allo street food, forse un grillo fritto non è proprio la prima leccornia che ci viene in mente. Eppure, circa 2 miliardi di persone – ovvero un terzo della popolazione del nostro pianeta – consuma abitualmente insetti. E non si tratta sempre e solo di necessità (dall’altarino occidentale si fa presto a giudicare e a ritenere gli insetti l’unica arma di difesa contro povertà e fame), ma di un vero e proprio piacere.

Certo, a noi può risultare molto difficile concepire il “gusto” di mangiare insetti. Non a caso, l’antropologo Claude Lévi-Strauss ci ricorda che un cibo deve essere prima di tutto “buono da pensare”. In realtà, già in alcune regioni di Italia gli insetti fanno in qualche modo parte di piatti tradizionali; pensiamo al casu marzu, il formaggio sardo che accoglie le larve di Piophila Casei.

Nel contesto attuale molto sensibile alla riscoperta e valorizzazione del passato (ma quanto passato deve essere questo passato idilliaco?), dovremmo ricordare che quando eravamo raccoglitori e cacciatori abbiamo mangiato insetti per molto tempo, e persino i nostri antenati più vicini – antichi Greci e Romani – non disprezzavano affatto queste creature.

 

I “novel food”

Gli insetti, da gennaio 2018, fanno la loro comparsa in scena sulle tavole di Europa.

Gli insetti, da gennaio 2018, fanno la loro comparsa in scena sulle tavole europee.

A gennaio 2018 il regolamento approvato nel 2015 sui “novel food” è divenuto operativo. Tra i nuovi alimenti si annoverano prodotti con una struttura molecolare nuova, alimenti ottenuti da colture di cellule e da tecniche produttive non convenzionali, ma tutti i riflettori sono puntati su di loro: gli insetti.

D’ora in poi sarà possibile tenere in dispensa e portare nel piatto 17 specie di insetti commestibili, tra cui vermi (dal Mopane al Verme Agave), formiche (le Hormigas Culonas pare sappiano di pistacchio), millepiedi, grilli (reperibili anche nelle vesti di farina), coleotteri e cavallette (per citarne alcuni). Tuttavia, nel mondo sono considerate edibili circa 1.900 specie di insetti; volendo, la strada da percorrere è ancora lunga!

E la tutela della salute? C’è sempre l’EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma, ad essere preposta al monitoraggio; il consumatore potrà dormire sonni tranquilli. Ma lo sviluppo di un settore di produzione europeo – già in Belgio, Olanda e Francia è attiva la filiera degli insetti – potrà garantire un maggiore controllo.

Già diverse aziende europee hanno investito in ricerca e produzione in questo interessante e promettente campo; di pari passo, numerosi (e lungimiranti) chef si sono dedicati con passione e creatività alla realizzazione di piatti sostenibili per entomofagi: spaghetti con salsa di api, tortine ripiene di ragni, spiedini, hamburger, pizza e biscotti con insetti sono alcune delle nuove specialità.

 

Chi trova un insetto trova…tanti nutrienti!

In 10 grammi di grillo troviamo 12,9 grammi di proteine (l’equivalente contenuto in due uova) e 78,8 mg di calcio (la stessa quantità che troviamo in poco più di mezzo vasetto di yogurt). Mica male!In 10 grammi di grillo troviamo 12,9 grammi di proteine (l’equivalente contenuto in due uova) e 78,8 mg di calcio (la stessa quantità che troviamo in poco più di mezzo vasetto di yogurt). Mica male!

Per gli addetti ai lavori, gli insetti appaiono una soluzione da accogliere a mani giunte per far fronte all’ingente e sconsiderato sfruttamento di risorse. In un pianeta che nel 2050 potrebbe ospitare una popolazione di oltre 9 miliardi di esseri umani, gli insetti si rivelano una fonte sostenibile di proteine, fibre e micronutrienti (calcio, ferro, vitamine del gruppo B e persino omega 3!).

La FAO – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura – afferma che gli insetti sono molto efficienti di altri organismi nel convertire ciò di cui si cibano in massa proteica. Inoltre, l’allevamento di insetti ha un impatto più felice sulle riserve idriche, richiede meno terreno e produce meno gas serra. Chissà poi che gli insetti non possano aiutarci anche a smaltire i rifiuti organici. Ciò che è certo, è che gli insetti sono una fonte alimentare a basso impatto ambientale.

 

Questione di prospettiva

Secondo Coldiretti, la maggior parte degli italiani è contraria al consumo di insetti; ma se ci pensiamo, il loro aspetto non è poi così diverso da quello di essere viventi convenzionalmente accettati a tavola!Secondo Coldiretti, la maggior parte degli italiani è contraria al consumo di insetti; ma se ci pensiamo, il loro aspetto non è poi così diverso da quello di essere viventi convenzionalmente accettati a tavola!

Se ci pensiamo, trovare ripugnante l’idea di rifocillarsi con gli insetti è tutta una questione di prospettiva culturale. D’altronde, nessuno di noi troverebbe strano (al massimo, poco gradevole) il consumo di lumache o gamberi. Pur non appartenendo al mondo degli insetti (ma non vogliamo perderci in disquisizioni tassonomiche), non può sfuggire che queste creature – legittimate dalla nostra tradizione gastronomica – condividano molte delle fattezze e caratteristiche “disgustose” che siamo pronti ad imputare agli insetti. Zampette, antenne e consistenze mollicce già popolano i nostri piatti e, in alcuni casi, siamo disposti a pagarli a caro prezzo: molluschi e crostacei, visti da vicino, non appaiono poi così diversi da alcuni insetti.

Inoltre, in un mondo che ha tanto bisogno di sostenibilità e riconciliazione, le barriere culturali possano divenire sempre meno ingombranti anche attraverso il gusto e la condivisione della tavola. E tante volte l’apertura alla diversità, oltre a rappresentare una straordinaria occasione di scoperta e di crescita, ci ricorda quanto sia ottuso e paralizzante il rimanere ancorati ad un passato idealizzato.

A ben vedere, l’atteggiamento di diffidenza e di difesa a spada tratta della “tipicità” italiana forse dimentica che alcuni prodotti che oggi riteniamo “tipici” hanno in realtà radici molto lontane, lontanissime. Se i nostri predecessori fossero stati altrettanto ciechi, la nostra cucina di oggi avrebbe un aspetto molto diverso: cosa ne sarebbe di noi senza il pomodoro?

Sperimentare è alla base di ogni conoscenza e progresso: pronti ad accogliere questa sfida?

 

 

Photo Credits: Donnamoderna, MarxfoodInsetticongusto

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestEmail this to someoneShare on LinkedInShare on TumblrShare on Google+Print this pageShare on Reddit

Commenti

commenti

Giulia Pieri

Giulia Pieri

Dietista per professione e buongustaia per vocazione, da brava romagnola DOC qual sono adoro il cibo in tutte le sue forme (soprattutto se cucinato da qualcun altro, vista la mia irreparabile goffaggine ai fornelli). Cosa mi piace del mio lavoro? Trovo affascinante la straordinaria complessità di intrecci biologici, psicologici e culturali alla base di un gesto apparentemente tanto semplice come il nutrirsi: il cibo è molto più di un bisogno organico, è un potente evocatore di ricordi, legami affettivi e tradizioni. Solo una visione a tutto tondo del delicato rapporto uomo-cibo, sostenuta dalla voglia instancabile di esplorare e dalla capacità di rinnovare lo stupore di fronte alle scoperte, può garantire il raggiungimento del benessere. Oltre alla dietista, c'è una persona che ama i temporali estivi e i libri di carta, un'appassionata di bische clandestine di giochi di società e un'ascoltatrice ossessiva compulsiva di musica rock (ma che non esita un attimo a sciogliersi alle dolci note di un pianoforte). Il profumo di una torta che aleggia per casa e il calore del mio adorato cane accoccolato ai miei piedi sono per me la cornice della felicità.